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Greenstream, gas difficile tra Libia e Sicilia
di Rosario Battiato

Ieri la notizia sul rapimento di quattro italiani in un’area strategica per l’energia nazionale attraverso i tubi che approdano a Gela. Dal gasdotto dell’Eni prima della guerra libica passava il 20% del gas nazionale, oggi solo la metà

Tags: Libia, Sicilia, Gas, Greenstream, Eni, Gela



PALERMO – C’è una matassa energetica da sbrogliare nell’area libica. L’ultimo rapimento dei quattro tecnici italiani nella zona di Mellitah, presso alcuni impianti petroliferi nord-africani, dove lavoravano per la società Bonatti di Parma, general contractor nel settore oil and gas, è l’ennesimo atto compiuto nei confronti dell’Italia in un’area particolarmente delicata per le infrastrutture energetiche dell’intera Europa.  

Stando agli ultimi dati riportati dal rapporto Energia della Regione, diffuso lo scorso gennaio, nel 2013 il “gas importato in Italia dalla Libia e dall’Algeria è stato rispettivamente circa il 9,2 % ed il 20,1% del totale nazionale importato (complessivamente in calo rispetto al 2012, anno in cui era stato il 30,3% per Mazara del Vallo e appena il 3,3% per Gela), per complessivi 18.164,6 milioni di Smc”.

Per l’Algeria il vistoso calo tra il 2012 e il 2013 (-39,6%) è da attribuire (fonte Relazione annuale Aeeg 2014) agli “effetti delle revisioni dei volumi pattuiti nei contratti di fornitura in essere con alcuni importatori italiani (Eni, Edison ed Enel), ed in parte anche all’instabilità del quadro socio-politico nei Paesi del Nord Africa, che ha causato numerose interruzioni dei flussi di gas (e di petrolio) verso l’Italia”.

Per la Libia il problema è legato ai blocchi del metanodotto Greenstream a causa dei continui scontri tra il governo libico e i ribelli. Tra il 2012 e il 2013 l’Italia, e quindi la Sicilia tramite Gela, ha ricevuto 766 milioni di Smc in meno rispetto al 2012. Il dato è ancora più evidente se prendiamo in considerazione i flussi pre-crisi del 2011 quando i quantitativi importati erano stati di 9410 milioni di Smc. Un crollo compensato dall’aumento delle importazioni dalla Russia che nel 2013 è divenuta il primo Paese importatore con la quota del 38%. Un allarme confermato nei giorni scorsi anche da Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, che, intervistato da Radio Capital sull’importanza del gasdotto di Mellitah, ha riportato come l’infrastruttura rappresenti “l’unica fonte di approvvigionamento insieme al gas russo, prima dei disordini in Libia, copriva il 20 per cento del nostro consumo, attualmente solo il 10”. 

Il Greenstream è il più grande metanodotto sottomarino in esercizio nel Mediterraneo, sui cui fondali, per una lunghezza di 520 km, si posa fino a raggiungere una profondità che supera i 1.100 metri. È stato realizzato nei primi anni del 2000 e approda al terminale di Gela, in Sicilia, sulla spiaggia a est della raffineria che ormai l’Eni ha deciso di riconvertire in centro di produzione di biocarburanti. Attualmente fornisce all’Europa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, due miliardi soltanto per l’Italia. L’infrastruttura appartiene a una società mista composta da Eni e dall’agenzia petrolifera libica National Oil Corporation (Noc) ed è uno dei due metanodotti che collegano l’Italia al Nordafrica (l’altro è il gasdotto con l’Algeria). Attualmente è al centro del conflitto libico, perché punto strategico anche per le trattative con le altre parti interessate nella vicenda. Dopo i fatti del 2011 è stato bloccato per due volte dall’Eni che ha deciso di fare rientrare il proprio personale in Italia.

A complicare ulteriormente la situazione, visto che nell’area si concentrano interessi confliggenti e molteplici, ci sono i dubbi sul gruppo che sarebbe alla base del sequestro dei quattro italiani. Lo ha confermato ieri il ministero dell’Interno libico di Tobruk, in riunione dopo il rapimento dei quattro italiani a Mellitah. In mattinata, invece, erano state le fonti di Al Jazeera ad ipotizzare che gli autori del sequestro potessero essere elementi vicini alle milizie tribali.

Articolo pubblicato il 21 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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