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Quotidiano di Sicilia

Nel 2014 spesa pubblica alle stelle in Sicilia
di Serena Giovanna Grasso

Secondo il rapporto “Le economie regionali” della Banca d’Italia, il 67,7% della spesa pubblica è riservato a Regione e Asl. In termini procapite si tratta di 3.578 €, di cui 1.187 € destinati solo al pagamento del personale (5,9 miliardi di € complessivamente), 200 € in più rispetto al valore medio nazionale (987 €)

Tags: Spesa Pubblica, Sicillia, Regione Siciliana



PALERMO – Che gli importi destinati alla spesa pubblica fossero abbastanza salati non è affatto una novità, ma a darcene ulteriore conferma interviene il rapporto “Economie regionali – L’economia della Sicilia” pubblicato lo scorso 18 giugno dalla Banca d’Italia. Infatti, in base a elaborazioni su dati dei Conti pubblici territoriali (Cpt), la spesa pubblica primaria delle Amministrazioni locali siciliane nel triennio 2011-13 è stata pari a 3.578 euro pro capite ed è cresciuta a un tasso medio annuo dello 0,6%: in particolar modo, il grosso della spesa è destinata alla Regione e alle Asl (67,7%), segue la spesa per i Comuni (24,4%) e più marginalmente quella riservata alle Province (2,8%). Ancor più nello specifico, rileviamo come questi 3.578 euro siano composti da 3.091 euro di spesa corrente primaria e da 487 euro di spesa in conto capitale.

Una grossa quota della spesa è destinata al personale delle amministrazioni: in base alle elaborazioni svolte dalla Banca d’Italia sui recenti dati della Ragioneria generale dello Stato, dell’Istituto nazionale di statistica e del ministero della Salute nell’Isola la suddetta spesa ammonta a 5,9 miliardi di euro, 1.187 euro in termini procapite, ovvero quasi 200 euro in più rispetto alla media nazionale (983 euro). Naturalmente la composizione di questa spesa segue lo schema anzidetto: dunque, ben 3,9 miliardi di euro sono destinati al personale impiegato nella Regione e negli Enti sanitari (797 euro a livello pro capite), 1,7 miliardi al personale comunale (345 euro pro capite) ed infine 228 milioni di euro a livello provinciale (46 euro pro capite).

Inutile non gridare allo spreco. Si tratta di una differenza tutt’altro che indifferente, determinata dall’estremamente eccessivo ancor prima che elevato numero di addetti: infatti, mentre a livello nazionale si contano 200 unità ogni 100 mila abitanti, nell’Isola tale proporzione sale a quota 217 ogni 100 mila abitanti. A determinare una tale presenza di personale occupato nella pubblica amministrazione è certamente è un differente modello organizzativo accompagnato da  un differente processo di esternalizzazione di alcune funzioni e di modelli di offerta, in particolar modo in ambito sanitario sui quali può incidere in modo significativo l’entità del ricorso a enti convenzionati e accreditati.

Tutt’altra storia riguarda gli investimenti, ridotti sempre più all’osso. Infatti, nel corso del triennio 2011 – 2013 si è assistito ad una contrazione della suddetta spesa pari a 3,7 punti percentuali. Riferendoci esclusivamente all’anno 2013, osserviamo come la spesa destinata agli investimenti rappresenti solo l’1,9% del prodotto interno lordo (in contrazione rispetto al 2,2% del 2012), ovvero lo 0,7% in meno rispetto a quella italiana. Nel 2013, cresce sensibilmente la quota di spesa per investimenti riservata ai Comuni: si tratta del 43,3% della spesa per investimenti totale, contro il 31,3% del 2012; solo di una manciata di punti percentuali inferiore rispetto a quella destinata alla Regione e alle Asl (46,2%), anche in questo caso quote marginali sono destinate alle Province (5,7%).

Infine, concludiamo con una nuova contrazione assai drastica tutta ai danni degli investimenti: infatti, in base a informazioni tratte dal Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici (Siope), nel 2014 gli investimenti delle Amministrazioni locali della Sicilia sono ulteriormente diminuiti del 12,9%.
 

 
Per la sanità 8,6 miliardi di euro all’anno e qualità dei servizi sotto lo standard
 
PALERMO - Una quota assai consistente della spesa pubblica è quella riservata al servizio sanitario, comparto costatoci nel 2013 ben 8,6 miliardi di euro, valore assolutamente in linea rispetto ai precedenti due anni oggetto di considerazione del rapporto della Banca d’Italia. Mentre a livello nazionale la spesa subiva una leggerissima contrazione: infatti,si è passati dai 112,9 miliardi del 2011 e 2012 ai 111,9 miliardi di euro del 2013.

Rispetto alle quattro componenti della spesa in ambito sanitario, l’aumento più significativo è stato osservato in merito ai costi della gestione diretta (+1,9% rispetto al 2012). Mentre la riduzione degli oneri per il personale (-1,4 per cento) è stata più che bilanciata dall’aumento della spesa per beni e servizi. Infine, la spesa per i medici di base ha subito un incremento pari allo 0,8%.

Si tratta di costi estremamente rilevanti ed elevati, purtroppo non supportati da un’altrettanto elevata qualità delle prestazioni e servizi erogati. Infatti, dalle periodiche rilevazioni operate dall’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) emergono dati preoccupanti. Infatti in Sicilia, rispetto ai quattro indicatori considerati, quello inerente al tasso di mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto miocardico acuto tra il 2010 e il 2012 subisce un lieve incremento (dal 10,5% al 10,9%); al contrario, a livello nazionale si assiste ad una contrazione (dal 10,2% al 9,8%). Per quel che inerisce gli ulteriori tre indicatori (tasso di cesarei sul totale dei parti, proporzione di ricoveri per colecistectomia laparoscopica e tasso di fratture del femore operate entro due giorni), nell’Isola è possibile avvisare dei miglioramenti, purtroppo però  ancora troppo contenuti rispetto a quelli riscontrati a livello nazionale.

In particolar modo, ancora troppo elevato è il numero di tagli cesarei, tendenzialmente più pericolosi poiché si tratta di una vera e propria operazione chirurgica a cui ricorrere solo in casi estremi e non come prassi: in Sicilia quasi un parto su tre è cesareo (31,6%), mentre in Italia uno su quattro (25,8%).

Proprio per queste ragioni, dalla Sicilia fugge un’assai consistente quota di pazienti verso il Settentrione. Superfluo aggiungere che sono in pochissimi i pazienti che giungono nell’Isola per ricevere le cure, determinando un saldo negativo pari al 4,3%.
 


Diminuiscono i posti letto si allungano le attese
 
Sulla qualità delle prestazioni possono incidere anche fattori strutturali; tra questi riveste una particolare rilevanza la dotazione di posti letto e di personale. Nel 2014 il numero di posti letto per 1.000 abitanti, calcolato senza tener conto della mobilità territoriale, era pari in regione a 3,27, valore inferiore a quello standard di riferimento stabilito a livello nazionale (3,7). In particolar modo, la riduzione più accentuata del numero dei posti letto è stata registrata nel triennio 2007-2010 (-3,6%), rispetto a quanto avvenuto nel corso del quadriennio successivo (-1,9%).
Al calo dei posti letto si è associato in regione un lieve aumento dei tempi di attesa. In base alle elaborazioni della Banca d’Italia su dati del ministero della Salute, l’attesa media per interventi per acuti in regime ordinario, pari a 26,9 giorni nel 2013, è cresciuta di 1,4 giorni rispetto al 2010; il peggioramento ha interessato la gran parte delle aree cliniche.

Articolo pubblicato il 21 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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