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L’emergenza sangue non va in ferie
di Giorgia Lodato

“Negli ultimi cinque mesi c’è stato un lieve calo, ma la situazione potrebbe peggiorare”. Salvatore Mandarà, presidente regionale Avis: “In Sicilia non ci sono interlocutori seri”

Tags: Salvatore Mandarà, Sangue, Avis



PALERMO - I mesi estivi sono quelli in cui l’emergenza sangue cresce a dismisura. Gli incidenti sulle strade, le operazioni chirurgiche: i malati non “vanno in ferie”. C’è bisogno di sangue, c’è bisogno di donatori e spesso le campagne di sensibilizzazione non bastano a soddisfare la richiesta sempre crescente.
Salvatore Mandarà è tecnico di analisi di laboratorio di sangue e volontario da oltre 30 anni. Da due anni è presidente regionale dell’Avis e conta 155 donazioni di sangue. Uno tra i pochi in Italia ad aver superato la soglia delle 150.

Presidente come commenta gli ultimi dati sulle donazioni di sangue in Sicilia?
“Negli ultimi 5 mesi c’è stato un lieve calo, ma mancando circa 15 associazioni in tutta la regione, specie in città carenti dal punto di vista delle donazioni come Messina, Palermo e Catania, temo che la situazione peggiorerà presto. Le associazioni in Sicilia che operano per la raccolta del sangue sono 120 e sono orgoglioso di dire che Avis nel 2014 ha contribuito a donare sangue ai centri trasfusionali per oltre il 70% di quello che serviva. Servono 200.000 sacche di sangue l’anno e Avis ha superato le 120.000.
Quest’anno, però, serve un po’ più di sangue e siamo preoccupati perché manca l’assessore e siamo costretti a confrontarci con gente che fa business attraverso la spending review. Da qualche mese inoltre non abbiamo interlocutori seri a cui sottolineare le nostre necessità e se non avessimo rifondato il Centro regionale sangue, che si confronta con il Centro nazionale, avremmo avuto oggi una forma di associazionismo allo sbando, grandi carenze di globuli rossi e avremmo continuato a rimandare le trasfusioni per la mancanza di sangue, un fatto inaccettabile nel 21° secolo”.

Come far comprendere alle persone l’importanza di donare?
“Abbiamo una responsabilità enorme e non ci danno né gli strumenti – e non per forza economici– né azioni concrete per promuovere le donazioni e chiedere a cittadini di fare questo gesto. Quando il sangue non basta lo si acquista da altre regioni. è capitato che lo abbiamo acquistato dall’Emilia Romagna e ciò vuol dire pagarlo oltre il fattore donazionale”.

Chi dona di più?
“La classe di età media dei donatori va dai 35 ai 45 anni. Stiamo cercando di puntare su quella 18-35 e per questo anche il vincitore di ‘Sanremo Giovani’, Giovanni Caccamo, ha fatto da testimonial nella campagna di sensibilizzazione. Il sangue dei ragazzi è più pulito e sano e loro possono permettersi di fare il doppio delle donazione di sangue rispetto ai più grandi”.

Cosa si può fare per migliorare la situazione?
“Sto cercando di concludere un accordo con i medici di famiglia. Il loro ruolo è importante perché se gli diamo la possibilità di ricevere dai donatori i risultati delle loro analisi avremmo 100.000 cittadini siciliani sempre sotto controllo. Devo dire che la solidarietà è consolidata in Sicilia, c’è maggiore consapevolezza e c’è anche qualcuno che si offre di pagare qualche fattura. C’è bisogno, però, di una politica sanitaria seria e capace di affrontare con determinazione i problemi. O Crocetta cambia rotta e risponde alle esigenze del volontariato o si scontrerà con le varie associazioni che gridano al problema già da tempo”.

In Inghilterra stanno facendo studi sul sangue artificiale, riproducibile in laboratorio, per risolvere il problema della mancanza di donatori. Qui potrebbe essere una strada percorribile?

“Siamo lontani anni luce dalla produzione di sangue plastico. Se in Inghilterra otterranno risultati sarebbe un grande passo avanti per il problema, anche perché lì hanno ancor più bisogno di sangue. Da noi le donazioni rientrano nell’ambito del volontariato, ma in alcuni Paesi, tra cui la Germania, danno un rimborso economico. Il sangue è, come l’acqua, un diritto del cittadino e non può avere costi. Le persone vorrebbero sapere a chi va il loro sangue, ma è sbagliato perché questo gesto si basa su tre principi che sono l’etica, la gratuità e l’anonimato”.

Articolo pubblicato il 21 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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