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Siciliani tartassati, +222 euro per tributi locali rispetto al 2011
di Serena Giovanna Grasso

Banca d’Italia: nell’Isola una famiglia con profilo simile a quello italiano versa complessivamente in tasse locali 1.915 € l’anno. Oltre il 50% delle imposte destinate al pagamento dell’Irpef, valore superiore a quello medio a causa del disavanzo sanitario

Tags: Irpef, Iva, Irap, Imu, Tasse



PALERMO – Dopo “Irpef, Iva e Irap contribuiscono per metà al totale entrate correnti della Regione” dello scorso 15 luglio, torniamo ad occuparci della materia tributaria, stavolta concentrando la nostra attenzione sul prelievo fiscale locale. La fonte di cui ci avvarremo è la medesima, ovvero il rapporto “Le economie regionali – L’economia della Sicilia” pubblicato lo scorso 18 giugno dalla Banca d’Italia. Molteplici sono gli ambiti in cui si manifesta l’aggravio delle imposte locali: ovvero, il reddito, i consumi, il patrimonio immobiliare e il possesso dell’autovettura. Imposte che senz’altro incidono sulla disponibilità economica delle famiglie, determinando una minore o maggiore propensione ai consumi. Ma vediamo nel dettaglio in che misura i tributi incidono.

Al fine di consentire un confronto omogeneo fra le scelte delle aliquota degli enti, la Banca d’Italia ha individuato tre tipologie standard di famiglie con caratteristiche di composizione e di capacità contributiva identiche sul territorio nazionale: la famiglia A con un profilo simile a quello medio italiano (composta da due adulti lavoratori dipendenti con reddito annuo complessivo imponibile ai fini Irpef di 43.000 euro e da due figli minorenni, proprietaria dell’abitazione di residenza e dell’autovettura); la famiglia B con caratteristiche di capacità contributiva superiori alla media (composta da due adulti e un figlio minore, con un reddito complessivo imponibile di 113 mila euro annui derivante perlopiù da libera professione, proprietaria dell’abitazione di residenza e dell’autovettura); infine, la famiglia C con caratteristiche di capacità contributiva inferiori alla media (costituita da un pensionato con un reddito annuo imponibile ai fini Irpef di 18.000 euro, proprietario di un’abitazione e privo di automobile).

Specifichiamo inoltre che le differenze sulle somme contributive versate dalle famiglie dipendono sia dalla struttura economica del nucleo, come precedentemente evidenziato, sia dalle differenti aliquote imposte dagli enti locali, ad ogni modo sempre contenute all’interno dei limiti prescritti dal legislatore nazionale.

Nel 2014 la famiglia A ha sborsato in media 1.915 euro per il complesso delle imposte locali (ossia il 4,4% del reddito imponibile), 222 euro in più rispetto al triennio 2009 – 2011 (aumento doppio rispetto a quello rilevato in Italia); la famiglia B è costretta a cedere a 7.891 euro, un valore ben superiore rispetto alla media nazionale a causa della maggiorazione dell’aliquota Irap, della Tari e delle addizionali comunali Irpef più alte; mentre infine la famiglia C ha versato agli enti locali in media 889 euro.

In generale, rileviamo come oltre la metà del prelievo totale sia destinata all’Irpef: infatti, in Sicilia la famiglia A versa annualmente 1.100 euro per l’Irpef, valore superiore alle altre circoscrizioni territoriali a causa dell’elevata aliquota regionale applicata a seguito del processo di rientro dal disavanzo sanitario iniziato nel 2007 e recentemente alla destinazione di tali somme a copertura delle anticipazioni connesse al pagamento dei debiti commerciali della Regione.

Un terzo del valore delle imposte locali è destinato alle tasse sulla casa: nel 2014 la famiglia A ha sborsato circa 550 euro per l’abitazione principale, di cui 414 euro destinati al servizio di smaltimenti di rifiuti, importo sensibilmente superiore rispetto a quello rilevato nelle altre regioni. In particolar modo, per quel che inerisce l’imposta sui rifiuti, esborsi superiori rispetto alla media regionale si rilevano a Siracusa e Trapani: nello specifico, proprio a Trapani questa tassa nel periodo compreso tra il 2012 e il 2014 è aumentata del 61,9% rispetto al triennio precedente.

Infine, per quel che riguarda esclusivamente l’imposta sull’abitazione principale, le differenze negli esborsi scaturiscono dalla rendita catastale: così, a Messina e Catania l’entità del prelievo supera di quasi il 20% la media nazionale.

Articolo pubblicato il 22 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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