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Quotidiano di Sicilia

"Commissariare la Regione siciliana". Il QdS citato da Stella sul Corriere della Sera
di Antonio Leo

Il riferimento è all’inchiesta pubblicata giovedì 16 luglio contenente tutti i numeri del disastro del governo Crocetta. Il giornalista: “Assurdo pensare che la colpa sia solo del presidente. E' l’intera classe politica che ha fallito”

Tags: Gian Antonio Stella, Regione Siciliana, Ars, Rosario Crocetta



PALERMO - Commissariare la Regione siciliana ai sensi dell’art. 126 della Costituzione, cioè per gravi violazioni di legge. Quali? Su tutti, l’art. 8 dello Statuto, il quale prevede che i deputati giurino di esercitare le funzioni con il solo scopo “del bene inseparabile dell’Italia e della Sicilia”.

Il QdS l’ha ribadito con forza lo scorso giovedì  16 luglio, un giorno che Crocetta ricorderà bene per la nefanda intercettazione pubblicata dal settimanale L’Espresso e poi smentita dalla Procura di Palermo.

Una casualità che però non sposta di una virgola la questione: il presidente non deve dimettersi per una frase che non sarebbe mai stata pronunciata, quanto per incapacità manifesta. Una condotta che fa il paio con quella dei suoi predecessori e oggi lascia macerie: -15% del Pil tra il 2008 e il 2014, un tasso di disoccupazione al 23%, oltre metà dei giovani senza un’occupazione.
È l’intera classe dirigente che ha fallito, a che serve tornare a votare? Lo abbiamo chiesto a Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera, autore di numerosi libri-inchiesta sugli sprechi perpetrati anche dalle autonomie, specie quella siciliana.

Come lo vedi un lungo commissariamento della Regione siciliana, magari fino al 2016?
“Premetto di non sapere se sia possibile arrivare a un commissariamento. In ogni caso, se io fossi siciliano sarei furibondo con la vostra classe politica. Crocetta ha commesso una serie di errori che sono sotto gli occhi di tutti. Però che adesso venga fuori che sia tutta colpa sua è assurdo: la destra ha governato per moltissimo tempo, lasciando dei disastri. Per cui come minimo le responsabilità vanno ripartite tra tante componenti della società siciliana. Che partono anche dal sindacato, il quale nella formazione ha avuto un ruolo molto importante”.

La colpa è dello Statuto autonomista?
“La classe politica siciliana non ha mostrato la capacità di usare l’autonomia nel modo giusto, una revisione è indispensabile. E non vale solo per la Sicilia. Sgombriamo il campo da ogni sospetto di supponenza settentrionale: va rivista anche l’autonomia della Valle d’Aosta, del Friuli e della Sardegna.  Sull’autonomia dell’Alto Adige ci sono delle questioni internazionali”.

Dunque commissario sì o no, in Sicilia?
“Io credo che puoi mettere il commissario anche per un anno o due, che sistema  alcune cose in sospeso, ma poi torni al voto con che legge? Con questa? È da pazzi!”

Cioè con una legge che ha permesso a Crocetta di essere eletto con il 13% degli aventi diritti al voto…
“È proprio la ragione della debolezza di Crocetta. Io credo sia una persona per bene, anche se talvolta un po’ pasticciona. Se lui avesse avuto la possibilità di governare almeno con il 53% dei seggi la situazione forse sarebbe stata diversa. Ma ve li immaginate Napoleone o Churchill governatori della Sicilia? Con una legge elettorale come questa sarebbe ingovernabile anche la Finlandia, la Svezia”.

La classe dirigente però ha gravi responsabilità, al netto della legge elettorale.
“Io capisco l’insofferenza dei siciliani, che ogni giorno magari dicono ‘basta, commissariatela e non se ne parla più’. Però i problemi complessi non hanno soluzioni semplici. Sicuramente il governo deve mettere mano alle autonomie delle regioni. Dubito che questo Parlamento siciliano sia in grado di darsi una legge elettorale diversa”.

Articolo pubblicato il 23 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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