Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Riforma Pa Madia non applicabile in Sicilia
di Carlo Alberto Tregua

L’Autonomia difende i privilegiati
 

Tags: Pubblica Amministrazione, Madia, Riforma



La Camera ha approvato in prima lettura la riforma della Pubblica amministrazione. Senza entrare al suo interno, abbiamo l’impressione che si tratti di una riforma timida, perché non ribalta i principi negativi su cui la burocrazia italiana ha basato la propria azione, disastrando l’Italia.
Se si chiede a qualunque cittadino italiano quale sia la causa peggiore dell’attuale situazione socio-economica del Paese, risponderà senza esitazione: la burocrazia. E così farebbero imprenditori, professionisti, sindacalisti,  consumatori e altri.
Tuttavia, nella riforma, seppur timidamente, sono stati inseriti i valori di merito; è stato ampliato il silenzio-assenso che obbligherà i dirigenti a esprimersi in tempi relativamente brevi; il valore della responsabilità che obbligherà i dirigenti a valutare i propri dipendenti in base a ciò che fanno.

La riforma Madia prevede la riduzione delle Forze di Polizia da cinque a quattro, accorpando la Forestale a un Corpo esistente; la riduzione da 105 a 60 Camere di Commercio; il quasi dimezzamento delle Prefetture, denominate Uffici territoriali del Governo, con la concentrazione in esse di molte funzioni.
Questa riforma sarà approvata dal Senato, ma pur essendo pubblicata sulla Guri, non avrà alcun effetto concreto, perché per applicarla sul territorio necessitano ben sedici decreti legislativi.
Ricordiamo che ognuno di essi deve essere approvato una prima volta dal Cdm, poi comincia un lungo iter nelle Commissioni parlamentari e per il parere del Consiglio di Stato. Infine ritorna al Cdm per l’approvazione definitiva. Campa cavallo che l’erba cresce.
L’azione di Governo e quella di Regioni ed Enti locali si qualifica attraverso decisioni efficaci e rapidità delle loro applicazioni. La rapidità di esecuzione fa la differenza. Anche se una buona legge quando non si applica, serve solo come carta straccia.
Il cammino dell’inferno è lastricato di buone intenzioni. Ne abbiamo sentite tante in questi ultimi venti anni, e non solo; la situazione ci dice che ci troviamo sulla soglia dell’inferno e tirarci indietro è difficoltoso perché molti avrebbero un vantaggio dal rogo del Paese.
 
Per quanto concerne la Sicilia, diciamo subito che la riforma Madia non è automaticamente applicabile ai sensi dell’articolo14, lettere P e Q dello Statuto. Occorre che l’Assemblea voti un articolo unico di recepimento della legge. Ma i consiglieri-deputati sono prigionieri della burocrazia interna e di quella della Regione, la quale impedirebbe con ogni espediente una riforma contro i privilegi di dirigenti e dipendenti della Regione Siciliana.
Figuriamoci se consentisse l’eliminazione del Corpo forestale siciliano, che gode di quasi duemila dipendenti contro seicento dell’omologo Corpo dello Stato in Lombardia, ove vi è una superficie boschiva nettamente superiore.
E poi dovrebbero essere ridotti stipendi ed emolumenti, assegni pensionistici, applicare la legge Fornero con l’andata in pensione a 67 anni.
 
Per ottenere, sic et simpliciter, gli effetti della riforma Madia ci vorrebbe una Giunta regionale di alto profilo, con un presidente che goda di prestigio, il quale a sua volta sarebbe così in grado di nominare assessori competenti, sapienti e senza scheletri negli armadi.
Il bravo commissario governativo, che fa finta di fare l’assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei, ha fatto il possibile per dare una qualche sistemazione ai conti regionali, ma si è dovuto piegare al clientelismo di Crocetta quando è stato costretto a inserire in bilancio i Fondi per lo sviluppo e la coesione, destinati agli investimenti, per pagare gli stipendi ai privilegiati di cui Crocetta non può fare a meno.
 
Tre disgraziate Presidenze (Cuffaro, Lombardo e Crocetta), hanno rovinato la Sicilia e i siciliani. Quel milione di poveri grida vendetta. Cosicché non vanno a votare o disperdono i propri voti sugli inutili grilletti, volenterosi ma del tutto incompetenti sul piano della capacità legislativa.
I siciliani sono allo stremo. Vedono retrocedere l’Isola agli ultimi posti delle 272 regioni europee. Ma ancora c’è chi si ribella e chi come il QdS, lanciando la Campagna etica Risorgimento Sicilia, intende creare una rete che spinga tutti gli isolani verso crescita e occupazione.

Articolo pubblicato il 24 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus