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Quotidiano di Sicilia

Michele Galluccio: "Carico pendenze civili tra i più alti d'Italia"
di Anna Greco

Forum con Michele Galluccio, Presidente della Corte d'Appello di Messina

Tags: Michele Galluccio, Giustizia, Forum, Messina, Corte Appello



Qual è l’attuale situazione della Corte di Appello di Messina?
“Il quadro generale non è dei migliori. Per quanto riguarda il settore civile ricordo un dato su tutti: abbiamo una pendenza del cinquanta per cento maggiore di quella di Genova. Siamo arrivati a nove mila procedimenti civili. E Genova raccoglie tutta la Liguria! Abbiamo una pendenza superiore a quella di Torino. E Torino è l’unica Corte di Appello del Piemonte e della Valle D’Aosta! Anche nel settore penale i carichi sono notevolissimi e ci collocano quasi a livello di Palermo, sia in termini numerici che in termini qualitativi. I fascicoli di penale, in questo momento, sono circa settemila”.

Quali sono i numeri dell’organico attuale?
“Il nostro organico è di venti magistrati più cinque presidenti di sezione. In questo momento mancano in organico quattro presidenti di sezione che,  si spera, arrivino in settembre. Mancano due magistrati al settore penale, che è un po’ in sofferenza e che è stata mia cura, fin da appena insediato, cercare di rinforzare nei limiti del possibile. Il settore civile e quello di lavoro, invece, hanno diminuito le pendenze facendo un ottimo lavoro”.

Il numero dei ricorsi è stabile o si registra un incremento?
“In appello, nel settore civile, c’è stato un certo decremento per effetto della cosiddetta ‘udienza filtro’ che ha comportato un abbattimento del contenzioso intorno ad un terzo del totale. é risultato, dunque, un buon filtro e credo vada mantenuto per la buona prova che ha dato di sè. Nel settore penale, invece, abbiamo un aumento delle pendenze perché le sopravvenienze sono tante e perché le carenze di personale hanno inciso sulla funzionalità del settore”.

Qual è la situazione nelle cancellerie?
“Le cancellerie sono in affanno come in tutta Italia, per la mancanza di personale e di mezzi adeguati”.

In merito alla paventata soppressione delle Corti di Appello, che vedrebbe l’eliminazione di quella di Messina per un accorpamento alla Corte di Catania o di Palermo, quale è la sua opinione?
“Mi sono dovuto confrontare su tale problematica appena insediato. Ricordo che tale questione mai è stata, prima di oggi, affrontata. Basti considerare che la Corte della giurisdizione di Appello a Messina risale al 1200 e pur se con nominativi diversi, esiste fin dall’unità d’Italia. Ci sono dunque ragioni, finanche storiche, che mirano alla conservazione, piuttosto che ad una soppressione. Le ragioni per il suo mantenimento sono territoriali, di popolazione, di bacino, di utenza, di infrastrutture, ma soprattutto di numeri, di fascicoli la cui mole, ricordo ancora una volta, è notevolissima. L’esperienza ci insegna che gli uffici di grosse dimensioni sono difficilmente gestibili e, per motivazioni differenti, lo sono anche quelli di piccole dimensioni. Io credo che la Corte di Messina non rientri nella prima categoria e neanche nella seconda, ma sia piuttosto rapportabile ad uffici di dimensioni di un certo rilievo, mancanti delle problematiche date dalla elefantiasi dell’ufficio e parimenti da quelle derivanti da un ufficio di piccole dimensioni, difficilmente gestibile per la pochezza delle risorse. Tagliare la Corte di Appello di Messina non significa tagliare rami secchi, ma un albero di ulivo secolare che ha ottocento anni e che è più produttivo di tanti alberi che ci sono in giro per l’Italia! Le ragioni per cui la Corte di Messina non dovrebbe essere soppressa sono state rappresentate al Signor Ministro ponendo anche l’accento sui profili di controllo del territorio, della criminalità organizzata e mafiosa presente anche nella provincia. Insieme al Procuratore Generale abbiamo rappresentato al Ministro le esigenze che mirano al suo mantenimento ed abbiamo consegnato uno scritto a firma congiunta in cui sono enunciate tutte le ragioni citate. Ritengo di avere fatto quello che era mio dovere. Non so quali saranno le scelte della politica, ho svolto il mio dovere, la politica svolga il proprio”.

Quali sono le possibili ragioni, a suo parere, delle difficoltà in cui si trovano i tribunali?
“La situazione di per sé non è semplice presso i Tribunali per ragioni di semplice intuizione ma, in primo grado si nota, e soprattutto nei tribunali periferici, una problematica accresciuta dall’incessante avvicendamento dei magistrati che, proprio perché si trovano ad operare in sedi disagiate, non richieste e non gradite, appena possono vanno via. I magistrati presso gli uffici dei tribunali restano tre anni ed a volte anche meno tempo e questo fa si che venga a mancare quella stabilità insita nel ruolo del magistrato che è il primo presupposto per un recupero di continuità e, quindi, di efficienza e di resa in termini di produzione”.

Quali potrebbero essere, a suo parere, possibili e/o auspicabili soluzioni?
“Dovrebbero esserci particolari meccanismi per cui un magistrato non possa, dopo soli due anni dal suo insediamento, andare via dal luogo di lavoro. Dovrebbe esserci una organizzazione fatta in maniera da garantire un minimo di stabilità e di continuità. Comprendo benissimo l’interesse del collega a volere rientrare nel luogo di appartenenza, ma esiste anche l’interesse della giustizia che non dovrebbe vedere costantemente vanificato il lavoro svolto. Questo comunque è un problema di organizzazione degli uffici che non dipende dal mio lavoro. Fino a che non verranno modificate le attuali norme, ognuno ha ed avrà diritto di trasferimento nei termini previsti”.
 
A che punto è l’informatizzazione dei vostri uffici?
“Siamo impegnati nella prima fase del processo telematico che comporterà, una volta a regime, sicuramente una serie di miglioramenti, di velocizzazioni e di efficienza. Siamo però ancora all’inizio e ciò comporta qualche difficoltà, anche di carattere tecnico. Comporta, ad esempio, per il magistrato la presa di visione computerizzata di ciò che aveva abitudine a sfogliare su cartaceo, é un mondo nuovo che si apre a cui bisogna abituarsi”.

La trasmissione degli atti giudiziari via posta elettronica è già l’unico mezzo di comunicazione?
“Dal primo luglio tutti gli atti endoprocessuali devono essere spediti telematicamente. La legge consente il doppio binario, cartaceo e telematico, solo ed esclusivamente con il primo atto introduttivo del giudizio. Anche questo passaggio verso l’adeguamento alle nuove tecnologie comporta un notevole sforzo ed impegno da parte del consulente e da parte del giudice”.

Qual è la situazione dei tribunali del territorio?
“Il Tribunale di Messina, è quello che ha una situazione migliore. Il Tribunale di Barcellona P.G. è in condizioni di estrema difficoltà. Si trova addosso un carico di arretrato notevolissimo che è tra i più alti di Italia. Mancano cinque giudici su quindici. Dieci magistrati, dunque, fanno fronte ad un contenzioso di criminalità organizzata di una mole immaginabile, ad un contenzioso di lavoro di notevoli dimensioni, ad un contenzioso in termini fallimentari di grande rilievo. Mancano, inoltre, sia il presidente del tribunale che il Procuratore della Repubblica. Anche il Tribunale di Patti è in sofferenza per la mancanza di giudici. Dovrebbe insediarsi a breve il nuovo presidente”.

Articolo pubblicato il 25 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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