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Quotidiano di Sicilia

Per fare la frittata rompere le uova
di Carlo Alberto Tregua

Regione disastrata, inutile ossigeno

Tags: Regione Siciliana, Governo Crocetta, Economia



Vladimir Lenin (1870 -1924) sosteneva che per fare una frittata bisogna rompere delle uova. Qual è la frittata  per la Sicilia? Il punto più basso del disastro economico e sociale che ancora, evidentemente, non è stato raggiunto, anche se 500 mila poveri siciliani (in effetti sono un milione) sono la prova che indica i responsabili delle istituzioni che hanno provocato il disastro.
L’ossigeno che il Governo centrale ha dato a Crocetta, sotto forma di 500 mln, è un rimedio peggiore del male, frutto di un basso calcolo politico che vuole prolungare questa legislatura fino al termine dell’anno, in modo che si concluda nei primi mesi del 2016 per andare alle elezioni nel turno delle amministrative.
Il calcolo antepone l’interesse del Pd a quello dei siciliani, i quali hanno bisogno di una svolta a gomito per contrastare la malattia che ha colpito l’economia e la società siciliana: il commissariamento della Regione per un anno.
Il timore del Pd di andare ad elezioni ad ottobre è quello di consegnare ai grilletti presidenza di Regione e maggioranza.
 
In effetti, prolungando l’agonia sino ad aprile 2016 la probabilità citata aumenta.
Crocetta si è imbaldanzito dopo la smentita da parte delle Procure siciliane dell’intercettazione e, dopo non aver fatto nulla per 32 mesi, ora, con un’illusionistica bacchetta magica, pensa di affrontare quei problemi che non è stato capace di risolvere sino ad oggi.
Il Rosario gelese evidentemente non sa che i problemi si risolvono, non annunciando le soluzioni. Ma un blablatore come lui non ha la minima idea da dove partire per mettere in atto azioni concrete, capaci di generare ricchezza, aumentare il Pil e con esso l’occupazione. La capacità di un presidente si misura proprio da questi due parametri, ripetiamo, crescita di Pil e occupazione.
La scelta del Pd, di prolungare la legislatura sino alla primavera del prossimo anno, non tiene conto del fatto che questo ceto politico e quello burocratico stanno mangiando la carne viva dei siciliani, i quali stanno sempre peggio e, quindi, non potendo protestare altrimenti, protesteranno o non andando a votare o votando per i grilletti che rischiano con questa legge elettorale di prendere presidenza e maggioranza.
 
Ecco perché tale legge elettorale andrebbe immediatamente modificata sul modello di quella dei sindaci con l’elezione a due turni del presidente, in modo da evitare che i potentati riescano a fare eleggere un altro Crocetta, che sarebbe il quarto presidente disastroso per la Sicilia.
Non abbiamo nulla contro i grilletti. Abbiamo più volte scritto che si tratta di giovani e meno giovani di buona volontà. Ma da questo a pensare che possano ribaltare la situazione della Sicilia ne corre tanta di strada.
Ma i siciliani sono disperati. Non sanno più a che santo rivolgersi. Non andranno a votare oppure voteranno l’M5S. Anche noi meditiamo, quando sarà il momento, di prendere posizione in favore dei grilletti, che costituiranno la frittata di cui parlava Lenin.
Infatti, sapere che la drammatica situazione sarà affrontata da Gianroberto Casaleggio o da un barzellettiere, non può che costituire il modo per radere al suolo ciò che resta dell’economia siciliana. 
 
L’araba fenice risorge dalle macerie. Perciò occorre che le macerie vi siano. Non siamo pessimisti nel prevedere il percorso dianzi descritto, ma siamo convinti che è necessaria la catarsi, una sorta di rito magico della purificazione inteso a mondare il corpo contaminato della Regione.
Anche il corpo dei siciliani è contaminato da un ceto politico e burocratico che lo ha infettato, che lo ha sfruttato e che continua a sfruttarlo egoisticamente. Non si può più avere fiducia nelle caste politica e burocratica che devono soccombere insieme alle macerie.

Solo così, mandando a casa definitivamente le cariatidi e i novelli conte Ugolino, che mangiò i propri figli, è pensabile che nasca una nuova classe politica e burocratica proveniente dal tessuto sano della società e da quella classe dirigente fino a oggi zitta, cieca e sorda. Lo scenario descritto non è catastrofico ma realistico. La Sicilia non è più in condizione di proseguire su questa strada.
Come disse Garibaldi: “Qui o si fa la Sicilia o si muore”, e noi non vogliamo morire. Per questo serve “Risorgimento Sicilia”.

Articolo pubblicato il 29 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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