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Tram di Palermo: via al conto alla rovescia per la rivoluzione della mobilità
di Gaspare Ingargiola

Dopo il completamento del ponte sul fiume Oreto la Linea 1 è in procinto di essere attivata. Intanto, dopo tre bandi, la Regione ha individuato il direttore di esercizio, Rossi

Tags: Linea 1, Trasporti, Palermo, Tram, Anello Ferroviario, Rfi



PALERMO - Il tram non è più un desiderio. Dopo l’inaugurazione del ponte bimodale sul fiume Oreto (lungo 32 metri, doppia corsia su ambo i sensi di marcia e doppio binario), che ha consentito la riapertura al traffico di piazza Scaffa, per la gioia degli automobilisti, i lavori per questa prima, grande infrastruttura della mobilità (le altre due sono l’anello e il passante) sono ormai in dirittura d’arrivo.
Proprio il tracciato che attraversa piazza Scaffa e passa lungo tutto corso dei Mille fino alla Stazione Centrale, la cosiddetta Linea 1, può dirsi ormai completo. La Linea 2 potrebbe essere pronta addirittura per fine agosto, la Linea 3, la più in ritardo, sta rimontando e sarà completata, pare, entro ottobre. Comunque in largo anticipo rispetto al D-day del 31 dicembre.

E nel frattempo è arrivata la tanto sospirata nomina ufficiale del direttore di esercizio da parte della Regione Siciliana: si tratta di Gianfranco Rossi, marsalese, ingegnere dei trasporti laureato alla Sapienza di Roma, che da una vita si occupa di pianificazione e studi di fattibilità per tutti i mezzi di trasporto: tram, treni, metropolitane, aree portuali. Ci sono voluti tre bandi (i primi due a vuoto) e due anni di tempo per individuarlo. Fra le sue competenze: completare la formazione dei 55 conducenti (finora l’hanno fatta soltanto 12: serve patente D e un’età fra i 21 e i 45 anni), stilare il piano d’esercizio con tempi e fermate delle 17 vetture Bombardier e vigilare sui sovrappassi pedonali su viale Regione Siciliana.

LINEA 1 - È quella ormai ultimata al 100%, bisogna solo aspettare la fine del pre-esercizio. Collega il Deposito Roccella al Forum al capolinea di via Paolo Balsamo alla Stazione Centrale. Dopo l’inaugurazione del ponte bimodale in piazza Scaffa il parallelo ponte Bailey installato dal Genio dell’Esercito di fatto non serve più e verrà smontato a fine estate.

LINEA 2 - Collega Borgo Nuovo attraverso viale Michelangelo e via Leonardo Da Vinci con la Stazione Notarbartolo, da dove un domani transiteranno i convogli del passante e dell’anello ferroviario. Di fatto grazie a questa linea chi abita nel lato monte della città (per intendersi oltre la Circonvallazione) potrà scendere a Notarbartolo, cambiare col treno e raggiungere la Stazione Centrale, l’aeroporto e tutti i Comuni in direzione Messina fino a Cefalù senza prendere l’automobile.

LINEA 3 - Collega via Leonardo Da Vinci con corso Calatafimi lungo viale Regione Siciliana. È quella più lontana dal traguardo (completa per circa il 65%) e anche quella meno “definita”: non a caso si parla da tempo di una quarta linea che si allacci alla 3 e prosegua lungo via Ernesto Basile fino a piazza Indipendenza, in piena zona Unesco.

PASSANTE FERROVIARIO - Novità anche sul passante ferroviario. Durante l’ultima conferenza del Cifi (il Collegio degli ingegneri ferroviari italiani), che ha messo sul piatto le soluzioni per superare l’ostacolo geologico che da due anni blocca gli scavi nella galleria Orleans-Lolli, è emerso che probabilmente l’unica possibilità rimasta è quella di abbattere le case interessate dai cedimenti provocati dalla falda acquifera sotterranea.

L’esperto convocato da Rfi, il professore Giovanni Barla del Politecnico di Torino, ha confermato sostanzialmente che i cedimenti sembrano ormai irrimediabili e che cercare di contenere o riassorbire la falda metterebbe a rischio l’incolumità degli abitanti delle vie coinvolte. Meglio buttare giù tutto, allora, risarcendo i proprietari, con un evidente aggravio dei costi e un altrettanto evidente prolungamento dei tempi.

Due le prospettive a questo punto: o demolire i quattro edifici e ricostruirli in sicurezza con moderne soluzioni ingegneristiche o cambiare destinazione urbanistica alla zona trasformandola, per esempio, in un giardino. A ottobre dovrebbe arrivare la “sentenza” del Comune sui quattro, cinque condomini che vanno abbattuti. A questo punto i 60 metri di galleria che ancora mancano non vedranno la luce prima di due o tre anni.

Articolo pubblicato il 29 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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