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Quotidiano di Sicilia

Disabili, al Sud e nelle Isole prevale “l’esclusione sociale”
di Serena Giovanna Grasso

Istat: in Sicilia il 32% dei diversamente abili non riescono ad avere accesso ai trasporti. Nell’11,2% dei casi estromessi dall’istruzione contro il 6,5% nel Nord-Ovest

Tags: Disabili, Esclusione Sociale, Trasporto, Istruzione, Istat



PALERMO – In Italia nel 2013 le persone affette da disabilità risultavano essere complessivamente pari a 13 milioni e 177 mila, di cui il 12% allocate nelle Isole.
L’Istituto nazionale di statistica per effettuare la suddetta stima ha considerato disabili tutti quei soggetti che rispondono ai requisiti contenuti nella definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ovvero: “quanti hanno minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che in interazione con varie barriere possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri”.

Ma quale grado di inclusione sociale è stato raggiunto da questa porzione assai consistente della popolazione? A rispondere alla domanda e a chiarire la presenza di eventuali impedimenti nell’istruzione e formazione, lavoro, mobilità, relazioni sociali e tempo libero sono stati gli stessi disabili. L’ambito di studio è il rapporto “Inclusione sociale delle persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi”, curato congiuntamente dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali e dall’Istat, pubblicato lo scorso 21 luglio.

Come in ogni singolo ambito, anche qui troviamo profonde differenze che oppongono una parte dello Stivale all’altra. Dunque, la qualità della vita condotta dai disabili residenti nel Mezzogiorno risulterà assai peggiore rispetto al Settentrione. Infatti, proprio nell’Italia insulare si rileva una quota quasi doppia di  persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi costrette a rinunciare agli studi per motivi di salute (11,2%, contro il 6,5% del Nord – Ovest e il 6,8% nel Nord – Est).

Ma le disparità e difficoltà che si trovano a fronteggiare i disabili non si esauriscono di certo a questo punto. Infatti, a quanto detto dobbiamo aggiungere quelle afferenti all’inserimento nel mercato del lavoro. Anche per le persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi, come per il resto della popolazione, le differenze territoriali sono molto nette: la quota di occupati è molto più bassa nel Mezzogiorno (34,1%) rispetto al Nord (51,7%) e al Centro (45,9%). Specularmente nelle aree meridionali è più alta la percentuale di disoccupati (15,5% contro il 10,4% nel Nord) e degli inattivi in altra condizione (28% contro il 14,7%).

Ma non è ancora tutto. Infatti, i disabili troppo spesso oltre ad essere tagliati fuori dal mondo del lavoro e dell’istruzione, non riescono neppure ad avere accesso agli edifici e a fruire dei mezzi di trasporto. Il diritto alla mobilità a alla accessibilità agli edifici è un diritto essenziale, per garantire l’inclusione sociale in tutti i contesti di vita e dovrebbe essere garantito a tutti, anche alle persone che hanno problemi di salute o difficoltà funzionali. Si tratta di un principio essenziale sancito a livello europeo ed internazionale ma ancora troppo spesso disatteso.
Infatti, tra le persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi il 27,2% riferisce di avere difficoltà a uscire di casa per le sue condizioni di salute. Lievemente più bassa è la quota di quanti, per motivi di salute, hanno difficoltà ad accedere agli edifici (22,3%), nella maggioranza dei casi a causa della presenza di barriere ambientali.

In generale, la quota di persone con restrizioni nella mobilità connesse a motivi di salute o presenza di barriere è più elevata nel Sud e nelle Isole, con percentuali intorno al 30%, a fronte di quote che non arrivano al 25% nel Nord Italia. Le differenze tra il Nord e il Sud del Paese sono più forti tra i 65-74enni per poi attenuarsi tra i molto anziani. Nelle regioni meridionali lo svantaggio rispetto alle altre aree è maggiore per chi ha limitazioni lievi, patologie croniche gravi o invalidità, soprattutto per le restrizioni nell’accesso agli edifici e per l’uso dei trasporti pubblici. A livello regionale, la nostra Sicilia si colloca ai primissimi posti per esclusione sociale: infatti, è esattamente seconda a livello nazionale per maggior quota di disabili che faticano ad usare i trasporti pubblici per motivi di salute o a causa di barriere ambientali (32%); mentre si piazza in terza posizione per maggior quota di disabili che hanno difficoltà ad accedere agli edifici (29%).

Articolo pubblicato il 29 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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