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Quotidiano di Sicilia

Regione: modelli Lombardia e Toscana
di Carlo Alberto Tregua

Migliori Sanità e Organizzazione

Tags: Sanita, Organizzazione, Regioni



Se tutte le Regioni adottassero il modello organizzativo della Lombardia, ci sarebbe un risparmio stimato in 23 miliardi. Se tutte le pensioni fossero liquidate in base ai contributi versati (prendi per quanto hai dato), vi sarebbe un risparmio di 46 miliardi.
Dalle due cifre che precedono, si capisce come vi siano ampi margini per tagliare la spesa pubblica corrente senza diminuire i servizi alle fasce più bisognose della popolazione. La spesa pubblica va tagliata nei versanti di coloro che da privilegiati ne assorbono una parte non dovuta.
Il presidente della Regione, in questi 32 mesi di legislatura, ha dimostrato totale incapacità nel far funzionare la macchina burocratica, assistendo passivamente al retrocedere del Pil e all’aumentare della disoccupazione, soprattutto quella giovanile.
Qualcuno si chiede cosa avrebbe dovuto fare: vi sono due risposte lapidarie.

Per prima cosa, avrebbe dovuto adottare l’organizzazione della macchina burocratica della Regione Lombardia, che costa a quei cittadini 2.239 euro pro capite contro i 4.042 in capo a ogni siciliano.
La seconda si riferisce alla Sanità toscana, che è contestualmente una delle migliori d’Italia e quella che costa meno per cittadino. è inutile cercare quello che non c’è, quando quello che c’è è sufficiente a risolvere i problemi.
Copiare i due modelli, ripetiamo della Regione Lombardia e della Regione Toscana, significherebbe rivoluzionare l’organizzazione regionale e quella sanitaria, migliorandone l’efficienza e la produttività e tagliando drasticamente i suoi costi.
L’Fmi (Fondo monetario internazionale) nel suo Rapporto sullo stato dell’Eurozona, ha rivolto all’Italia cinque raccomandazioni. Riportiamo la prima che riguarda la materia trattata: adozione e realizzazione della riforma dell’Amministrazione pubblica.
Tutti sanno che la burocrazia può essere lo strumento per accelerare i processi economici, oppure per bloccarli in tutto o in parte. In Sicilia si è verificata questa seconda circostanza. Il cancro che sta erodendo economia e occupazione siciliane è proprio dentro la burocrazia regionale e comunale.
 
I sindacati dei pubblici dipendenti regionali porterebbero subito in primo piano, nel quadro della riorganizzazione, i diritti acquisiti di dipendenti e dirigenti. Essi dimenticano che vi sono ben 392 mila disoccupati che non hanno né voce né tutela, ai quali bisognerebbe pensare prima dei 27 mila dipendenti regionali (compresi quelli delle partecipate), che non devono essere considerati privilegiati.
La Sanità è costata in Sicilia, nel 2014, 600 milioni in più dell’anno precedente, come certificato dalla Corte dei Conti, nonostante gli sforzi di Lucia Borsellino e di Massimo Russo, ultimi due assessori. Non per questo la qualità dei servizi è migliorata, anzi  è peggiorata.
Fino a quando il comparto, che costa oltre 9 miliardi l’anno ai siciliani, sarà gestito con metodo clientelare, facendo prevalere il favoritismo piuttosto che l’efficienza, la situazione non potrà migliorare.
 
Ci chiediamo perché Crocetta non abbia pensato di utilizzare i due citati modelli della Regione Lombardia e della Sanità Toscana. Forse perché la sua mente non è andata al di là dello Stretto, forse perché preso dai suoi problemi personali, forse perché non ha la capacità di vedere oltre il suo naso. Tutte supposizioni che derivano dalla sua incapacità di frenare la caduta della Sicilia.
E poi non ha mai detto una parola né ha espresso uno straccio di progetto per fermare la caduta del Pil in Sicilia e farne cominciare la risalita. Né una parola o straccio di progetto per fermare l’aumento della disoccupazione e incentivare, invece, nuova occupazione.
Delle due, l’una: o se ne infischia altamente dei siciliani, oppure, più semplicemente, non sa cosa fare. In ambedue i casi il suo percorso deve cessare perché ogni giorno che passa peggiora la situazione generale.
 
Urge il commissariamento per un anno della Regione, ai sensi dell’art. 126 della Costituzione. E urge che si cominici a individuare un candidatopresidente fuori dalla Casta, con capacità manageriali e preparazione professionale eccellenti, privo di scheletri negli armadi. L’ulteriore ritardo di questo percorso può rivelarsi letale per i siciliani.

Articolo pubblicato il 30 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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