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Sicurezza sul lavoro: la Sicilia resta in piena emergenza
di Michele Giuliano

Ispettorati senza risorse umane e strumentali, l’allarme lanciato dai sindacati: “Impotenti”. Aggiornamento sulle morti bianche: 21 decessi nell’Isola nei primi 5 mesi dell’anno

Tags: Lavoro, Sicurezza, Morti Bianche, Inail, Sicilia



PALERMO - Incrementare le risorse umane e strumentali degli ispettorati del lavoro, verificare la congruità contributiva nei cantieri edili pubblici e privati, prevedere la partecipazione di un rappresentante del sistema bilaterale delle costruzioni nella conferenza permanente alla Prefettura di Palermo e avviare controlli sulle ditte che operano con pedane di sollevamento, in cui con sempre maggior frequenza si verificano incidenti anche mortali.

Sono queste le principali proposte avanzate da Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil al delegato del prefetto di Palermo, Francesca Cannizzo, nel corso dell’incontro che si è svolto nella sede del palazzo di governo in via Cavour, a margine della manifestazione di protesta organizzata dalle sigle sindacali. “La crisi del settore edile – hanno commentato Angelo Gallo, Antonino Cirivello e Francesco Piastra, rispettivamente segretari generali di Feneal Uil Palermo, Filca Cisl Palermo Trapani e Fillea Cgil Palermo – non può più essere un alibi che giustifica l’aumento del lavoro nero e il drammatico incremento delle morti bianche. Le istituzioni hanno il dovere di passare dalle intenzioni ai fatti, con interventi mirati e puntuali, primo dei quali certamente è quello di intensificare i controlli degli organismi ispettivi, che devono essere dotati di personale e di strumenti per operare”. Richieste che in realtà sono arrivate da tutte le province siciliane dove i problemi sono pressocchè identici su questo fronte.

Tutto ciò si consuma mentre arrivano tristi conferme con la Sicilia che si conferma tra i primissimi posti in Italia in questo primo scorcio del 2015 per morti bianche. Nei primi cinque mesi del 2015 l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, sulla base di dati Inail, registra un drammatico incremento della mortalità pari all’11 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014. L’Isola si piazza al sesto posto sul territorio nazionale con 21 morti bianche nei primi 5 mesi di quest’anno, con una media quindi di più di 4 decessi nei posti di lavoro al mese. “Una situazione che si aggrava giorno dopo giorno e che ancora non ottiene la giusta attenzione dal governo - commenta il presidente dell’Osservatorio, Mauro Rossato – né sul fronte di un efficace programma di diffusione della cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro, né dal punto di vista dei controlli e delle sanzioni contro gli ‘evasori’ della sicurezza”.

Sul fronte, invece, dell’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa ancora una volta la Sicilia si trova ai vertici di questa poco edificante classifica: l’indice è pari al 15,9, e peggio hanno saputo fare soltanto altre 6 regioni. Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil hanno illustrato un’articolata piattaforma di proposte che, come dichiarano, “vengono dal basso, da chi nei cantieri opera da anni e dunque conosce a menadito le misure di sicurezza da rispettare e i modi perché ciò avvenga, le esigenze dei lavoratori e gli obblighi per le aziende”. “Siamo stanchi – concludono Gallo (Feneal Uil), Cirivello (Filca Cisl) e Piastra (Fillea Cgil) – di dover protestare per far valere diritti ovvi”.
 

 
L’approfondimento / La Lombardia è la regione con più incidenti

Sono 282 le vittime rilevate da gennaio a maggio 2015 in tutta Italia. E arrivano a 388 contando anche gli infortuni mortali in itinere. Nella graduatoria nazionale in cui emerge il numero degli infortuni mortali in occasione di lavoro per regione, a contare il maggior numero di vittime è sempre la Lombardia (43), seguita dalla Toscana (27), dalla Campania (26), dal Veneto (25) e dal Lazio (23). Seguono quindi: Sicilia e Piemonte (21), Emilia Romagna (20), Puglia (13), Abruzzo (12), Marche (10), Umbria (9), Basilicata e Liguria (6), Calabria, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige (5), Sardegna (4) e Molise (1). L’unica regione a non aver fatto rilevare alcuna vittima in occasione di lavoro nei primi cinque mesi del 2015 è la Valle D’Aosta. Sul fronte, invece, dell’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa il dato più scoraggiante giunge dalla Basilicata con un indice di 33,3 contro una media nazionale di 12,6. Seguono: Umbria (25,1), Abruzzo (24,5), Toscana (17,4), Campania (16,5) e Marche (16). Sopra la media nazionale si trova anche l’indice di rischio della Sicilia pari a 15,9. La fascia d’età più colpita è ancora quella compresa tra i 45 e i 54 anni con 96 vittime su 282. (mg)

Articolo pubblicato il 30 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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