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La Sicilia scivola sul rischio naturale
di Rosario Battiato

L’Ispra ha da poco diffuso l’annuario sui dati ambientali: i numeri sugli eventi idraulici e franosi destano allarme. Nel 2014 erano circa 135 mila i residenti nelle aree ad alto rischio di frana e di pericoli simili

Tags: Ispra, Ambiente, Rischio Idrogeologico



PALERMO – Nel 2014 l’Ispra ha segnalato tre vittime e 2,5 milioni di euro necessari al ripristino dagli effetti degli eventi alluvionali. A questi si aggiungono altri 15 episodi franosi che collocano l’Isola tra le prime sette d’Italia. Episodi che vanno inseriti nel più complesso bilancio degli ultimi quindici anni, che ha visto una media di danni per anno da 220 milioni di euro (3,3 miliardi tra il 2000 e il 2014), così come testimoniato da una stima effettuati su dati della protezione civile regionale. E il pericolo, certificato nel capitolo sul rischio naturale dell’annuario sui dati ambientali dell’Ispra diffuso proprio nei giorni scorsi, resta dietro l’angolo.

Nel taccuino del danno derivato dalle alluvioni dello scorso anno dell’Isola sono stati segnati: l’esondazione del torrente Asinara, in provincia di Agrigento, che ha travolto un’automobile provocando tre morti; una frana nei pressi della SS 117 centrale sicula; allagamenti ed esondazioni nelle province di Messina e Catania e, quindi, gravi danneggiamenti alla spiaggia di Giardini Naxos.

Per comprendere lo stato di salute della Sicilia, nell’ottica di una necessaria e ancora lenta messa in sicurezza del territorio, l’Ispra ha fornito un indicatore che fornisce informazioni sulle aree a pericolosità idraulica elevata (P3) con tempo di ritorno fra 20 e 50 anni (alluvioni frequenti), a pericolosità media (P2) con tempi di ritorno fra 100 e 200 anni (alluvioni poco frequenti) e a pericolosità P1 (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi).

Nell’Isola le aree a pericolosità idraulica elevate hanno un’estensione di 258 kmq a fronte di una superficie totale regionale di 25.832. Altri 386 kmq sono inseriti nella fascia P2 e 436 nella fascia P1. A livello provinciale, è Catania a prendersi la fetta più robusta del rischio con 111 kmq di P3, 201 di P2 e 258 di P3. Segue, a una certa distanza, Siracusa, rispettivamente con 68, 82 e 88, e quindi tutte le altre con l’unica eccezione di Ragusa che continua a far segnare un dato pari a zero.

Da un indicatore all’altro scopriamo i numeri sulla popolazione esposta a rischio alluvioni su base comunale, ovvero quella porzione esposta al rischio di danni alla persona (morti, dispersi, feriti, evacuati). La stima è stata effettuata utilizzando come dati di input la mosaicatura delle aree a pericolosità idraulica relativa ai tre livelli di ritorno delle alluvioni. In tutta Italia ci sono quasi due milioni di abitanti nello scenario di pericolosità idraulica elevata P3, 5,8 milioni nello scenario P2 e altri 8,6 milioni nello scenario di pericolosità P1.

In Sicilia ci sono più di 20mila persone esposte al rischio più elevato, altri 27mila nella seconda fascia e 33mila nell’ultima linea di pericolo. In questo caso cambia notevolmente la graduatoria regionale con Palermo che vede più 12mila persone ad alto rischio e, al secondo posto, Messina con 4.653 soggetti.

Non mancano nemmeno gli eventi franosi che hanno interessato la Sicilia. L’inventario dei fenomeni franosi in Italia ha censito nell’Isola più di 24mila eventi e un indice di franosità del 4,8% con un’area da 1.233 kmq interessata da fenomeni franosi. Un’area che coinvolge 115mila persone (2,31% del totale regionale contro una media nazionale dell’1,72%) all’interno del pericoloso frane.

Articolo pubblicato il 04 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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