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Maurizio Graffeo: "Attività di controllo sugli atti della Regione"
di Francesco Sanfilippo

Forum con Maurizio Graffeo, Presidente sezione di Controllo Corte dei Conti Sicilia

Tags: Maurizio Graffeo, Corte Dei Conti



Secondo la legge 20 del 1994 e la 639 del 1996, la Corte dei Conti in Sicilia ha delle funzioni specifiche, quali sono?
“La Corte controlla la legittimità degli atti delle amministrazioni statali aventi sede in Sicilia e di quelli della Regione siciliana. Verifica, poi, l’efficienza l’efficacia e l’economicità delle gestioni statali, regionali e locali sempre siciliani”.

In conformità a queste due norme, la Sezione di controllo della Corte dei Conti in Sicilia svolge funzioni aggiuntive rispetto ai colleghi delle altre Regioni?
“Esiste una diversità profonda che rende unica la nostra Sezione rispetto alle funzioni svolte dai colleghi in altre Regioni, poiché la Corte dei Conti siciliana agisce sulla base di norme di attuazione dello Statuto regionale emanate nel 1948 e aggiornate nel 1999 con il decreto legislativo n. 200. Questo decreto ha mantenuto il controllo sugli atti della Regione, cosa che non esiste in altre regioni. Con la riforma Bassanini, infatti, furono aboliti gran parte dei poteri di controllo sulle Regioni. Invece è rimasto il controllo sugli atti regionali in Sicilia riguardanti la spesa dei fondi comunitari. Se queste spese non ottengono la registrazione della nostra Corte, i provvedimenti non sono efficaci: si tratta di un controllo preventivo di legittimità. Questa funzione è stata non solo conservata da parte delle norme di attuazione, ma sono pervenute richieste dalla Regione, affinché questo controllo fosse esteso a provvedimenti che altrimenti non ne sarebbero compresi. Tuttavia, è una funzione di controllo più limitata rispetto a quella svolta nei confronti degli atti statali secondo la normativa nazionale.  Effettuiamo, poi, la verifica a posteriori della legittimità contabile sul rendiconto delle entrate e delle spese, prevista dalle norme di attuazione.  Quest’operazione sarebbe molto complessa se riguardasse tutte le operazioni di entrata e spesa, per cui si è adottato un sistema a campione in modo analogo a quanto già svolge la Corte dei Conti europea. Viene scelto un campione scientifico secondo cui se un certo numero di operazioni è irregolare, anche tutte le misure simili saranno irregolari. Questo controllo a campione, ad esempio, ha comportato l’esclusione da parte delle Sezioni regionali riunite dalla dichiarazione di regolarità del consuntivo regionale per il 2013 di circa 590 milioni di euro di entrate – nel 2014, invece, non sono state parificate numerose partite del conto generale del patrimonio (azioni, beni immobili ed immobili, oggetti d’arte)”.

Che cosa può dirci sul controllo di gestione degli Enti locali?
“Nel 1994, è stato previsto il controllo sulla gestione di tutte le amministrazioni pubbliche, mentre con la legislazione successiva è stato introdotto il controllo sui bilanci e sui rendiconti degli enti locali. È stata una riforma di forte impatto che ci ha consentito di estendere enormemente i nostri controlli, poiché, da allora, ci occupiamo anche di 390 comuni e di 9 province. In realtà, il controllo si realizza sulle relazioni informatizzate dei revisori dei conti, per cui se emergono irregolarità, interveniamo con approfondimenti. Ultimamente, a causa delle difficoltà finanziarie dei Comuni, a livello nazionale è stato previsto che i comuni approvino un piano di riequilibrio decennale per evitare il dissesto. Perciò, una commissione del ministero degli Interni istruisce la pratica che poi è trasmessa alla Sezione, la quale può approvare o bocciare il piano entro 30 giorni. È il caso dei Comuni di Messina e di Catania, oltre che di circa altri 30 comuni siciliani”.

Nel 2012, quale altra riforma è stata introdotta?
“Con il decreto legge n. 174 è stato introdotto il controllo sulla rendicontazione delle spese dei gruppi parlamentari, prima inesistente. Una norma prevede che in caso di spese o debiti non sostenibili da parte degli Enti locali, la Corte può interdire la spesa stessa fino a che non si garantisce il riequilibrio dell’Ente com’è successo al Comune di Messina”.
 
Fornite indirizzi ai Comuni per evitare problemi di bilancio? 
“Durante il controllo finanziario, è normale che la Corte dia degli indirizzi per evitare che il Comune si trovi in difficoltà o che insista su prassi irregolari, ma alcune decisioni dipendono dalle scelte della classe politica dell’Ente. Perciò, possiamo consigliere e avvisare dei pericoli, ma la decisione ultima spetta alla politica. In caso si rilevino dei danni erariali, agirà la procura della Corte dei Conti”.

La prassi delle audizioni della Corte dei Conti all’Ars, istauratasi negli anni passati, è venuta meno negli ultimi due anni?
“Questa funzione ausiliare nei confronti dell’Ars è espressamente prevista dal regolamento interno dell’Assemblea e non è mai cessata: i nostri rapporti sono ottimi e basati sul rispetto delle reciproche, ma distinte funzioni. C’è stata una prima audizione nel giugno del 2014 in commissione Bilancio sullo stato dei conti pubblici regionali, poi un’altra nel febbraio 2015 in commissione Affari istituzionali sulla riforma delle Province. A livello nazionale, infine, siamo stati ascoltati dalla Commissione bicamerale per gli Affari regionali riguardo alle norme d’attuazione”.

Perché, avete introdotto nei vostri ultimi provvedimenti la distinzione tra le spese del personale interno e quello esterno?
“Dal 2016, tutti gli enti dovranno avere un bilancio consolidato, per cui devono fare un’attenta analisi delle spese per il personale, distinguendo quelle per i dipendenti diretti da quelle per il personale degli enti esterni. Perciò, occorre che le amministrazioni, a cominciare da quella regionale, affrontino tali tematiche subito”.

Riguardo al Rendiconto 2014, quali sono le più gravi problematiche?
“Sono emerse varie criticità nel 2014. La prima è il saldo netto da finanziare che a livello di competenza è negativo per 2,8 miliardi, mentre quello di cassa è deficitario di 568 milioni di euro. Il ricorso al mercato, poi, è di 3,1 miliardi, più un indebitamento di 5,3 miliardi. A questi si sommano 900 milioni di euro di anticipazioni per pagare i debiti pregressi, portando il totale a 6 miliardi e 200 milioni di euro. Nel 2015, si aggiungerà a questi un altro miliardo e 700 milioni di anticipazioni. Ci saranno, quindi, 8 miliardi di euro circa che vanno restituiti ai creditori. Non sono mancate comunque alcune osservazioni in merito all’atteggiamento dello Stato che ha trattenuto in maniera non certo trasparente 590 milioni, che ha finito per creare un ulteriore buco di bilancio nelle finanze regionali. Per questo, segnaleremo a Roma sia la situazione economico-finanziaria regionale sia il comportamento tenuto nell’occasione dal Mef”.

Nell’adunanza pubblica sui rendiconti del 2014 dei gruppi parlamentari Ars, la Corte ha segnalato una carenza di atti ufficiali e di trasparenza. La situazione è migliorata nel 2015?
“Nel controllare questi rendiconti, la Corte ha come parametro la normativa regionale, in particolare per quanto riguarda il personale stabilizzato, ma intervengono anche le delibere del consiglio di presidenza dell’Ars. Queste delibere non sono pubbliche, per cui dal materiale che possedevamo, si evidenziavano alcune irregolarità. Queste sono state contestate dai gruppi, ma finalmente abbiamo ricevuto delle delibere aggiornate dal Parlamento, dalle quali emergevano le modifiche apportate, sconosciute fino ad allora Corte. Per il futuro ho concordato con il Presidente Ardizzone e con il Segretario Generale dell’Ars continuative e strutturali forme di collaborazione tra i nostri uffici”.

Articolo pubblicato il 07 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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