Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Sicilia ancora senza Garante dei Detenuti da regione pioniera a ultima della classe
di Fallico Rossella

Nell’agosto 2013 la nostra Isola è stata privata di una figura di riferimento per la tutela dei diritti più elementari. La storia di Desirè: nata circa un mese fa, vive in cella al Pagliarelli di Palermo con la madre detenuta

Tags: Carcere, Denetuni



PALERMO – Desirè è un bel fagottino di neanche un mese di vita, ma sta già pagando un prezzo troppo alto, a causa di un errore della madre.

Nata in ospedale il 15 luglio scorso, si trova oggi a vivere i suoi primi giorni di vita al carcere Pagliarelli di Palermo. La madre Mirella ha evaso gli arresti domiciliari per ben tre volte e così, incinta, è finita in carcere, da dove non è più uscita se non il giorno in cui ha partorito la piccola. L’arresto della donna ha segnato l’inizio di un vero e proprio calvario: madre e figlia hanno già cambiato tre istituti penitenziari. Il primo, quello di Trapani, quando la piccola era ancora nel grembo materno; il secondo, a soli tre giorni di vita, con il trasferimento ad Agrigento ed infine Palermo, il Pagliarelli.

Ad “accoglierla”, una cella con culla, fasciatoio, giochi e colori ed il personale e tutte le altre detenute che la considerano una mascotte femminile: ma per quanto si possa cercare di rendere quanto più “normale” possibile quel luogo, la piccola Desirè non ha mai fatto una passeggiata oltre quelle sbarre, se non quando è stata ricoverata all’ospedale dei Bambini a causa di una cisti alla gola, che al più presto dovrà essere asportata.

La cella, nonostante sia stata adattata al suo ingresso, resta un posto caldo senza alcun condizionatore: “Abbiamo messo un ventilatore in cella”, spiega la vicedirettrice Giovanna Re.

Mirella e Desirè non possono lasciare il carcere ed è stato anche rifiutato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il trasferimento presso un Icam (Istituto a custodia attenuata per detenute madri con prole fino a tre anni) ovvero una struttura penitenziaria simile ad una casa famiglia, dove senza ombra di dubbio la piccola crescerebbe meglio.

Un rifiuto le cui conseguenze ricadono su una neonata di neanche un mese di vita che non solo non ha commesso alcun reato, ma non gode di ottima salute. Un errore della madre, senz’altro ma anche la nostra Regione ha un po’ (forse troppa) di responsabilità in tutto questo. La Sicilia, infatti, è l’unica regione senza questo tipo di residenze. E, come se non bastasse, un paradosso: la nostra Isola è stata tra le prime regioni dello Stivale ad aver introdotto la figura del Garante dei detenuti, con la legge regionale n.5 del 2005, ma adesso dall’agosto del 2013, l’ufficio è vacante.
 
L’ultimo mandato è stato quello di Salvo Fleres, che sulla vicenda ha così commentato: “Solo la colpevole assenza della Regione che da oltre due anni non ha provveduto alla nomina di un Garante può provocare situazioni di tale gravità trattamentale e questo al di là dell’encomiabile attenzione che sicuramente la struttura penitenziaria di Pagliarelli avrà riservato a madre e figlia”.

Ad aprile di quest’anno è stata istituita la figura del garante nazionale, ma la Sicilia, dal 2013, attende che il Presidente della Regione Rosario Crocetta, a cui spetta tale nomina, faccia un passo avanti per istituire una figura fondamentale per la tutela dei diritti dei detenuti e di chi, come Desirè, si vede negata quella libertà e quella normalità che invece spetta di diritto a tutti i bambini della sua età.

Articolo pubblicato il 08 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐