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Rifiuti, cartellino giallo a Crocetta
di Rosario Battiato

Annuncio di Davide Faraone su facebook: “Il governo nazionale ha attivato la procedura del potere sostitutivo su Palermo”. Tempi strettissimi per la perimetrazione dei nuovi ambiti e per il nuovo Piano regionale

Tags: Rosario Crocetta, Rifiuti, Davide Faraone



PALERMO – Era nell’aria, adesso c’è la certezza. Dopo depurazione, dissesto e alta velocità ferroviaria,  il governo sta valutando la possibilità di incidere un nome di propria fiducia anche sul tassello dei rifiuti. Le minacce renziane di dicembre, così come anticipato dal QdS alla fine di giugno, sono diventate più concrete e hanno attivato la procedura di esercizio del potere sostitutivo sul governo regionale siciliano in materia di rifiuti. Tempi risicatissimi per Crocetta che comunque conferma di essere sulla strada giusta.

A poco dunque è servita l’ordinanza governativa del 14 luglio 2015, che per chiudere definitivamente il sistema Ato faceva riferimento al “ricorso temporaneo a una speciale forma di gestione dei rifiuti nel territorio della Regione siciliana nelle more dell’attuazione del Piano stralcio attuativo per il rientro in ordinario della gestione del ciclo integrato dei rifiuti”. Un cronoprogramma con impiantistica, raccolta differenziata e tributi ambientali per i soggetti in ritardo. Tante date e poca sostanza, così che a Roma, dove la Regione è ormai quotidianamente a rischio impallinamento, hanno deciso di dare altre scadenze al governatore.

“Il governo nazionale, con un intervento della Presidenza del consiglio dei ministri, proposto dal ministero dell’Ambiente ha attivato, in materia di rifiuti – ha scritto Davide Faraone sul suo profilo facebook –, la procedura di esercizio del potere sostitutivo sul governo regionale siciliano”. Evidenti le criticità rimarcate dal sottosegretario all’Istruzione, che vanno dalla grave situazione igienico sanitaria alle passività che il sistema Ato ha lasciato sul pubblico (circa 1,8 miliardi di euro secondo quanto riportato dalla Corte dei Conti).

Strettissimi i tempi per evitare che il richiamo ufficiale si trasformi in un commissariamento vero e proprio. “Entro 30 giorni – ha scritto Faraone - si dovrà ridefinire la perimetrazione degli ambiti territoriali ottimali (Ato) e il numero andrà ridotto da 18 a 5 (isole comprese), entro 120 giorni dalla nuova perimetrazione, le Ato Spa andranno rese operative, entro 60 giorni, andrà adeguata la legislazione regionale in materia di gestione dei rifiuti urbani e in particolare, andrà organizzato il servizio, scelta la forma di gestione, determinate le tariffe per i cittadini (per quanto di competenza) e criteri di affidamento della gestione e relativo controllo”.

Ci saranno due mesi di tempo anche per l’approvazione del “piano regionale di gestione dei rifiuti”, che Crocetta ha continuato a rimandare dai tempi del suo insediamento. L’epilogo, in caso di mancato rispetto dei tempi, è chiarissimo: “Se la Regione Siciliana non porterà a temine quanto stabilito nella diffida, il governo nominerà un Commissario per sbloccare questa situazione”.

Crocetta non si scompone. Il governatore, riunito a Palazzo d’Orleans proprio per comprendere gli atti da compiere a seguito della diffida sui rifiuti da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha attaccato il tempismo e i modi di Faraone (“poteva prima telefonare all’assessore ai Rifiuti Vania Contrafatto e non fare una nota su cose che non gli competono”) e poi ha rispedito le accuse al mittente. “Vedremo di coordinare le nostre norme con le indicazioni della Presidenza del Consiglio, il cui scopo è comunque quello di fare chiarezza e coincide con il nostro – ha spiegato l’assessore Contrafatto - Io prenderei il provvedimento come uno stimolo a fare bene e presto”. Per l’assessore dal dicembre scorso si lavora in un “clima di collaborazione”, anche se ci sono da rispettare i “tempi burocratici”.

Ancora confusione sugli impianti di valorizzazione energetica dei rifiuti. A dicembre Crocetta aveva fornito una decisa apertura sul tema, ma adesso ribadisce che “non consentiremo a nessuno di fare i termovalorizzatori”. Insomma, resta la guerra, ormai neppure troppo velata, con Roma che non ha mai nascosto l’eventualità di costruirne dei nuovi anche in una Sicilia che ne è sprovvista.

Articolo pubblicato il 12 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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