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Una fusione tra aziende per sopravvivere
di Chiara Borz├Č

Elaborazione dati a cura di InfoCamere per Il Sole 24 Ore: 115 mila le richieste di fusioni e scissioni dal 2012 al 2014. Le imprese dell’Isola ricorrono poco alla modifica della fisionomia: Catania conta solo 100 istanze

Tags: Infocamere, Impresa



MILANO – La crisi sta modificando l’assetto delle aziende italiane. Lo dimostrano i nuovi dati diffusi da InfoCamere sulle operazioni di fusione e scissione d’impresa.

Tra il 2012 e il 2014 sono state oltre 115mila le domande inoltrate alle camere di commercio italiane per procedere verso una delle due operazioni di ristrutturazione aziendale, la maggior parte sono provenienti dal Centro-Nord Italia.

Nel dettaglio parliamo di 92mila pratiche di fusioni e 23mila pratiche di scissione inoltrate, con anno record di richieste rintracciato nel 2012, quando furono censite circa 117mila domande totali.

I dati sono stati elaborati da InfoCamere per il Sole 24 Ore. A numeri così alti non contribuisce il Sud Italia e in particolare la Sicilia, terra che sembra lontana dagli standard del resto del Paese e che contestualmente vive un sostanziale equilibrio tra richieste di fusione e scissione.

I segni della crisi sono evidenti anche nell’Isola, le aziende locali sentono meno l’esigenza di ristrutturare il proprio assetto societario, ma qualora provvedono a farlo la via è davvero duplice: solo le grandi province propendono per la fusione, mentre nei territori più piccoli o meno sviluppati da un punto di vita imprenditoriale il dato è neutro.

La fusione diventa la soluzione più scelta quando si vogliono unire le forze economiche, soprattutto in presenza di concorrenti di più grande spessore nel mercato, e si cerca di salvare o rallentare la perdita economica.

Ci sono inoltre delle particolari possibilità che rendono l’operazione appetibile: si riducono i tempi di attesa delle forniture, ottenendo una velocizzazione dei processi produttivi; cresce la possibilità di aumentare il know how, integrando tecnologie e utilizzando meglio i processi produttivi; si elimina un concorrente dal mercato.

Altra possibilità di ristrutturazione è quella della scissione, parziale o totale, di azienda. Un’ operazione che permette di frammentare il singolo patrimonio per incorporarlo in seno a quello di un’attività più forte. Vale per questo contesto quanto annunciato prima rispetto alle preferenze nei territori per la fusione o la scissione.

Nel 2014 nella provincia di Enna le pratiche di scissione presentate sono state appena 5, a Siracusa e Caltanissetta 17, ad Agrigento e Ragusa 28, a Trapani 38.

E’ nelle future città metropolitane che le richieste di scissioni aziendali appare più alta, ed in particolare a Catania si raggiunge una somma di richiesta veramente considerevole. A Palermo i dossier censiti sono 42, a Messina 48, a Catania ben 99. Il dato avvicina la provincia catanese a quella di Varese (101 richieste) e le permette di superare Rimini e Trento (91 richieste).

Scindere una società non vuol dire soltanto cedere il proprio patrimonio ad una seconda società già esistente, ma può voler dire anche creare all’interno dell’azienda stessa delle realtà più piccole. In questo modo si può creare una prospettiva diversa, di nuove società minori, ma con maggiore possibilità di sopravvivenza.
 

 
Fusione aziendale preferita nelle grandi province
 
CATANIA – Analizzando i dati che InfoCamere ha rielaborato per il Sole 24 Ore, emerge un elemento particolare per la Sicilia: nel territorio regionale solo due delle tre province più grandi, quelle di Palermo e Messina, fanno registrare una netta preferenza per le fusioni imprenditoriali. Catania rimane in equilibrio tra i due trattamenti con 100 fusioni richieste e 99 scissioni. Questo il quadro negli altri territori. A Trapani, le fusioni sono state 30 e le scissioni 38, ad Agrigento le prime 24 e le seconde 28, lo stesso quadro si legge a Siracusa dove le fusioni censite sono state 13 e le scissioni 16. A Caltanissetta il rapporto è di 15 fusioni contro 17 scissioni, nella provincia di Ragusa torna un confine sottile di differenza dato dalle 29 fusioni registrare contro le 28 scissioni censite da InfoCamere. A Messina emerge la prima netta differenza regionale, con 94 fusioni a fronte delle già citate 48 richieste di scissioni, alla provincia peloritana segue quella di Palermo con 89 fusioni e 42 separazioni di patrimonio emerse dai registri delle imprese. in Sicilia regna un equilibrio sostanziale, con una propensione alla scissione che caratterizza soprattutto le province più piccole.

Articolo pubblicato il 14 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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