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Obiettivi di crescita: la Sicilia è lontana da tutti i parametri Europa 2020
di Serena Giovanna Grasso

Check-up Mezzogiorno Confindustria: impossibile pensare alla ripresa se si investe pochissimo in ricerca e sviluppo (0,88% del Pil). Necessario innanzitutto puntare sul capitale umano e ridurre l’abbandono scolastico (25,8%)

Tags: Economia, Sicilia, Confindustria



PALERMO – L’uscita dal tunnel della crisi è sempre più lontana. Il numero delle imprese in fallimento tende inesorabilmente a crescere; il prodotto interno lordo continua a subire non affatto indifferenti perdite; disoccupazione alle stelle ed ogni singolo comparto economico immaginabile scivola sempre più nel baratro. Si tratta di fattori comuni a gran parte dello Stivale e certamente tanto più accentuati nella parte insulare e meridionale dell’Italia.

Sono ambiti economici strettamente influenzati dalle caratteristiche del territorio (per il Mezzogiorno sarebbe più corretto parlare di arretratezze territoriali), ma anche dipendenti dalle competenze e capacità degli abitanti. In questa sede, sarà nostro compito indagare sulla ragione dei negativi risultati ottenuti in ambito economico dalla Sicilia e da tutto il Mezzogiorno in generale. La fonte di cui ci serviremo è il rapporto Check-up Mezzogiorno pubblicato lo scorso 28 luglio dalla Confcommercio.

Certamente oltre alle difficoltà naturalmente insite nel territorio, è da rilevare un sostanziale arretramento nel raggiungimento degli obiettivi di crescita intelligente e solidale nelle regioni del Mezzogiorno. Innanzitutto, è opportuno rilevare che rispetto all’obiettivo minimo che l’Europa si impegna a perseguire entro il 2020, l’Italia a causa di arretratezze di fondo è stata costretta a ridimensionare l’aspettativa. Ciononostante il Mezzogiorno continua ad ottenere risultati ancor più lontani.

Spesa in ricerca e sviluppo (percentuale del pil)
Come è possibile pretendere una ripartenza senza investire in ricerca e sviluppo? Questo è certamente l’interrogativo che i governatori delle regioni meridionali ed insulari hanno evitato di porsi. Così, nel Mezzogiorno si investe solo lo 0,90% del Pil, a dispetto dell’obiettivo Italia pari all’1,53% e naturalmente ancor più lontano dall’obiettivo europeo del 3%. L’unica regione meridionale ad avvicinarsi quanto più all’obiettivo meridionale è la Campania, con una spesa per ricerca e sviluppo in rapporto al Pil pari all’1,30%. La Sicilia si uniforma al risultato del Mezzogiorno con una lieve tendenza al ribasso (0,88%); mentre è il Molise la regione che investe meno in assoluto (0,44%).

Giovani che abbandonano prematuramente gli studi (%)
Altresì, nel Mezzogiorno si rileva la quota più consistente di giovani che abbandonano gli studi scolastici e di conseguenza la quota più contenuta di laureati. Anche in questo caso dobbiamo confrontarci con un obiettivo italiano ridimensionato rispetto a quello europeo. In particolar modo, proprio in Sicilia è possibile rilevare il tasso di abbandono scolastico più elevato a livello nazionale (25,8%), superiore di undici punti percentuali rispetto all’obiettivo italiano (15%) e di sedici punti percentuali rispetto all’obiettivo europeo (10%). Naturalmente anche a livello meridionale si rilevano risultati ugualmente insoddisfacenti (21,4%).

Popolazione 30-34 anni con titolo di studio universitario (%)
L’altra faccia della medaglia dell’abbandono scolastico non potrebbe che essere l’assai ridotta porzione di popolazione in possesso di un titolo di studio universitario. Corrispondentemente al più elevato tasso di abbandono scolastico, in Sicilia è possibile rilevare uno dei più contenuti tassi di giovani tra i 30 e i 34 anni in possesso di una laurea (16,6%), fa di peggio solo la Campania (16,3%). Inutile ribadirlo, ma anche in questo caso siamo ampiamente lontani dall’obiettivo italiano (27%) ed europeo (40%).
Dunque, a questo punto è possibile formulare una riflessione conclusiva. In base ai dati finora analizzati, risulta parecchio difficile se non addirittura impossibile sperare in una ripresa economica. Non tutto dipende dalle carenze economiche di base, molto si può cambiare grazie alle competenze maturate spesso nell’ambito di un percorso universitario, competenze che purtroppo in Sicilia e nel Mezzogiorno vengono meno.

Articolo pubblicato il 19 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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