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Galantino ha ragione, controllare gli immigrati
di Carlo Alberto Tregua

L’emergenza umanitaria senza fine

Tags: Nunzio Galantino, Matteo Salvini, Migranti, Immigrazione



“I vescovi non rompano le scatole, facciano i vescovi, ai cittadini pensano i sindaci” ha urlato Matteo Salvini. Si tratta di populismo, come afferma mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei.
I populisti, del movimento politico-culturale russo, aspiravano a una sorta di socialismo rurale e facevano  risiedere nel popolo il potere. Solo che il popolo era la tromba della volontà di pochi:quelli che comandavano!
Secondo Galantino, il populismo è un crimine di lesa maestà. Tutto ciò riguarda l’accoglienza delle centinaia di migliaia di migranti che hanno invaso la Sicilia e le isole greche, dato che le separano dalle coste turche solo quattro chilometri.
Mentre, però, la Turchia è governata con pugno di ferro dal presidente Recep Tayyp Erdogan, la Libia, da cui partono i barconi fatiscenti, è in pieno caos con due governi: quello ufficiale di Tobruk e quello islamico di Tripoli, i cui rappresentanti si odiano profondamente.
È improbabile, a medio termine, la composizione tra le due parti.
 
Dunque, Nunzio Galantino ha sferrato un calcio al governo sostenendo che una volta salvati, i migranti sono abbandonati a loro stessi. Ha perfettamente ragione. Infatti, la burocrazia preposta alla identificazione e alla valutazione dei diritti dei migranti, come per il riconoscimento di rifugiati politici, è lentissima, come tutta la burocrazia italiana e impiega anni per completare l’iter burocratico.
Viene osservato che l’identificazione e la valutazione dei diritti dei migranti è molto difficile. A codesti incapaci bisognerebbe spiegare come in Germania la stessa procedura venga esaurita in poco più di trenta giorni. Forse i burocrati tedeschi sono marziani ma è certo che quelli italiani sono pigmei.
Un governo che si occupa solo del salvataggio e dell’accoglienza non è efficace. Se la procedura di identificazione e valutazione fosse fatta in trenta giorni, come in Germania, potrebbe essere messo in moto un ordinato processo di espulsione riconducendo coloro che non avessero diritto, sulle spiagge di partenza.
E qui casca l’asino.
 
Gli aerei e le navi che dovessero rimpatriare i non aventi diritto, non riceverebbero l’opportuna autorizzazione, forse, dal governo libico-islamico, mentre probabilmente, negoziando questa necessità con l’altro di Tobruk, si potrebbe arrivare ad un accordo, anche tenuto conto dei cospicui interessi energetici (e non solo), che l’Italia ha in quel Paese.
Ma poi, gli accordi dovrebbero essere completati con Egitto, Algeria e Tunisia che sono paesi amici e che, probabilmente, consentirebbero la restituzione di qualche migliaio di migranti non aventi diritto. Ricordiamo che l’imprenditore algerino Issad Rebrab ha acquistato l’altoforno di Piombino investendo un miliardo di euro.
Ovviamente, un flusso continuo ed ordinato di rimpatri costituerebbe un forte deterrente alle nuove partenze perché verrebbe meno la sicurezza di restare in Europa.
Una volta valutato se i migranti hanno il diritto di restare, al netto di quelli rimpatriati per aereo o per nave, le strutture pubbliche dovrebbero occuparsi di assistere adeguatamente gli esiliati politici, come ancora una volta, con ragione, ha affermato Galantino.

Ma qui interviene la solita furbizia italica basata sulla corruzione. Si tratta di tutti coloro che hanno messo in piedi strutture, cooperative e imprese per alloggiare questi migranti.
Se il loro numero fosse dimezzato dalla cernita di cui prima si accennava, si taglierebbe il costo dello Stato che, per il 2015, è stimato in oltre 1,2 miliardi. Ma, e soprattutto, si potrebbe fare una scelta di gestori qualificati da controllare a fondo affinché rendano servizi appropriati con la non piccola cifra di 30-35 euro pro capite e per giorno.
Occorre, quindi, una decisione ferma del Governo, per mettere in atto il processo di valutazione da concludersi in trenta giorni, in modo che chi ne abbia diritto venga assistito bene e che chi sia fuggito dai propri territori, per motivi economici e non per persecuzione, ritorni ai siti secondo la soluzione prima prospettata.
Il comportamento ondivago del governo non fa chiarezza e continua a mantenere in uno stato di opacità una situazione delicata che potrebbe diventare esplosiva.

Articolo pubblicato il 19 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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