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Catania Spa da radiare, discredito sulla città
di Redazione

• Ieri la sentenza del Tribunale nazionale della Federcalcio sulla società rossazzurra: retrocessione in Lega Pro con 12 punti di penalizzazione e inibizione di cinque anni per il presidente Pulvirenti • Una decisione tutt’altro che esemplare, che non punisce in modo adeguato chi con i suoi comportamenti ha gettato fango sulla città pur di tutelare i propri interessi economici • La città sana deve distinguersi dai malfattori

Tags: Calcio Catania, Antonino Pulvirenti



CATANIA - “Saremo inflessibili”. Con queste parole il presidente dalla Federazione italiana giuoco calcio, Carlo Tavecchio, si era espresso commentando, nel giugno scorso, le prime notizie sul caso Catania Calcio, su quelle partite comprate che consentirono alla squadra del presidente Antonino Pulvirenti di evitare la retrocessione in Lega Pro. Ieri è finalmente arrivata la sentenza di primo grado da parte del Tribunale nazionale della Federcalcio, ma di “inflessibile”, come si legge nel comunicato ufficiale n. 15/Tfn, c’è davvero poco.
Per il Calcio Catania la retrocessione in Lega Pro (la stessa categoria in cui la società sarebbe molto probabilmente finita se gli illeciti non fossero stati commessi) e 12 punti di penalizzazione sul prossimo campionato 2015/2016; per il presidente Antonino Pulvirenti “l’inibizione di anni cinque e l’ammenda di € 300.000”; per l’amministratore delegato Pablo Cosentino  “l’inibizione di anni quattro e l'ammenda di € 50.000.00”; infine, per il procuratore sportivo Piero Di Luzio, “inibizione di anni cinque, più la preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della Figc, in continuazione, più ammenda di € 150.000”.

Le pene comminate dal Tribunale federale ci sembrano lievi e inadeguate alla gravità dell’evento. La società, come già accennato, militerà nello stesso campionato in cui sarebbe molto probabilmente retrocessa se le partite giocate contro Avellino, Varese, Trapani, Latina, Ternana e Livorno non fossero state comprate. Di conseguenza, l’unica sanzione consiste nella penalizzazione di 12 punti sul prossimo campionato. Per quanto riguarda la dirigenza, tra cinque o quattro anni (a meno di probabili riduzioni di pena in appello) potrà tranquillamente tornare a operare nel mondo del calcio. Questo non ci sembra essere “inflessibili”.
La scelta di Pulvirenti di intervenire economicamente per alterare il risultato delle partite è stata ovviamente fatta per tutelare i propri interessi economici, per evitare alla propria Spa (quale appunto è il Catania) una retrocessione con pesanti conseguenze economiche. Non si tratta di penalizzare Catania come città, ma di punire severamente tutti coloro i quali (e Pulvirenti, purtroppo, è soltanto uno degli ultimi in ordine di tempo) hanno macchiato il mondo dello sport con comportamenti scorretti.

L’aspetto peggiore legato alle illecite vicende del Catania Spa e del suo presidente è il discredito piovuto sulla città, quasi che le vicende di una società sportiva possano essere assimilate a quelle di un’intera Comunità o dell’Amministrazione che la guida. Come già scritto in passato, le vicende calcistiche non devono ostacolare il percorso di una Catania che sta cercando così faticosamente di venire fuori da un nerissimo periodo di crisi. è necessario far emergere in modo netto questa divisione, ricordando all’opinione pubblica nazionale come la città voglia crescere in un ambiente etico in cui chi fa bene va premiato e chi fa male va punito. E questo si sarebbe dovuto tradurre in una radiazione per i vertici della società e nella retrocessione della stessa fra i dilettanti.
Sarebbe un peccato se, anche a causa di questa sentenza così lieve, non si facessero i dovuti distinguo fra chi vuole crescere in modo corretto, nel rispetto delle regole e chi è disposto ad andare contro la legge pur di tutelare i propri interessi contro quelli di Catania.

Articolo pubblicato il 21 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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