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Quotidiano di Sicilia

197 i giornalisti siciliani minacciati dalla criminalità dal 2011 ad oggi
di Oriana Gionfriddo

E' stata presentata la relazione della Commissione Parlamentare Antimafia sui rapporti tra mafia e informazione. Più a rischio i professionisti dell’informazione della carta stampata. A seguire tv e web

Tags: Giornalismo, Rosi Bindi, Claudio Fava



CATANIA – Sono 2.350 i giornalisti minacciati dal 2006 a oggi, “colpevoli” soltanto di avere scritto poche righe, ma oneste.
Il 5 agosto 2015 la Commissione Parlamentare Antimafia ha approvato con voto unanime la relazione del vicepresidente Claudio Fava che espone i risultati dell’inchiesta condotta dalla stessa Commissione sui rapporti fra mafia e informazione da luglio 2014 a luglio 2015, con 34 audizioni di esperti e di giornalisti che hanno subìto intimidazioni, minacce e ritorsioni a causa del loro lavoro, freelance divisi tra deontologia e “verità scomode”.

“Esiste un reticolo di interessi criminali - si legge nella relazione - che ha trovato in alcuni mezzi d’informazione e in alcuni editori un punto di saldatura e di reciproca tutela. Ci sono sacche di informazione reticente e di editori attenti a pretendere il silenzio delle loro redazioni su fatti o nomi innominabili”, una realtà sulla quale “l’Ordine dei giornalisti ha ormai abdicato a esercitare una funzione di fattivo controllo, avendolo dovuto delegare per legge ai cosiddetti consigli di disciplina che fino a oggi hanno funzionato poco o nulla”.
Dati allarmanti quelli dell’Osservatorio “Ossigeno per l’informazione”, che tracciano una fotografia dell’Italia ancora “imbavagliata”.
Se prendiamo in analisi soltanto il 2015, quindi un dato parziale che copre il periodo che va dal primo gennaio al 15 agosto, i giornalisti vittime di minacce sono 229, e di questi 23 sono siciliani.

Ebbene sì, l’Isola non è ancora libera. Ma le intimidazioni non riguardano soltanto la Sicilia o il Mezzogiorno, al primo posto nella classifica delle regioni italiane (dal 2011 a oggi) con più cronisti vittime di intimidazioni troviamo la regione Lazio con 308 casi, Campania al secondo posto (295) e al terzo posto, sorpresa, la Lombardia (287), un dato che ci ricorda che qualsiasi nome vogliamo dare a questo fenomeno, esso esiste e ricopre tutto lo Stivale, da Nord a Sud.
Quarta posizione per la Sicilia (197), seguita da Calabria (103) e Puglia (100).
I giornalisti più a rischio sono quelli che lavorano per la carta stampata, a seguire tv e web.

Eppure, la Sicilia ha registrato un andamento positivo in questo racket dal 2011 a oggi. Si passa da un numero di 44 cronisti, raggiungendo un picco di 55 nel 2014, per arrivare a 23 nel 2015, anche se questo è un numero aggiornato al 15 agosto 2015 e quindi parziale.
Qualcosa sta cambiando?

Questo dicono i numeri ma si sa, i numeri sono dati freddi, tra il dato e i fatti ci sono mille variabili intervenienti in mezzo che possono falsificare la fotografia finale e ci possono essere altri mille motivi per cui alla fine venga fuori un dato positivo all’interno di un quadro catastrofico.

Importanti le dichiarazioni pervenute dal presidente del Senato, Pietro Grasso: “I dati di Ossigeno – ha detto - ci costringono non solo a riflettere ma anche ad agire. Ci sono troppi minacciati ed ancora non siamo capaci di trovare soluzioni adeguate”.
“Saremo punto di riferimento” - assicura la presidente della Commissione Antimafia Rosi Bindi
Ma per fronteggiare il problema non basta prendere impegni solenni, bisogna agire.
Omertà. Sì, proprio lei.
La bestia, il male.
Senza andare troppo lontano, senza gesti eclatanti, sarebbe già un grosso passo avanti se la comunità, invece di nascondersi, iniziasse a prendere posizione.

Articolo pubblicato il 21 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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