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Frena il Pil dei Paesi Ocse, il II trimestre è deludente
di Redazione

Anche un Italia un lieve peggioramento rispetto ai dati di marzo 2015

Tags: Pil, Economia



ROMA - Il Pil dei paesi Ocse frena leggermente attestandosi a +0,4% nel secondo trimestre rispetto al +0,5% del primo trimestre. Anche in Italia il Pil rallenta a +0,2% nel secondo trimestre, in lieve peggioramento rispetto al +0,3% dei primi tre mesi.
Male la Francia, stagnante contro il +0,7% del primo trimestre, mentre registra risultati positivi la Germania, che cresce dello 0,4% contro lo 0,3% dei primi tre mesi. Nell'area euro la crescita si ferma a +0,3% contro il +0,4% di tre mesi fa.

Accelerano gli Stati Uniti, che avanzano dello 0,6 contro il +0,2% del primo trimestre, mentre il Giappone è l'unico paese Ocse in crescita negativa a -0,4% contro il +1,1% di tre mesi fa. Su base tendenziale i Paesi dell'area Ocse restano a +2% nel secondo trimestre di quest'anno, come nei primi tre mesi.

L'Italia avanza a +0,5% dal precedente +0,1%. In rialzo dell'1,6% l'Unione europea da +1,5% e a +1,2% l'area euro da +1%. In crescita anche Francia e Germania, rispettivamente a +1% e +1,6% da +0,9% e +1,1%. Gli Usa rallentano a +2,3% da +2,7% e il Giappone avanza dello 0,7% da -0,8%.

La ripresa, quindi, procede a rallentatore, mentre dall’Oriente si fa sempre più grande lo spettro della speculazione che ha preso di mira la Cina. Sulla questione ieri è intervenuto anche il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan al Meeting di Rimini. “Della Cina – ha detto - bisogna occuparsi se non preoccuparsi. È la seconda economia mondiale, quindi la vera preoccupazione è se la Cina smette di crescere”.

“Il fatto che rallenterà la crescita – ha aggiunto - era nei fatti ed era attesa. La Cina si sta trasformando, diventa un'economia matura, un'economia in trasformazione. Il tasso di crescita diminuisce ma ci dovremo spaventare se crescerà meno del previsto. Se riuscirà a controllare la fase di transizione sarà un bene per la Cina. ma è una situazione da cui noi italiani ed europei dobbiamo trarre una lezione: sì contare sulla crescita dei Paesi emergenti, ma si deve contare soprattutto su se stessi. Bisogna chiedersi cosa deve fare oggi l'Europa per contare di più e crescere di più. Se la Cina dovesse rallentare ulteriormente la sua crescita, dovremmo chiedere all'Europa di occuparsene”.

“La Cina – ha concluso il ministro - è un segnale per l'Europa e una lezione che l'Europa non può permettersi di ignorare”.

Articolo pubblicato il 27 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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