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Artico e Mediterraneo due poli in guerra
di Carlo Alberto Tregua

Motivazioni diverse ma pur sempre gravi

Tags: Mediterraneo, Energia



Quando si parla del Polo Artico, si pensa ad un immenso territorio gelato che abbia poco interesse per l’umanità. Non è così. Infatti, la Russia rivendica 1,2 milioni di chilometri quadrati. La Danimarca e il Canada sono interessati allo stesso enorme territorio. Lo stesso dicasi di Stati Uniti, Islanda e Norvegia.
Perché tutti questi Paesi intendono rivendicare la loro sovranità su questa vasta parte della regione polare? La risposta è evidente. Nella pancia del territorio vi sono enormi riserve di idrocarburi, di minerali e di gas, energia che fa muovere l’economia del mondo e che rappresenta fra il 20 e il 30% delle riserve mondiali.
Ancora non c’è una vera e propria guerra, però, tutte le nazioni interessate fanno di tutto per mettere le bandierine sul territorio e rivendicarne la proprietà.
Il Comitato dell’Onu che si occupa della questione, come sempre accade, non è arrivato a capo di niente, perché impedito da veti e contro veti e, almeno per i prossimi anni, non si vede una possibile conclusione.

L’altro polo in guerra non dichiarata è il Mediterraneo. Una guerra di carne umana che trafficanti, banditi e delinquenti alimentano ogni giorno.
Vi è guerra in Libia tra il governo islamico di Tripoli e quello riconosciuto di Tobruk. In quel Paese di sei milioni di abitanti, si contano oltre 150 tribù tutte in lotta fra loro. In Egitto, dopo la legge antiterrorismo fatta approvare dal presidente Al Sisi il 17 agosto, gli attentati si susseguono perché i cattivi islamici che costituiscono una minoranza, in nome di Allah vorrebbero riprendere il potere, come fecero qualche anno fa.
La Palestina non riesce a capire che riconoscendo Israele, potrebbe avviarsi un periodo di pace e prosperità, mai conosciuto. Però, vi sono i seguaci di Al Fatah che amano la guerra per la guerra.
Il disastro della Siria, che ha riflessi sul Mediterraneo, non si riesce a controllare. Né il presidente turco Erdogan riesce a trovare una soluzione per dare un territorio ai curdi, che sono frazionati in diverse nazioni, ma costituiscono un popolo di quaranta milioni di persone, che avrebbe diritto ad un territorio, come nel 1948 fu assegnato quello attuale a Israele.
 
Dall’altra parte del Mediterraneo, Algeria e Marocco, hanno stabilità politica perché il vecchio presidente algerino Abdelaziz Bouteflika ha carisma e tiene in ordine il suo Paese, per altro molto ricco di energia che trasferisce attraverso il gasdotto sottomarino a Gela.
Il giovane sovrano del Marocco, Mohamed VI, sta facendo sviluppare il suo Paese con ordine e rapidità, puntando su infrastrutture (autostrade, porti mediterranei e atlantici, aeroporti, basi logistiche ed altro), facendo crescere Pil e occupazione a ritmi sostenuti.
Il punto debole del Mediterraneo è la Tunisia con i suoi 11 milioni di abitanti, che sta uscendo con fatica da una fibrillazione interna, avendo eletto a grande maggioranza, l’ottantanovenne Beji Caid Essebsi.
Con questi Paesi, l’Europa dovrebbe fare convenzioni perché si riprendano tutti i migranti che vengono in questo continente senza averne diritto.
Nel Mediterraneo non c’è una vera e propria guerra ma i morti sono tanti, forse più di tremila. Sarebbe ora che l’Onu e l’Ue tentassero di portare pace nel Mare Nostrum.

Nel Polo Artico vi è la guerra non dichiarata per l’energia. Nel Polo Mediterraneo vi è la guerra non dichiarata per i migranti. I due poli andrebbero trattati con buon senso, per ricondurre a ragionevolezza nel primo caso i contendenti e, nel secondo, caso tutti coloro che cercano disperatamente di sfuggire a persecuzioni, malattie e guerre.
I due poli sono distanti decine di migliaia di chilometri, hanno problemi diversi ma entrambi gravi. La parte più avanzata dei paesi è egoista, pensa a sé stessa e non a come risolvere sostanzialmente i problemi che stiamo esaminando.
E si capisce la ragione. Ogni nazione ricca si dovrebbe privare di una parte delle sue sostanze per darle a quei paesi che ne hanno bisogno. Invece, avviene il contrario: nei paesi poveri ma dotati di ricchezze naturali come minerali ed energia, le società occidentali comprano tutto ciò che vi è di buono e mantengono nella povertà quelle popolazioni.

Articolo pubblicato il 29 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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