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Governo, 400 mln a Poste ma strangola gli editori
di Carlo Alberto Tregua

Quotidiani: no a ritardi nella consegna

Tags: Fieg, Poste Italiane



Il Governo ha preparato lo schema di contratto di programma 2015/19 tra il Mise (Ministero dello Sviluppo economico) e Poste Italiane Spa. Il contratto prevede gli oneri a carico del bilancio dello Stato per il servizio postale universale, che nell’anno corrente è di 262,4 milioni, cui aggiunge 89 milioni come contributo a carico del fondo di compensazione (art. 3, C12, lettera B, Dlgs 261/99). Inoltre il Dipartimento dell’Editoria paga a Poste altri 50 milioni l’anno.
Il comportamento del Governo presenta criticità, fra cui la mancata osservanza sull’obbligo di mettere a bando internazionale il servizio universale, come prevede la legge europea. Tanto che la commissaria Ue al Mercato interno, industria, imprenditoria e Pmi, la polacca Elzbieta Bienkowska, con lettera inviata al Governo italiano, ha chiesto spiegazioni sull’omissione.
Inoltre, la Commissione ai servizi del Mercato interno ha comunicato al Governo che nessuna deroga è stata concessa dalla legge italiana agli obblighi del servizio universale e, pertanto, la direttiva Ue in materia si deve intendere non derogabile.
Strano che l’Autorità garante per le comunicazioni (AgCom) abbia dato parere favorevole per la consegna di posta e quotidiani a giorni alterni.

Lo schema di contratto citato è stato sottoposto all’obbligatorio parere della Commissione permanente Lavori pubblici e Comunicazione del Senato, nella seduta del 5 agosto. Tale parere è stato favorevole, con raccomandazioni formali.
Ripetiamo che Poste Italiane ha in programma di consegnare la posta e, peggio, i quotidiani a giorni alterni, in oltre cinquemila degli ottomila comuni italiani. Ma già oggi i quotidiani sono consegnati agli abbonati in maniera irregolare, quasi mai lo stesso giorno di uscita e, spesso, a grappoli di due-tre giorni insieme.
A fronte di questo disservizio, Poste esige tariffe massime, stabilite nel Decreto ministeriale del 21/10/2010, rifiutando di trattare con gli editori una riduzione di tali tariffe, appunto massime e quindi riducibili.
Eppure, nella scheda di qualità di Poste la consegna dei quotidiani dev’essere effettuata lo stesso giorno e mai l’indomani, come peraltro avviene in Germania e in altri Paesi ove l’informazione cartacea è ancora considerata il primo strumento per l’opinione pubblica.
 
Si potrebbe osservare che l’informazione ormai circola nel mondo digitale e non ci sarebbe più bisogno della carta stampata. Così dissero alcuni soloni a proposito dei libri, quando venne la moda di quelli digitali. Così dissero altri soloni della radio, quando arrivò la televisione. Sono stati tutti smentiti. La radio è più viva che mai, i libri si comprano più di ieri. Anche i giornali, che hanno toccato il fondo per numero di copie vendute, hanno ancora un futuro, pur nella convivenza delle copie digitali.
Ecco perché è necessario che le copie vengano consegnate agli abbonati la mattina fra le ore sette e nove.
Se Poste Italiane Spa, controllata al 100 per cento dal Ministero dell’economia e la finanza (Mef) non è in condizione di osservare gli obblighi contrattuali, si faccia da parte in modo che il Governo pubblichi il bando internazionale cui sono interessati gruppi che sanno e vogliono fare bene questo mestiere.

A fronte dei circa 400 milioni che lo Stato paga a Poste quest’anno, i quotidiani continuano a essere consegnati come prima indicato. La controprova è che Poste si rifiuta di tracciare la consegna, non facendo segnalare sull’apposito terminale in dotazione ai portalettere giorno e ora in cui la copia viene imbucata.
Inoltre, di fronte a tanta generosità verso Poste, il Governo stringe il nodo scorsoio alla gola degli editori puri, cioè a quelli che non hanno interessenze in altre imprese o banche. Nel 2014 a tutti gli editori è stato distribuito un contributo di appena 42 milioni, a fronte degli 80 necessari: poco più del 50 per cento.
Due pesi e due misure, perché gli editori puri non hanno sufficiente peso, mentre Poste, egoisticamente, può fare e disfare quello che crede, essendo un’emanazione diretta del Governo.
Qui è in gioco il futuro di decine di editori che, a fronte dell’oligopolio dei maggiori quotidiani italiani, che rastrellano la pubblicità, possono sopravvivere solo se sostenuti per produrre quell’informazione (art. 21 della Costituzione) indispensabile a fare comprendere bene gli eventi e a scoprire gli altarini.

Articolo pubblicato il 01 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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