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Quella panzana di togliere il crocifisso
di Carlo Alberto Tregua

Obiettiva sentenza della Corte europea

Tags: Corte Europea, Religione, Chiesa, Crocifisso



In questi giorni, alcuni quotidiani hanno messo in prima pagina una panzana e, cioè, che la Corte europea per i diritti dell’uomo, formata da 7 giudici, ha sentenziato che in Italia debbano essere eliminati i crocifissi dalle aule. Non è questo il senso della sentenza, la quale prende in esame uno scenario ampio, che riguarda i 27 membri dell’Unione e i suoi quasi 500 milioni di abitanti. La questione riguarda la libertà di religione, con la conseguenza che non è possibile preferire l’una o l’altra nei luoghi frequentati dai cittadini, in qualunque parte del territorio europeo.
In Germania è stato eletto il capo della Chiesa protestante, cui aderiscono 25 milioni di fedeli: è una donna, Margot Kässmann. Nessuno si è scandalizzato, né hanno protestato le altre religioni organizzate presenti sul territorio tedesco.

In Italia, la presenza di uno Stato straniero come quello del Vaticano condiziona l’attività politica e sociale del Governo italiano ed anche molti cittadini. È vero che la maggioranza degli italiani è battezzata con rito cattolico, ma è anche vero che le chiese sono vuote, che i sacerdoti spariscono ogni giorno di più e che vi è una grande difficoltà a celebrare i riti.
Qui non si tratta di stabilire chi crede in Dio o chi non ci creda, ma di accettare che delle strutture ecclesiastiche, in nome del Padreterno, possano esercitare un potere temporale, traendone benefici materiali. Fra questi, è del tutto anacronistico che vi siano alcune decine di migliaia di insegnanti di religione cattolica nella scuola pubblica, nominati dal vescovo locale. Ed è altrettanto anacronistico che l’ora di religione sia dedicata solo ai giovani cattolici, i quali hanno l’unica opzione di non parteciparvi. Ma poi gli insegnanti cattolici partecipano ai consigli di classe quando si fanno le valutazioni finali. Tutto ciò non è conforme alla Costituzione italiana.
 
Ricordiamo che il nuovo patto fra Italia e Vaticano, cioè due entità indipendenti, firmato nel 1984 da Bettino Craxi e dal segretario di Stato vaticano, il cardinale Agostino Casaroli, ha eliminato dall’accordo la considerazione della religione cattolica come religione di Stato. Con ciò è stato aperto il culto a tutte le religioni, le quali hanno pari dignità, indipendentemente dalla loro dimensione numerica.
Nell’ora di religione prevista nelle scuole italiane, per conseguenza, dovrebbe essere insegnata la storia delle religioni o la filosofia comparata delle religioni e non già un para-catechismo cattolico. Questo significa insegnare ai giovani cittadini la laicità dello Stato, coniugata con valori etici e morali non necessariamente religiosi, ma anche con valori religiosi non necessariamente cattolici.
La stampa si è scatenata contro don Giorgio De Capitani, parroco di Monte di Rovagnate, in provincia di Lecco, il quale nelle sue omelie inveisce contro Silvio Berlusconi: sostiene che i militari morti nelle missioni estere non debbano  essere pianti.

Quando muore un nostro connazionale all’estero, in missione di pace (o di guerra) ci dispiace molto, come ci dispiace quando muoiono tecnici e operai a seguito di infortuni sul lavoro, ma per questi ultimi non si fanno i funerali di Stato come si fanno per i soldati. Inoltre, non viene ricordato che i soldati all’estero ricevono adeguati compensi previsti dalle regole di ingaggio per gli eserciti di tutto il mondo, che sono ampiamente superiori a quelli degli operai che muoiono.
Confondere il diavolo con l’acquasanta è sempre un grave errore, ma è così che si comporta lo Stato del Vaticano tentando continuamente di interferire nella politica dello Stato italiano. Peggio fanno quei politici che, per pura convenienza, seguono alcuni indirizzi di Ratzinger per averne benefici in termini di consenso elettorale.
Ognuno ha la propria sensibilità e in materia religiosa si regoli come crede, ma nessuno deve imporre alla nostra coscienza cosa credere o non credere, a quale religione appartenere, come professarla e a quali obblighi sottostare. Chi volesse coartare chicchessia, si metterebbe dalla parte del torto, cosa che sta facendo con sempre maggiore insistenza il prete tedesco che provvisoriamente occupa il seggio di Pietro.

Articolo pubblicato il 06 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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