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Quotidiano di Sicilia

Occupazione, fondi Ue 2014/20. 3,4 mld di euro per creare lavoro
di Michele Giuliano

Adottati i programmi operativi per il nuovo settennio si pensa a quali settori destinare le risorse. Soldi alle imprese per reclutare personale e migliorare la competitività sul mercato

Tags: Unione Europea, Fondi Fesr



PALERMO - La Commissione europea recentemente ha adottato i programmi operativi 2014-2020 di diverse Regioni, tra cui la Sicilia. L’isola beneficerà di 3,41 miliardi stanziati dall’Unione europea attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Fesr). Con l’aggiunta del cofinanziamento nazionale il valore complessivo del programma in Sicilia arriva a circa 4,55 miliardi.

“Questi ambiziosi programmi, adattati alle esigenze delle diverse regioni, - afferma Corina Creţu, Commissaria Ue per la Politica regionale - contribuiranno a rinforzare il cammino della ripresa economica dell’Italia e a creare nuova occupazione. I benefici per i cittadini di Sicilia, Basilicata e Veneto saranno concreti e tangibili, anche grazie a notevoli investimenti per l’ambiente e le infrastrutture”.

Le regioni italiane utilizzeranno i fondi disponibili per creare posti di lavoro e rafforzare la loro capacità di ricerca e innovazione, oltre che per supportare l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese. Gli investimenti contribuiranno ad aiutare le imprese a essere più competitive e lanciare nuovi prodotti sul mercato.

Un secondo settore chiave dei programmi è rappresentato dallo sviluppo dell’agenda digitale: la copertura della banda larga raggiungerà tutta la popolazione e la gamma di nuovi servizi online a disposizione dei cittadini sarà ampliata. Infine i programmi prevedono misure specifiche che consentano alle Regioni di contribuire a raggiungere l’obiettivo europeo di una transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, ciò sarà possibile in particolar modo attraverso l’efficientamento energetico, l’uso delle rinnovabili e la riconversione energetica degli edifici pubblici. Inoltre, in Sicilia e Basilicata, notevoli investimenti saranno impiegati per migliorare la raccolta differenziata, il trattamento delle acque reflue e l’approvvigionamento idrico.

Nello specifico nell’Isola saranno 10.700 le piccole e medie imprese che beneficeranno di un sostegno che permetta loro di crescere sui mercati nazionali e internazionali. Ricerca e innovazione saranno rafforzate: la percentuale di imprese che coopererà con centri di ricerca crescerà di quasi il 10 per cento. Sarà dato un forte impulso allo sviluppo della banda larga: l’intera popolazione verrà coperta da connessione a 30 Mbps e il 50 per cento da connessione a 100 Mbps.

Un’importante percentuale dei fondi servirà a migliorare l’ambiente e promuovere l’efficienza energetica: il consumo di energia nel settore pubblico sarà ridotto del 10 per cento, l’uso del trasporto pubblico aumenterà dal 14,6 al 19,6 per cento, la raccolta e riciclaggio dei rifiuti passerà dal 13 al 65 per cento e la popolazione servita da un sistema di trattamento delle acque reflue migliorato grazie ai fondi raggiungerà il 90 per cento (ora è al 40 per cento).

Il tutto grazie all’utilizzo di manodopera specializzata che sarà in grado di migliorare l’efficienza delle imprese e di rilanciarle sul mercato. Con il doppio obiettivo di ridurre anche l’effetto della disoccupazione.
 

 
Il personale specializzato con una marcia in più
 
Tanti soldi per far volare le imprese attraverso l’utilizzo di personale qualificato. Un modo anche per potere contrastare la fuga dei cervelli, senza possibilità di lavoro nella loro terra e per questo costretti a dovere emigrare. Con questa importante programmazione la Sicilia può sperare di trattenere le sue migliori menti. In Sicilia nel 2014 l’occupazione è diminuita (-1 per cento, pari a -13.000 unità) seppur a ritmo meno inteso, ma è cresciuto il tasso di disoccupazione al 22,2 per cento (poco più di punto percentuale rispetto al 2013), è quello tra i giovani si è attestato al 40,8 per cento. A perdere il lavoro sono gli uomini (-1,8 per cento), mentre l'occupazione femminile è cresciuta, registrando un aumento, seppur lieve, dello 0,6 per cento rispetto all'anno precedente. E' quanto emerge dal rapporto sull'“Economia in Sicilia” della Banca d'Italia. Sono circa 700mila i laureati che in 10 anni, dal 2001 al 2011, hanno lasciato l’Italia (Indagine Editutto 2014). Un fenomeno quello della “fuga dei cervelli” che penalizza soprattutto il Sud Italia. Infatti alla migrazione verso l’estero bisogna aggiungere quella interna al Paese. Nello stesso periodo 172 mila laureati si sono trasferiti dal Sud al Nord Italia, registrando un trend crescente: se nel 2001 i laureati meridionali che emigravano erano il 10,7 per cento, nel 2011 la percentuale è più che raddoppiata, raggiungendo il 25 per cento (Svimez, 2013).

Articolo pubblicato il 08 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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