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L’eolico in crisi, la parola d’ordine “Serve andare fuori la Sicilia”
di Rosario Battiato

I marchi produttori di turbine abbandonano le zone a bassa produttività e investono altrove. Siteco, che ha l’80% del mercato nell’Isola, non ha più altre autorizzazioni”

Tags: Eolico, Marco Venturi, Salvatore Montagno



PALERMO – La crisi, nonostante i timidi segnali di ripresa, segna il passo un po’ per tutti. Tra i settori in avaria sembra possa esserci anche l’eolico che a fronte di un 2009 di crescita, ma frutto in buona parte del boom del 2008, adesso sembra che la diminuzione delle commesse di quest’anno non farà registrare ulteriori avanzamenti nei bilanci 2010 delle aziende che operano nel settore.
Tra le aziende principalmente a rischio ci sono i produttori di turbine eoliche, i cui principali marchi mondiali, tra cui Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, si stanno attrezzando per fare fronte all’emergenza puntando su alcune novità.

“Per tenere i margini intatti il prossimo anno - ha dichiarato Gouri Kumar, analista di Frost & Sullivan - è essenziale che le compagnie rivisitino priorità e strategie. Alcune società hanno già cominciato a lavorarci sopra e diventa sempre più interessante capire quello che si è fatto per tenere la società a galla, per crescere o per adattarsi strategicamente alla pesante situazione economica”.
Adattarsi alla crisi vuol dire fusione tra imprese, diversificare la produzione, decentralizzare, abbandonare mercati a bassa crescita, investire su innovazione per sviluppare rapidamente maggiori offerte sul campo ed in un ultima analisi puntare sulle aree a maggiore crescita.

La crisi del settore si avverte anche in Sicilia, dove però l’eolico è già stato ampiamente sfruttato negli ultimi anni al punto da costituire oltre l’80% dell’energia rinnovabile che si produce. Adesso la riapertura delle conferenze di servizio e il possibile ripristino delle concessioni, anche se tutto è fatto secondo quanto prevede il Pears, come ha precisato Marco Venturi, assessore regionale all’Industria, fanno temere il peggio per una nuova devastazione del territorio. Non sorridono neanche le aziende in crisi, come la Siteco, che da tempo denuncia il rischio chiusura a fine anno perché scomparse le commesse per la costruzione di pale eoliche.

“I proclami non portano lavoro – ha sentenziato Salvatore Montagno, presidente della Siteco – le autorizzazioni invece sì”. La crisi del settore è dura, ma si scontra anche con un mercato, come quello isolano, che non può continuare ad offrire in eterno opportunità alle pale. Un’azienda come la Siteco che ha l’80% del mercato in Sicilia deve per forza di cosa diversificare o allargare la produzione.

“La crisi finanziaria mondiale ha rallentato i mercati dell’area del Mediterraneo – ha aggiunto Montagno – riducendo drasticamente gli ordinativi ed in alcuni casi annullando ordini già emessi facendo venire a mancare il 20% della produzione. Mentre ci ha pensato la politica siciliana ad annullare l’80% della produzione per la Sicilia con il blocco del rilascio della autorizzazioni. Si fa presente che presso l’assessorato all’Industria giacciono inevase istanze per oltre 7.500 Mw di impianti eolici, oltre a 60 ricorsi pendenti al Tar”.
Tuttavia parrebbe opportuno che l’industria energetica isolana puntasse anche su altri mercati, come ad esempio quello dei pannelli solari visto che circa il 90% vengono importati.

Articolo pubblicato il 06 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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