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Nuovo giacimento gas naturale, nessun beneficio diretto allÂ’Italia
di Bartolomeo Buscema

Le conseguenze dell’attività Eni a largo delle coste egiziane: stimati 850 miliardi di metri cubi. Si tratta del più grande deposito mai scoperto nell’area mediterranea

Tags: Eni, Gas, Zohr 1X



CATANIA - Il recente annuncio dell’Eni sulla scoperta, al largo delle coste egiziane, di un giacimento di gas naturale stimato in 850 miliardi di metri cubi, ha rincuorato energeticamente il governo egiziano il quale esultando ha dichiarato che il giacimento “farà aumentare di un terzo le riserve del Cairo e contribuirà grandemente alla realizzazione del piano energetico nazionale che prevede di conseguire l’autosufficienza entro cinque anni”.

Anche qui da noi era palpabile una certa euforia governativa, non solo perché l’Eni è un’azienda italiana, ma anche perché, come noto, è partecipata dallo Stato che tramite la Cassa Depositi e Prestiti e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, detiene circa il 30% delle azioni. In effetti, la scoperta rappresenta una boccata di ossigeno per l’Egitto che da qualche anno è diventato importatore netto di gas e petrolio. Le stime diffuse dal Financial Times dicono che il giacimento potenzialmente potrebbe soddisfare i consumi egiziani per circa dieci anni, con ricadute positive per la stabilizzazione geopolitica dell’area. Ma quale beneficio per l’Italia? Per ora nessuno, posto che oggi non c’è un gasdotto che connette l’Egitto con l’Italia. E se lo volessimo costruire, dovrebbe passare attraverso una delle regioni più instabili del mondo: la Libia.

Certo una parte di gas di questo enorme giacimento, il più grande mai scoperto nell’area mediterranea, potrebbe arrivare da noi trasportato dalle navi dopo aver subito un processo di liquefazione. Un’opzione poco percorribile dato che da noi c’è una sovrabbondanza di gas proveniente dai gasdotti molto più economico di quello liquefatto e rigassificato.

Non solo:se analizziamo i consumi nazionali di gas degli ultimi anni, vediamo che sono scesi da 80 a circa 60 miliardi di metri cubi/anno. Cerchiamo, ora, di capire numericamente l’apporto energetico che tale giacimento potrà dare quando andrà in produzione, cioè tra circa tre anni.

Oggi, si stima che a livello mondiale ci siano circa 190.000 miliardi di metri cubi di gas naturale estraibile. Ne consegue che la nuova scoperta aumenterebbe del 4,4 per mille le riserve mondiali sfruttabili. Se, poi, diamo un’occhiata alla domanda annua mondiale di gas, che nel 2014 l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha stimato in 3.500 miliardi di metri cubi di gas, è facile calcolare che tale giacimento, se sfruttato integralmente, soddisferebbe la domanda mondiale annua per poco meno di tre mesi.
 
Se poi inseriamo tale scoperta nel contesto più ampio del surriscaldamento terrestre che sta diventando sempre più preoccupante sarebbe, in sintonia con la campagna internazionale lanciata dal giornale britannico The Guardian, più opportuno lasciare gli idrocarburi fossili sottoterra e accelerare la necessaria transizione globale verso la tanto attesa economia verde.

Articolo pubblicato il 15 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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