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Quotidiano di Sicilia

Ponte, molla per economia e occupazione: e nuova via per la continuità territoriale
di Rosario Battiato

Pietro Salini, ceo di Salini-Impregilo, si dichiara disponibile a ridiscutere la costruzione. Possibilità di assunzioni fino a 40mila unità. Mentre il canale di Suez raddoppia, è indispensabile la Sicilia come hub commerciale nel Mediterraneo

Tags: Messina, Stretto Di Messina, Ponte Di Messina, Angelino Alfano, Pietro Salini



PALERMO – Le parole di Alfano hanno rianimato il Ponte – “abbiamo pronto un disegno di legge per rimettere al centro la questione”, aveva dichiarato il ministro nei giorni scorsi – e riattivato gli interventi dei sempre numerosi sostenitori dell'infrastruttura.
Opinioni che fanno leva sulla necessità dell'assestamento del sistema dei trasporti isolani in termini di continuità territoriale col resto d'Italia e d'Europa (anche in vista del corridoio Scandinavo-Mediterraneo) e sulla grande occasione economica di intercettare i flussi commerciali in partenza da Suez e diretti nei mercati europei. Inoltre non andrebbe sottovalutato nemmeno il profilo occupazionale che in caso di progetto approvato prevede la possibilità di assumere fino a 40mila unità, tra diretti e indotto, secondo le stime di Salini Impregilo, società che era a capo del general contractor Eurolink per la costruzione del Ponte.

L'interesse di Salini Impregilo nella costruzione è sempre stato evidente. Nel settembre dello scorso anno la richiesta al premier Renzi era stata diretta: in caso di riapertura del dossier relativo al Ponte, l'azienda sarebbe stata disposta a “dimenticare” le penali previste da contratto per la rinuncia al progetto maturata durante l'ultimo scorcio del periodo Monti.

Ieri Pietro Salini, ceo di Salini Impregilo, è tornato alla carica sulla scorta delle parole di Alfano: “È una risorsa per il Sud, è importante per il Paese” e “noi siamo sempre pronti, facciamo questo di mestiere, ci piacerebbe farlo, è una bella cosa”.
Dichiarazioni di disponibilità e apertura, niente di nuovo sotto il sole, rilasciate a margine della presentazione della Fondazione E4impact.

“Per me può avere una grande valenza per lo sviluppo del Sud, non possiamo lasciare il Sud in mano alla criminalità, dobbiamo investire in quell'area del Paese” ha sottolineato Salini, convinto che sia “un grandissimo investimento per tutti. È una grande fonte di lavoro ma è anche un'occasione di rivedere un Paese che pensa in termini di programmi, di visione del futuro”.

La ragione è puramente commerciale e se già in tempi passati le merci di passaggio dal canale di Suez avrebbero costituito un affare abbastanza sostanzioso, lo scorso agosto in Egitto è stata festa grande per il raddoppio di un tratto del Canale di Suez.

“Oggi pensare che abbiamo un canale di Suez che raddoppia e non avere la possibilità di avere un hub nel Mediterraneo come la Sicilia – ha concluso – è una cosa su cui dobbiamo riflettere un po' tutti”.

Intanto si amplia anche la pattuglia dei ritorni di fiamma, non necessariamente tra i partiti che sostengono il governo. Tra questi c'è una vecchia conoscenza del Ponte, cioè Altero Matteoli, senatore di Forza Italia, già ministro delle Infrastrutture tra il 2008 e il 2011 durante il governo Berlusconi IV e da sempre favorevole alla costruzione.
 
“Finalmente si riprende in considerazione la possibilità di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina. Noi che con i nostri governi abbiamo sempre sostenuto la necessità dell'infrastruttura, e il cui iter realizzativo avevamo portato fino a un passo dall'apertura dei cantieri, non possiamo non registrare con favore questa apertura”. Tra ex forzisti sembrerebbe pertanto avviarsi un'inedita alleanza proprio sul fronte del Ponte. Reale volontà o una sfida elettorale? Questo è ancora tutto da capire.

Articolo pubblicato il 17 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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