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Microimprese, la Sicilia sceglie la continuità
di Rosario Battiato

Confartigianato: quasi 9mila imprese isolane a conduzione familiare caratterizzate da un passaggio generazionale tra 2012 e 2016. Per l’Isola si tratta del secondo dato nazionale, battuto soltanto dai numeri della Basilicata: si parla del 20,8 per cento sul totale delle aziende.

Tags: Impresa, Sicilia, Confartigianato



PALERMO – Pare proprio che nel furore della crisi molti giovani abbiano deciso di rifugiarsi nei lidi sicuri dell'impresa di famiglia, e non soltanto per puntare sulla certezza di un'attività conosciuta e avviata, ma, in alcuni casi, anche per potenziarne la presenza sul mercato con nuove idee e un approccio più immediato con la tecnologia. E la Sicilia è tra le prime regioni d'Italia con circa 9mila imprese a conduzione familiare interessate da un passaggio generazionale tra il 2012 e il 2016. Lo rivela un lavoro elaborato dall'ufficio studi di Confartigianato su dati Istat relativi al 9° censimento dell'industria e dei servizi.

Andando più in dettaglio scopriamo che l'Isola è addirittura la seconda regione nazionale in questa particolare classifica con 8.771 imprese, pari al 20,8% del totale delle imprese a conduzione familiare (tra 3 e 9 addetti) registrate. Una consapevolezza in crescita visto che, rispetto alla precedente rilevazione dell'Istituto di statistica, il valore risulta in netto rialzo. Infatti nel periodo compreso tra il 2006 e il 2011 le microimprese interessate da questo percorso erano appena 2.870, cioè circa 6mila in meno.

“Quello della trasmissione dei valori e delle competenze di generazione in generazione – si legge nella nota diffusa dalla Confartigianato regionale – è un fenomeno che in Sicilia vale soprattutto nei comparti del Manifatturiero e dei Servizi. Nel primo caso, con un valore del 20,8%, la nostra regione registra una buona incidenza di microimprese del settore interessate al passaggio generazionale tra 2012 e 2016 (sono 1.221)”. Tuttavia è il settore dei sevizi a far registrare il passaggio generazionale più incisivo con 5.955 imprese, il 20,7% delle piccole imprese regionali sul totale di 28.805 a conduzione familiare tra 2012 e 2016.
A prendersi la testa della classifica nazionale per la più alta incidenza di microimprese interessate dal passaggio generazionale entro il 2016 è la Basilicata (21%), seconda appunto la Sicilia e terza il Molise (20,2%), seguito da Liguria (20,0%) ed Emilia Romagna (19,5%).

Complessivamente in Italia sono oltre 128 mila le microimprese – ovvero le imprese che impiegano meno di 10 addetti, con un fatturato annuo non superiore ai 2 milioni di euro – a conduzione familiare che affrontano un passaggio generazionale nel periodo compreso tra il 2012 e il 2016: il 18,2% del totale su circa 700mila microimprese complessive.

“Fase non facile nella vita di un’impresa, il passaggio generazionale è caratterizzato soprattutto da trasmissione di competenze, capitale umano e know how, valori fondamentali dell'artigianato e della microimpresa – ha dichiarato Filippo Ribisi, Presidente di Confartigianato Imprese Sicilia – ed è accompagnato da nuove opportunità di crescita per il sistema imprenditoriale, dovute all’ingresso di risorse giovani, in molti casi più propense ad utilizzare tecnologie nuove ed innovative”. Considerando il triennio 2009-2011 (dati Istat), almeno una microimpresa su tre (poco più del 30%) ha introdotto almeno un'innovazione. “I settori più innovativi – scrive l'Istat – sono quelli dell’industria (42,5%), del commercio (32,3%), dei servizi (30,9%) e delle costruzioni (25,6%)”. La tipologia di innovazione più diffusa è stata quella organizzativa (16,7%), seguono le innovazioni nelle strategie di marketing e le innovazioni di prodotto (15%) e le innovazioni di processo (11,4%).
 

 
Piccole imprese crescono le assunzioni
 
PALERMO – Sono arrivati alla fine di agosto gli ultimi dati relativi allo stato di salute delle microimprese in Italia. Il report è l'undicesimo “Osservatorio congiunturale Piccola Impresa” e lo ha realizzato Fondazione Impresa.
Il dato essenziale è che le piccole imprese continuano ad assumere e, seguendo la felice inversione di tendenza già registrata nel secondo semestre dello scorso anno, hanno confermato lo stesso percorso anche nel primo semestre del 2015 (+0,1%). L'indagine, che riguarda le imprese fino a 20 addetti, ha registrato una crescita dell'occupazione e le piccole imprese hanno scelto nel 63,5% dei casi la formula del tempo indeterminato. Un risultato che, spiegano dalla Fondazione, “indica la sostanziale validità dello sgravio contributivo introdotto dal governo per il 2015 che in quasi 6 casi su 10 è stato la determinante della scelta di assunzione a tempo indeterminato”.
Senza la decontribuzione totale Inps sul costo del lavoro il 45,3% delle piccole imprese che ha assunto personale nel primo semestre del 2015 avrebbe scelto un’altra forma contrattuale (più flessibile) mentre il 13,2% non avrebbe nemmeno assunto.

Articolo pubblicato il 18 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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