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Quotidiano di Sicilia

Global warming: per l'Europa rischio di crollo di temperature
di Bartolomeo Buscema

Tra le tante teorie sul tema una illustra lo scenario obsoleto per il futuro della nostra Terra. La corrente del Golfo del Messico potrebbe rallentare fino a fermarsi

Tags: Global Warming, Corrente Del Golfo, Clima



CATANIA - Si sa che una delle conseguenze nefaste del riscaldamento globale, che si sta purtroppo velocemente verificando, è l’impatto che esso potrà avere sullo scioglimento dei ghiacci che, a loro volta, influenzerebbero l’attuale circolazione delle correnti oceaniche.

Abbiamo usato il condizionale del verbo influenzare per precauzione e per amore della scienza che non vende verità, se non quelle scientificamente accertate e che sono, comunque, sempre falsificabili. Tra le teorie ragionevolmente attendibili sulla circolazione delle correnti oceaniche, ce n’è una che prevede la possibilità che la corrente del Golfo del Messico che lambisce anche le coste occidentali della Gran Bretagna, con benefici effetti sul clima locale,possa rallentare fino a fermarsi. La circolazione oceanica, come noto, funge da ridistributore della radiazione solare che cade sul nostro Pianeta; e se questa si dovesse effettivamente fermare, i modelli climatici, oltre a prevedere un’instabilità del clima globale, ci restituiscono un sorprendente scenario: un crollo delle temperature in Europa, dove il clima ora è relativamente mite proprio grazie alla corrente del Golfo.

Tale nuova teoria è corroborata soprattutto da uno studio di recente pubblicato su Geophysical Research Letters, firmato da alcuni ricercatori dell’Alfred Wegener Institute. Gli scienziati dell’Istituto tedesco sono convinti che, finora, si sia sottovalutato l’impatto che lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia potrebbe avere sul rallentamento della circolazione oceanica. Secondo il modello matematico utilizzato nello studio che fa un’analisi quantitativa più accurata, in certe aree marine vicino ai ghiacci che si sciolgono ci sarebbe un calo della salinità del 7% sufficiente per alterare l’attuale circolazione profonda dell’oceano, cioè quel meccanismo spinge nelle profondità acqua fredda e salata richiamando, verso Nord, masse di acqua più calde. L’acqua dolce meno densa e più fredda proveniente dallo scioglimento dei ghiacciai rimarrebbe in superficie ostacolando proprio la massa d’acqua più calda che si trova in corrispondenza del pelo libero dell’acqua marina.

Come già accaduto dodici mila anni fa, potremmo andare verso un arresto della corrente del Golfo del Messico, con un crollo delle temperature in Europa e probabili effetti anche su scala mondiale tra cui lunghi periodi di siccità nel Sudest Asiatico, posto che la circolazione delle correnti oceaniche a livello globale dipende dalla circolazione delle acque nei diversi oceani.
Infine, ci preme evidenziare che si tratta di dinamiche molto lente per cui i primi effetti negativi del “global warming” si sentirebbero non prima di un ventennio.

Purtroppo, il cambiamento climatico globale non si sta arrestando: continuerà in futuro anche se riuscissimo  subito ad azzerare le emissioni di anidride carbonica. Uno scenario nel quale più che mai appare evidente che quanto più in fretta taglieremo i gas serra, tanto meno danni avremo in futuro.

Articolo pubblicato il 20 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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