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Irsap, la solitudine di Alfonso Cicero
di Rosario Battiato

Il presidente si dimette appena viene nominato anche commissario e accusa Crocetta di averlo abbandonato. Il governatore ribatte e annuncia querela: “Se c’è una guerra interna a Confindustria non mi interessa”

Tags: Irsap, Alfonso Cicero



PALERMO – Soltanto qualche giorno fa la giunta regionale ha nominato Alfonso Cicero (già presidente) commissario straordinario dell’Irsap, l’Istituto che gestisce le aree industriali della Sicilia (leggi il nostro forum con Alfonso Cicero del 21 febbraio scorso).
 
Eppure sembrano trascorsi anni dall’atto successivo: le dimissioni da presidente del nominato, che ha chiaramente allontanato la possibilità di restare in sella come commissario. Un atto che ha scosso tutti gli equilibri immaginabili, anche per i toni e i contenuti utilizzati, e si muove come una bomba ad orologeria sul binario che porta direttamente a Palazzo d’Orleans. Un’esplosione potenziale che sta già allargando la crepa all’interno della Confindustria isolana.

Crocetta non l’ha presa bene, ha respinto le dimissioni e convocato Cicero. “Se c’è un guerra intestina a Confindustria non mi interessa: Alfonso Cicero l’ho sostenuto sempre, ho rischiato una mozione di sfiducia all’Ars per difenderlo e l’ho chiamato nel mio gabinetto quando è stato necessario. Non solo, la Regione si è costituita parte civile in tutti i procedimenti giudiziari che riguardano l’Irsap. Trovo ingiusto questo attacco”.

Un “attaccamento” che non è stato percepito allo stesso modo dal presidente dimissionario che nella sua missiva di dimissioni ha scritto ben altro. La lettera, datata 18 settembre, e indirizzata al presidente della Regione siciliana, riporta la trasmissione di “copiosi atti” in cui si faceva riferimento all’attività istituzionale posta in essere nelle aree industriali di Sicilia e “l’indispensabile azione contro i sistemi politico affaristici-mafiosi che, per anni, hanno gestito nell’ombra ed indisturbati ingenti interessi economici”. Poi il passaggio più eclatante: “il suo assordante silenzio (riferito a Crocetta, ndr), di questi anni, ha contribuito all’isolamento del sottoscritto”, ribadendo inoltre come la propria incolumità sia stata messa a rischio da plurime “minacce di morte”.

Nella seconda pagina della lettera, Cicero rincara la dose tratteggiando la figura di un governatore assente – “mai una telefonata, un cenno di interessamento”, scrive – e interessato “ai consigli di burocrati e personaggi ‘potenti’”, mentre nei pochi incontri concessi – si fa riferimento quelli del febbraio 2013 e del luglio 2015 – “ha chiesto solo cose inaccettabili e, pertanto, non accettate”. 

Dalla fredda disamina non si salva nemmeno Linda Vancheri, fino a poche settimane fa assessore regionale alle Attività produttive e da sempre vicina agli ambienti confindustriali, che pure era stata in passato “accusata” di vicinanza a Cicero e addirittura oggetto di una mozione di censura per i ritardi nella nomina degli organismi dell’Irsap. Vancheri, invece, viene ripresa da Cicero per essere stata “per nulla autonoma” e che ha “tramato, in modo falso ed ipocrita” proprio ai danni del dimissionario presidente.

La risposta dell’ex assessore non si è fatta attendere: “Durante il mio mandato di assessore regionale alle Attività produttive, ho sempre rispettato le persone prima di tutto, le regole e le Istituzioni”. Una trasparenza, ha spiegato nei giorni scorsi, documentata da “atti, azioni e documenti istituzionali, che si trovano depositati in Assessorato”. Del resto, ha proseguito, “il ruolo di Cicero è sempre stato strettamente collegato alla mia azione in termini sia amministrativi sia politici, essendo l’Irsap controllato al 100 per cento dall’assessorato alle Attività produttive”.

Insomma, un vero e proprio pastrocchio di difficile comprensione, se pensiamo che per anni Cicero è stato considerato un “protetto” di Crocetta e di Confindustria, mentre la sua lettera ha in realtà svelato il lato oscuro della luna. Ad anticipare le mosse era stato Marco Venturi, presidente di Confindustria Centro-Sicilia e già assessore alle Attività produttive durante il governo Lombardo, che aveva spiegato a Repubblica come l’azione di Cicero non fosse mai piaciuta al presidente di Confindustria Sicilia Montante, “nonostante le dichiarazioni di facciata”. Insomma, anche dentro l’associazione degli industriali isolani, e soprattutto nella pattuglia che aveva guidato la svolta “legalitaria”, ci sono delle beghe da risolvere.
 


Fp Cgil: “Beghe antimafia non blocchino l’Istituto”
 
PALERMO - “Fp Cgil non ha ritenuto e non ritiene opportuno entrare nel merito delle motivazioni, a tratti inquietanti, che hanno spinto il presidente dell’Irsap Alfonso Cicero a dimettersi e a rifiutare il nuovo incarico di commissario accusando il presidente della Regione e la Giunta di averlo lasciato solo nella sua lotta al malaffare dentro gli insediamenti industriali. Tuttavia, ritiene si debba fare al più presto chiarezza sulle pesanti accuse lanciate da Cicero nei confronti di Crocetta e avviare una volta per tutte l’Irsap”. Lo dice il segretario generale di Fp Cgil Sicilia, dopo i fatti delle ultime ore.
“Desta stupore scoprire, a distanza di quasi tre anni - aggiunge Palazzotto - il fatto che soggetti che sembravano accomunati dall’unica inossidabile determinazione a combattere l’illegalità in Sicilia, oggi si accusino reciprocamente dentro Confindustria, ‘mascariando’ persino il èresidente della Regione con cui fino a ieri flirtavano”. Per Palazzotto, “l’unica cosa certa” è che “in tutto questo parlare - solo parlare, purtroppo - di antimafia, l’Irsap esiste solo sulla carta, ma l’Ente non ha ancora dotazione organica, funzioni e risorse ben definite. E il paradosso, scatenato dalla vicenda Cicero, è che a tre anni dall’emanazione della legge istitutiva, il governo regionale si accinge nuovamente a commissariarlo. Mentre a pagare pegno sono solo i lavoratori, le imprese e i cittadini”.

Articolo pubblicato il 22 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Alfonso Cicero
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