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Povertà in Sicilia al 29%, più del doppio della media nazionale
di Rosario Battiato

L’11% dei siciliani vive in abitazioni sovraffollate, prive di servizi minimi e con importanti problemi strutturali. L’indice di povertà rimane fisso al 29%, più del doppio della media nazionale

Tags: Povertà , Economia, Istat, Mezzogiorno, Sicilia



PALERMO – In Sicilia sono ancora tantissimi a soffrire un presente di instabilità economica. Le dinamiche di esclusione sociale, che riguardano gli indici di povertà assoluta e le persone a rischio deprivazione materiale e coinvolgono anche la qualità delle abitazioni e l’abbandono dei corsi di studio, sono sempre ben salde e per i siciliani non sembrano profilarsi soluzioni in vista anche in rapporto a quanto visto negli anni passati.

Un quadro che conferma quanto riportato negli ultimi studi e nell’aggiornamento di lunedì della banca dati degli indicatori territoriali per le politiche di sviluppo, che viene aggiornata mensilmente dall’Istat come uno dei prodotti previsti dal Disciplinare stipulato tra Istat e Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica.

Il primo dato generale poco rassicurante è l’indice di povertà regionale nel 2014, che riguarda quelle persone che vivono al di sotto della soglia di povertà (percentuale). In Sicilia è al 29% (stesso dato del 2013), quindi più del doppio della media nazionale (12,9 e comunque in diminuzione dello 0,1%). Il risultato isolano resta nella top five d’Italia con Calabria (35,6%), Basilicata (30%), Puglia (22%) e Campania (20%). Un dato che si conferma anche quando lo spettro dell’indagine riguarda le famiglie che vede la Sicilia sempre sul podio.

I dati più concreti arrivano dal valore assoluto delle persone a rischio di povertà assoluta o esclusione sociale. In Sicilia, secondo l’Istat, sono 2,8 milioni, una vetta poco edificante che l’Isola condivide con la Campania che la supera di appena qualche migliaio. Assieme, le due regioni, coprono più un terzo della quota complessiva nazionale che raggiunge 17 milioni di persone. In questo blocco poco più di mezzo milione sono minori siciliani, un ulteriore fardello che il mancato sviluppo scarica sulle coscienze della classe politica isolana.

Fattori di povertà che troviamo anche nella qualità della vita quotidiana, a partire dalle abitazioni. L’11,2% dei siciliani vive in situazioni di sovraffollamento abitativo, in abitazioni prive di alcuni servizi e con problemi strutturali. Cioè un siciliano su dieci non abita in un luogo che prevede i servizi minimi e in condizioni abitative di sicurezza. Se consideriamo che la Sicilia è una delle Regioni più pericolose per quanto riguarda il rischio sismico, senza dimenticare il dissesto che la coinvolge, non possiamo certamente dormire sogni tranquilli.

A confermare questa generale tendenza al declino ci sono i numeri dei giovani che abbandonano prematuramente i percorsi di istruzione e formazione professionale.

In Sicilia questa percentuale, che include la popolazione tra i 18 e i 24 anni con la licenza media e senza aver concluso un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione di durata superiore ai 2 anni e che non frequenti corsi scolastici o svolge attività formative, è la più elevata d’Italia (24%), pari a circa 103mila unità,  ed è ben distante dalla media nazionale (15%) o da quanto si registra nella macroarea del Nord (12%). Resta addirittura più elevata delle Isole (23,9%) e del Sud (17,2%).

Articolo pubblicato il 23 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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