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Quotidiano di Sicilia

Tsipras ha vinto la sinistra ha perso
di Carlo Alberto Tregua

Signor no fuori dal Parlamento greco

Tags: Grecia, Alexis Tsipras, Unione Europea



Il giovane Alexis Tsipras, che avevamo descritto nel nostro editoriale pubblicato il 15 luglio scorso come allievo di Andreotti, ha confermato questa sua capacità camaleontica,  consistente in un intuito politico capace di percepire in quale direzione è diretto il sentimento degli elettori.
Prima ha fatto il tribuno contro la Troika (Ue, Fmi, Bce), che non voleva sentire neanche nominare, poi, con la chiusura delle banche per circa un mese e il popolo alla fame, ha capito che con la Troika doveva trattare e ha concluso un accordo onorevole fatto di riforme urgenti, fra cui il taglio dei pubblici dipendenti e dei baby pensionati, la vendita dei gioielli di famiglia e altre.
Cosicché, è iniziato il terzo salvataggio della Grecia, con i primi otto miliardi di prestito e un piano che supererà gli ottanta.
Tsipras, quindi, ha trovato al suo fianco un manipolo di sinistrorsi radicali che lo ha continuamente contrastato. Per disfarsene, ha deciso di portare il popolo, per la terza volta in un anno, alle elezioni.

Il suo partito, depurato dai sinistrorsi, ha vinto le elezioni con il 19,85% degli aventi diritto al voto, cioè il 35,6% dei votanti che sono stati il 55% del totale. La legge elettorale greca è fortemente maggioritaria, per cui il primo partito ha avuto in premio cinquanta seggi, raggiungendo così i 144 sulla maggioranza di 151. Ha ripreso in carico il suo fedele alleato dell’estrema destra, Kammenos, che con i suoi undici seggi consente a una maggioranza risicata di governare e fare tutte le riforme obbligatorie, già sottoscritte con la Troika.
Non solo il tribuno ha vinto le elezioni, non solo non ha più all’interno del suo partito quei facinorosi che lo avevano intralciato, ma gli stessi non sono riusciti neanche a entrare nel Parlamento greco, non avendo superato la soglia del 3%.
I sinistri greci ci ricordano tanto quelli italiani, ma Tsipras non ci ricorda Matteo Renzi. I sinistri greci,  cancellati dalle elezioni, ci ricordano anche quelli spagnoli di Podemos e, perché no, quelli del partito laburista britannico, che avendo eletto Jeremy Corbyn si sono di fatto suicidati. Ricordiamo, infatti, che il precedente leader del partito laburista, Ed Miliband il rosso, ha perso clamorosamente le elezioni, come accadrà per il citato Corbyn.
 
La Grecia è in recessione, cioè il suo Pil è negativo. Però, nel secondo trimestre di quest’anno, ha dato un colpo di reni portando il suo Pil con il segno più. Il rapporto fra debito e Pil è del 170%, ma non dobbiamo sorprenderci né giudicarlo come dato irreversibile, tenuto conto che quello italiano è del 135,7%.
Certo, il Paese ellenico non ha la potenzialità italiana, ma un fascino e un’attrattiva a livello mondiale, derivante dalla sua storia millenaria, che costituiranno un carburante utile alla sua ripresa.
Il più grave problema di quel Paese, oggi, è l’invasione dei migranti, soprattutto siriani, che provengono dalla Turchia e, attraversando il braccio di mare di quattro miglia, sbarcano sul territorio greco. Si tratta di un onere che il Governo ha difficoltà a sopportare, aggiungendolo ai macigni che già lo sommergono.

In ogni caso, Tsipras ha vinto. Ha una risicata maggioranza, che è pur sempre maggioranza, e può contare sull’appoggio, caso per caso, di Neo democrazia, come già avvenuto per tutti i provvedimenti approvati dal Parlamento nella precedente legislatura, per la puntuale esecuzione degli accordi imposti dalla Troika.
La strada è segnata, il binario è chiaro, il convoglio greco non può più fare spese pazze come fatte in venti anni, non può più mandare in pensione giovani di 55 anni, non può più avere centinaia di migliaia di dipendenti pubblici inutili, non può più alimentare la spesa corrente cattiva, che è una palla al piede di una comunità equilibrata.
I sinistri italiani sono avvisati: se faranno cadere Renzi l’elettorato li cancellerà, perché gli italiani vogliono crescere, lavorare ed essere ben amministrati. Sono stanchi dei parolai, bianchi o rossi, e delle promesse non mantenute. Le parole non contano più. Contano le decisioni e soprattutto la rapidità con cui esse vengono eseguite.
Auguri a Tsipras e ai greci. Auguri a Renzi, al Pd e a tutti quei politici di buonsenso che cercano di rimettere in carreggiata il vascello italico, sfasciato da un ventennio di cattiva amministrazione, ove i privilegiati sono stati tanti e hanno continuamente succhiato il sangue dei cittadini.

Articolo pubblicato il 23 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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