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Agroalimentare: Nord-Sud, Pil a due velocità
di Roberto Pelos

Negli anni 2010-2014 il Prodotto interno lordo del Meridione ha registrato una riduzione dell'8 per cento in termini reali, quasi quattro volte peggio rispetto al Nord-Ovest (-2,9 per cento) e al Nord-Est (-2,7 per cento), e quasi il doppio rispetto al Centro (-4,3 per cento)

Tags: Agroalimentare



ROMA – “Se si osserva la dinamica delle principali variabili macroeconomiche di lungo periodo si rileva un progressivo ampliamento della forbice tra le performance economiche del Sud e quelle del resto del Paese, a scapito, naturalmente, del meridione”. è quanto si legge nella ricerca del Censis dal titolo: “Il futuro dei territori. Idee per un nuovo manifesto per lo sviluppo locale” riguardante il turismo e la filiera agroalimentare come fonti di crescita per l’economia e per l’occupazione.

Dal rapporto si evince come il Prodotto interno lordo (Pil) abbia registrato, nel Meridione d’Italia negli ultimi decenni, riduzioni graduali. Infatti, mentre negli anni ’70 il Pil e i consumi sono cresciuti al Sud e nelle Isole più della media nazionale e questa situazione si è mantenuta simile negli anni ’80 seppur con minore intensità, negli anni ’90 la crescita del Mezzogiorno è rallentata ulteriormente fino ad arrivare al primo decennio del 2000 in cui si riscontra il primo vero significativo divario nel ritmo di crescita tra le diverse zone del Paese che si è acuito tra il 2010 e il 2014 a danno delle regioni meridionali.

Analizziamo adesso la variazione del Pil, per quanto riguarda la Sicilia, negli anni tra il 2001 e il 2014. Nel periodo interrcorrente tra il 2001 e il 2007 la media annua è stata dello 0,8% mentre la media cumulata ha fatto registrare il 5,5%; tra il 2008 e il 2014 la media annua è stata del -2,1% mentre la media cumulata è stata del -13,7%; negli anni tra il 2001 e il 2014 la media annua è stata del -0,7% mentre quella cumulata è stata del -9,0%. L’elaborazione è del Censis su dati Svimez, calcolati su valori concatenati; l’anno di riferimento è il 2010.

Per quel che attiene alla graduatoria europea per tasso di occupazione al 2014, secondo l’elaborazione del Censis su dati Eurostat, il tasso di occupazione degli individui tra i 15 e i 64 anni si attesta per la Sicilia al 39,0%, mentre la differenza assoluta del tasso di occupazione degli individui tra i 15 e i 64 anni, tra il 2009 e il 2014, è del -4,6%.

Sicilia, Puglia, Calabria e Campania, occupano gli ultimi quattro posti della graduatoria Ue per tasso di occupazione e si trovano più in basso delle regioni spagnole di Ceuta e Melilla, della Réunion francese e addirittura di tutte le regioni della Grecia e del Portogallo. Calabria, Campania e Sicilia, con valori intorno al 39%, hanno tassi di occupazione inferiori alla metà del tasso di occupazione dell’eccellenza europea di vertice che è Åland, regione finlandese che garantisce un’occupazione a quasi l’82% della popolazione 15-64enne.

Secondo la ricerca del Censis invece, queste regioni non si trovano agli ultimi posti della graduatoria per il valore del Pil procapite, a testimonianza dell’esistenza, in tali territori, di processi di generazione di reddito che sono diversi dal lavoro.

I comuni siciliani, purtroppo, si trovano in basso anche nelle graduatorie del rapporto del Censis che riguardano i sistemi del lavoro; fanno fortunatamente eccezione, comuni come Lipari, Sant’Agata di Militello, Messina, Taormina, Salemi.
 

 
Valorizzare il territorio puntando sull’enogastronomia
 
ROMA - Secondo la ricerca del Censis, nuove fonti di sviluppo stanno prendendo piede, negli ultimi anni in varie parti d’Italia, grazie alla valorizzazione dei territori e delle produzioni locali. Si tratta di filiere asimmetriche che mettono insieme: enogastronomia, cultura, forme di turismo di varia natura e che hanno già rappresentato, in diversi territori, un nuovo punto di svolta. Va sottolineato, in questo senso, come il web abbia assunto un ruolo fondamentale nella comunicazione tra le parti interessate. Expo 2015 ha dato grande visibilità a nuovi percorsi di sviluppo locale dove dal “food” si diparte una gran quantità di filiere, potenziali fonti di occupazione e creazione di reddito. Tra i primi 30 sistemi locali del lavoro per tasso di occupazione, ben 13 hanno una specializzazione produttiva legata al turismo, tra i quali, Bressanone, Vipiteno e Ortisei in provincia di Bolzano, Bormio in provincia di Sondrio; cinque sono a vocazione agroalimentare: Brunico, Egna, Bolzano, Borgo San Lorenzo (Fi) e Alba (Cn). La Sicilia, nonostante sia una terra con grandi tradizioni enogastronomiche, stenta a spiccare il volo anche se proprio al Meridione d’Italia aumentano le aziende (+15,9%) che uniscono le proprie tradizionali attività produttive con attività di alloggio e ristorazione.

Articolo pubblicato il 25 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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