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Formazione, nuova infornata e l'Albo torna ad "ingrassare"
di Michele Giuliano

Decreto della Regione che inserisce nell’elenco dei formatori altre 350 unità: i tagli sono solo un bluff. L’annunciata cura dimagrante per le assunzioni illegittime si è rivelata un flop

Tags: Formazione, Lavoro



PALERMO - L’Albo degli operatori della formazione professionale continua ad ingrassarsi. Altro che scremature e fuoriuscita di lavoratori in esubero che non avrebbero mai dovuto essere reintegrati perché assunti in modo illegittimo.

è bastato sollevare il polverone e attivare una valanga di ricorsi affinchè la Regione facesse marcia indietro e rimettesse tutti quanti dentro, nonostante il sistema oramai sia scoppiato da tempo. Il dirigente del Servizio del Dipartimento regionale della Formazione, Maria Teresa Garofalo, ha approvato un atto integrativo degli ulteriori inserimenti al decreto del 13 febbraio del 2015 con cui è stato revisionato l’Albo. Risultato? Sono stati riabilitati, seppur alcuni con riserva, altri 350 operatori all’incirca. E ora l’elenco supera abbondantemente gli 8 mila operatori abilitati.

Adagio, ma inesorabilmente, l’Albo si è rivelato un flop: dopo un iniziale taglio degli elenchi in maniera trasversale a tuti i livelli, a rimanere fuori dal sistema sono appena in 500, mentre a rimanere dentro sono più di 8 mila operatori. Un risultato deludente in quanto proprio dalla voce ‘Personale’, che assorbe più dell’80 per cento dell’intera spesa del settore, si pensava potessero venire i maggiori risparmi. Un risultato inaspettato e quasi ironicamente amaro, se si pensa che l’elenco originale degli operatori assunti al 31 dicembre 2008, data in cui l’assessorato ha fissato il blocco delle assunzioni, presentato tre anni fa dal Dipartimento regionale della Formazione alla commissione parlamentare d’indagine, riportava un totale di 7.227 operatori, mentre l’Albo ne include mille in più.

Un dato che, ipoteticamente, doveva essere definitivo perché riguardava il numero degli operatori effettivamente assunti entro il 31 dicembre del 2008, data in cui la Regione ha imposto il blocco delle assunzioni agli enti. Come è quindi possibile che oggi si ritrovino nell’Albo addirittura quasi mille persone in più essendo imposta dal governo regionale l’esclusione di coloro i quali sono stati assunti dopo il cosiddetto blocco? è evidente che c’è ancora qualcosa che non quadra.
 
A questo punto viene da chiedersi: è stato falsato, per difetto, il numero degli operatori effettivamente assunti comunicato alla commissione d’indagine all’Ars istituita nel 2011 oppure l’Albo varato oggi contiene ancora dipendenti del settore che non dovrebbero esserci perché assunti per l’appunto dopo il 2008? A rendere più torbido questo sistema le tante inchieste negli ultimi anni, che hanno portato alla luce truffe per milioni e milioni di euro.

Un sistema corrotto e viziato, in cui la formazione è stato l’ultimo obiettivo, assolutamente dimenticato, con corsi di formazione quali massaggiatori shiatsu e barman acrobatici piuttosto che saldatori.

I risultati in quest’ultimo decennio sono disastrosi in termini di efficienza dei corsi organizzati. Secondo l’ultimo censimento dell’Isfol, Istituto per lo sviluppo della Formazione Professionale dei lavoratori, solo il 3 per cento dei corsisti ha messo a frutto il percorso di studi svolto in una attività lavorativa attinente.
 


Il caso di un ricorso tra gli esclusi riapre tanti dubbi
 
A peggiorare ulteriormente la situazione per chi pensava di aver trovato nel taglio del personale la soluzione dei problemi del comparto, mentre l’Albo sembrerebbe ormai svuotarsi di significato e utilità, la decisione del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia (Sezione Terza). I giudici si sono pronunciati da non molto sul ricorso di un operatore inizialmente escluso e quindi ricorrente per l’inserimento nell’Albo, accogliendone il ricorso e annullando i provvedimenti impugnati. In pratica, il problema fondamentale rilevato dai giudici è “l’illegittimità della limitazione dell’iscrizione all’Albo degli operatori della formazione professionale” a dipendenti di enti con contratto a tempo indeterminato assunti prima del 31 dicembre 2008. Il Tar, infatti, ritiene legittimi i requisiti richiesti per l’iscrizione ma non fa riferimento a limiti temporali relativi alla data di assunzione nell’ente di formazione. In particolare, tale limite temporale, fissato al 31 dicembre 2008, non sarebbe da tenere in considerazione  in quanto l’amministrazione regionale non può vietare a soggetti privati, pur se fruitori di finanziamenti pubblici, di assumere nuovi dipendenti con oneri evidentemente non a carico della finanza pubblica.

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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