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Quotidiano di Sicilia

Spesa Fesr 2007/13, terz'ultimi in Ue
di Francesco Sanfilippo

Con un media nazionale pari al 48%, l’Italia è in coda alla classifica europea: peggio di noi solo Romania e Croazia. In Sicilia su 4,3 mld disponibili il Programma operativo regionale è rimasto inevaso per il 56%

Tags: Fesr, Unione Europea, Sicilia, Burocrazia



PALERMO - Di recente, si è tenuto a Palermo presso la sala Terrasi della CCIAA cittadina la terza tappa  nazionale del “SudAct”,  un’iniziativa nazionale ad ampio respiro curata ed organizzata  dal sindacato Ugl.

L’iniziativa, già sperimentata nei precedenti meeting di Bari e Reggio Calabria, rientra in un piano di 9 incontri tematici, tesi ad affrontare in modo globale il superamento della crisi in atto, sfruttando le risorse ancora disponibili. Non a caso, l’iniziativa prevede un incontro anche in Tunisia, mentre quello di Palermo ha trattato il tema ‘Fondi Europei, lo sviluppo negato’.

All’incontro hanno partecipato la Vice Presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, l’On.le Renata Polverini, e la Vice Presidente della Regione Siciliana, Mariella Lo Bello. L’uso dei fondi europei nelle regioni del Mezzogiorno, a iniziare dalla Sicilia, non è stato così efficace.

Secondo i dati dell’Eurispes, la percentuale di attuazione dei programmi europei 2007/2013 ha visto il 45,37% di attuazione per i fondi dedicati alle politiche di convergenza, mentre quelli sulla competitività sono stati pari al 59,08% della spesa. Il totale del 48% come media nazionale è inferiore rispetto a quella europea del 61%, ponendo l’Italia al terzultimo posto, prima di Romania e Croazia.

Al contrario, i fondi Fse sono stati meglio utilizzati, visto che la percentuale del 59% è vicina alla media del 63,5% europea. Secondo questi dati, il divario tra il Nord e il Sud Italia non è diminuito, ma si è cronicizzato finora, per cui le regioni meridionali non riescono a usare al meglio i fondi messi a disposizione dall’Ue.

In Sicilia, sui 4,3 miliardi della programmazione 2007/2013 messi a disposizione dall’Ue, il Programma operativo regionale (Por) è rimasto inevaso per il 56%.

Le ragioni di questo spreco sono diverse, tra cui le principali sono un’ignoranza di base sull’uso di queste risorse e le limitazioni derivanti dal rispetto del Patto di Stabilità da parte delle amministrazioni, statali e regionali.

Infatti, i fondi europei indiretti quali quelli del Fesr sono concessi se vi è disponibilità di co-finanziamenti da parte degli enti pubblici, altrimenti i progetti non possono partire. Altre cause non secondarie sono l’assenza di un quadro di sviluppo globale da parte della classe politica e la frammentazione del personale qualificato in uffici diversi. Non ultimo, il Governo centrale ha imposto un considerevole salasso alle regioni, non compensato dalla restituzione di finanziamenti spettanti, tra cui la principale vittima è la Sicilia.

Ora, per il settennio 2014/2020, l’Ue offre all’Italia 12.554,30 miliardi di euro rispetto ai 15.748,10 versati, riportando un saldo negativo di 3.193,80 miliardi. Di queste risorse comunque disponibili, ben 4.557.908.024 euro sono destinati alla Sicilia. Di questo, 3.418.431.018 euro (pari al 75%) sono risorse comunitarie provenienti dal FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), mentre il cofinanziamento regionale coprirà 1.139.477.006 euro (pari al 25%).

L’auspicio è che anche quest’occasione non vada perduta inutilmente, considerato che non ce ne saranno altre.
 


Penalizzati gli investimenti e l’innovazione
 
Il segretario confederale Ugl con delega alle Politiche del Mezzogiorno, Giovanni Condorelli, ha dichiarato: “Senza gli investimenti di soggetti esterni, non potrà mai esserci la complementarietà tra impieghi di risorse dei fondi strutturali e lo sviluppo locale. Basta leggere i dati di Unioncamere del 15 giugno 2015, i quali rilevano che in Sicilia risultano iscritte solo 174 imprese innovative, contro le 900 in Lombardia, 489 in Emilia Romagna e come poter commentare lo stato attuale dei finanziamenti pubblici utilizzati come una prescrizione medica: solo al bisogno. Purtroppo, l’inefficienza, l’indifferenza e l’insufficiente preparazione dei burocrati, ha palesemente frenato ogni ispirazione imprenditoriale”. Il Segretario responsabile dell’Ugl Sicilia Giuseppe Messina, ha aggiunto: ”Sui Fondi comunitari si gioca il futuro della nostra terra. La programmazione 14/20 è l'ultima possibilità offerta alle regioni in ritardo, come la nostra isola, per sostenere l'impresa, la produzione e l'occupazione. Per far questo il Governo regionale dovrebbe superare le criticità sull'utilizzo dei fondi con una programmazione tempestiva e coerente con le indicazioni comunitarie sull'utilizzo delle risorse a valere sui fondi strutturali”.

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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