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Invalidità civili bloccate dalla burocrazia
di Michele Giuliano

Lungaggini nell’iter amministrativo impantanano le pratiche di riconoscimento delle disabilità in ambito lavorativo. Un’interrogazione a firma di alcuni deputati dell’Ars chiede di far chiarezza sulla “teoria dei passaggi”

Tags: Invalidi, Inps, Pensioni



PALERMO - Tutto resta immobile nel campo dell’invalidità civile in Sicilia. Un sistema di leggi, leggine ed autorizzazioni vecchio, obsoleto, ampiamente superato.
Eppure nell’Isola, si va avanti ancora così. Ed allora ecco che nella Sicilia da “repubblica delle banane” per ottenere un sacrosanto diritto per il lavoratore bisogna davvero superare mille difficoltà.
 A volte sono così tante che spesso non si riesce nemmeno a centrare l’obiettivo. Perché ad appesantire l’apparato dell’esito delle pratiche di invalidità c’è una burocrazia eccessiva.

Adesso però all’Assemblea regionale siciliana si vuol tentare davvero di dare una svolta. Al punto che alcuni parlamentari del Pdl hanno presentato un atto ispettivo per capire anzitutto qual è lo stato dell’arte delle pratiche e soprattutto perché la Sicilia resta l’unica Regione in Italia a non avere adeguato il sistema legislativo in materia.
“Nei non rari casi estremi – spiega il primo firmatario dell’atto ispettivo, il deputato regionale Roberto Corona – il malato fa purtroppo in tempo a morire prima che gli sia riconosciuto un diritto che dovrebbe essere imprescindibile”.
Nello specifico, nell’interrogazione firmata anche dal capogruppo Leontini e dai deputati Alberto Campagna, Nino Bosco, Pippo Limoli e Raimondo Torregrossa, si mette il punto sulla lunga teoria di passaggi cui è “inutilmente e dannosamente” sottoposta qualunque pratica di riconoscimento dell’invalidità civile.

La richiesta viene innanzitutto valutata dall’Azienda sanitaria, la quale la trasmette all’Inps che, a sua volta, la rinvia alla stessa azienda ma, stavolta, alla Commissione preposta; la Commissione dell’Asp, a questo punto, dopo mesi o anni di passaggi, la inoltra alla Prefettura per l’emissione del decreto.
Ma non basta, perché lo stesso decreto deve ora tornare, a completare la pratica, di nuovo presso l’Inps per la liquidazione.
 
“Considerato che, a oggi, la Regione Siciliana non ha sottoscritto alcun accordo con l’istituto di previdenza per lo snellimento delle procedure – sottolineano i firmatari dell’atto – vogliamo sapere quali provvedimenti, presidente della Regione e assessore alla Sanità, intendano prendere al fine di attuare l’insieme di norme comunque in vigore e già pienamente recepite in tutte le regioni italiane, Sicilia esclusa. Attuare anche nella nostra regione il novero di articoli di legge e decreti legislativi già applicati nel resto d’Italia significherebbe dimezzare i tempi di attesa dei cittadini e migliorare i servizi a essi destinati”.
Il reale problema è che ancora è in vigore la vecchia norma che demanda alla prefettura questo tipo di controlli, con i rallentamenti inevitabili in quanto questi uffici non sono dotati di una pianta organica idonea a potere svolgere la mole di lavoro di cui necessita il territorio siciliano.

Una pratica, in questo modo, rischia di restare impantanata tra i cassetti di un ufficio e l’altro anni e anni. Condizione impossibile per quei lavoratori che non chiedono altro che i loro diritti. Ma in questo modo vengono chiaramente calpestati.
 

 
Requisiti delle certificazioni il compito spetta alle Prefetture 
 
PALERMO - La Sicilia è l’unica Regione italiana ad aver lasciato ancora alle Prefetture il compito di valutare i requisiti per ottenere il riconoscimento di invalidità civile. Da più parti, in questi anni, è stata sollecitata la stipula da pare della Regione di una convenzione con l’Inps che ha esperienze e competenza consolidate in quest’ambito. Cosa che permetterebbe procedure più snelle ed efficienti per l’analisi dei requisiti per ottenere il riconoscimento di invalido civile. è stato anche sollevato un problema di natura legislativa. La Regione Siciliana infatti non ha infatti ancora attuato l’articolo 80 della legge del 23 dicembre del 2000, la numero 388, che prevede che le Regioni, attraverso apposite convenzioni, possano esercitare la potestà concessoria dei trattamenti d’invalidità civile, cecità civile, sordomutismo, handicap e disabilità. Una condizione che porta ad un rallentamento al limite della sopportazione dell’esame delle pratiche e che manda in tilt un sistema come quello delle prefetture già notevolmente caricato di lavoro. venzioni con l’Inps, per erogare un servizio efficiente ai cittadini.

Articolo pubblicato il 07 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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