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Trasparenza, costruttori contro i cittadini
di Carlo Alberto Tregua

Pubblicare i bandi di gara

Tags: Corruzione, Trasparenza, Raffaele Cantone, Anac



La pubblicazione delle gare di appalto sui quotidiani ha avuto in questi anni una vita difficile, perché i costruttori, cioè le imprese che si aggiudicano gli appalti, devono sostenere il costo della loro pubblicazione, mentre lo Stato non paga nulla. Un costo che può essere quantificato in qualche migliaio di euro, da sostenere anche a fronte di appalti milionari.
Perché i costruttori spingono affinché la norma venga cancellata? Forse per risparmiare novanta/cento milioni, che comunque sono nulla di fronte agli appalti complessivamente miliardari. Forse anche perché temono la trasparenza, temono che i cittadini sappiano tutto sugli appalti e nei loro segmenti, quindi possono rilevare eventuali anomalie.
Qualcuno pensa che la pubblicazione dei bandi di gara sui siti web sia sufficiente. Non è così, perché: primo, i siti web, soprattutto nel Sud sono visitati solo da uno/due cittadini su dieci; secondo, perché nei siti bisogna andarci. Chi ci va? Solo coloro che ne abbiano interesse e cioè quelli che temono la trasparenza e preferiscono che tutto proceda nel silenzio più assoluto.

Il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, ha più volte detto che i mezzi d’informazione sostengono la legalità e che la stampa è garanzia di trasparenza e contrasta la corruzione.
Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha sottolineato che l’impegno delle Istituzioni dev’essere improntato alla trasparenza e a fornire gli strumenti per un’informazione corretta.
Com’è possibile avere trasparenza nei bandi di gara, come nelle aste giudiziarie, se essi non vengono pubblicati sui quotidiani, gli unici che raggiungono ogni giorno i cittadini?
La commissione Ambiente della Camera ha abolito la pubblicazione dei bandi dal 1° gennaio 2016, nonostante la commissione Lavori pubblici del Senato e l’aula di Palazzo Madama avessero confermato la pubblicazione di tali bandi negli anni seguenti.
Non si capisce la ratio che abbia seguito la commissione Ambiente della Camera, se non quella di accogliere le istanze dei costruttori che premono affinché vi sia opacità piuttosto che trasparenza nella materia.
 
La questione che poniamo all’attenzione dei cittadini non è di poco conto. Essa è una carta del mazzo che riguarda la trasparenza come strumento di lotta alla corruzione. Se i cittadini non sanno e non vedono, non possono valutare e giudicare. Non possono farsi un convincimento sul comportamento dei dirigenti pubblici, perché restano ciechi. è solo l’informazione, segnatamente quella dei quotidiani (non lo diciamo per il nostro interesse) che consente di aprire gli occhi e vedere in faccia la realtà.
Ora è venuto il momento che il Governo e l’aula della Camera riparino all’improvvido atto della commissione Ambiente e approvino un emendamento che ripristini la pubblicazione dei bandi di gara su due quotidiani nazionali e su due quotidiani locali.
Si tratta di una scelta: illuminare i cittadini o nascondere loro una parte importante degli atti della Pubblica amministrazione.

Non solo dovrebbe essere accentuata l’informazione, pubblicando bandi di gara e aste giudiziarie sui quotidiani, ma l’informazione dovrebbe essere estesa, sanzionando i sindaci che non pubblicano le relazioni semestrali, i Consigli di amministrazione di società pubbliche che non mettono sui quotidiani bilanci e relazioni, i dirigenti pubblici che non fanno stampare le loro circolari affinché anche i cittadini sappiano come funzionano gli uffici, chi siano i responsabili e, in genere, quali risultati essi raggiungano.
Alla corruzione dilagante si contrappone l’enorme lavoro di Magistrati e Forze dell’ordine. Ma questi svolgono un’azione repressiva e cioè successiva alla consumazione dei reati, mentre invece occorre istituire negli Enti pubblici una sorta di sistema immunitario, capace di abbattere dall’interno i virus della corruzione e delle tangenti.
Attendiamo con fiducia che l’aula della Camera ristabilisca il giusto rapporto tra il diritto dei cittadini a sapere e il dovere delle Pubbliche amministrazioni ad informarli di quanto fanno, anche nel settore degli appalti e delle aste giudiziarie.

Articolo pubblicato il 09 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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