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Biometano in agricoltura, il giacimento inascoltato nel Mezzogiorno dalle grandi potenzialità
di Rosario Battiato

Impressionanti i numeri del probabile sviluppo del settore, presentati ieri in un convegno del Consorzio nazionale di Biogas a Riposto. Uno studio Althesys stima per il centro-sud 8mila occupati per il 2030, con la coltura degli ettari oggi in abbandono

Tags: Agricoltura, Biometano, Biogas



CATANIA – L'Italia è il terzo produttore di biogas al mondo in agricoltura e può essere considerato un Paese all'avanguardia nelle bioenergie. Non lo è ancora il Mezzogiorno che deve partire dall'anno zero, o quasi, a fronte fronte di potenzialità enormi. Di soluzioni e strumenti normativi si è discusso ieri a Riposto nell'incontro organizzato dal Consorzio Italiano Biogas (cib) che ha avuto come tema “Biogasdoneright and soil carbon sequestration”.

“La produzione di biometano è una frontiera da affrontare assieme”. Le parole di Mario Guidi, presidente nazionale di Confagricoltura, confezionano il tono della giornata e avviano gli spunti di riflessione per molti imprenditori del mezzogiorno perché “non è vero che il biogas si può fare solo al nord”. Del resto le aree sottoutilizzate, ricorda Guidi, sono moltissime e anche da queste, oltre che dalle reti di impresa, bisogna partire per avviare questa filiera.

Parole che si sono riempite di cifre con l'intervento di Alessandro Marangoni, economista, che ha esposto lo studio Althesys sulle possibilità future per il sistema del biogas. Considerando il materiale derivato dalle colture dedicate (un potenziale che varia da 1 a 1,8 miliardi di metri cubi di biometano), dalla forsu (frazione organica del rifiuto solido urbano), e dai sottoprodotti (un miliardo di metri cubi), per le regioni del Centro-Sud si prevede un potenziale tra 2,1 e 3,1 miliardi di metri cubi al 2030. Tutto questo potrà avvenire tramite un lotto di investimenti che oscilla tra uno scenario minimo (3,8 miliardi) e uno massimo (5,6 miliardi) e permetterebbe di generare ricadute economiche complessive che valgono un aumento dello 0,3 per cento del Pil del Mezzogiorno, pari a 18,4/27,4 miliardi di euro a seconda dello scenario evolutivo. Un dato che produrrebbe benefici in almeno tre settori: aumento delle entrate fiscali di 3,3/5 miliardi, 8mila nuovi posti di lavoro, una riduzione delle emissioni di CO2 pari a 79 milioni di tonnellate.

Numeri che potrebbero rilanciare ed espandere il raggio d'azione dell'agricoltura siciliana: “Ci sono tantissimi ettari – ha dichiarato Stefano Bozzetto, consigliere del cib e dell'associazione europea del biogas (eba) –  in cui si può fare un prodotto a doppia natura per foraggio ed energia”. 

Impegni che si muovono anche sul fronte politico. “Grazie all’impegno del governo – ha dichiarato Piero Gattoni, presidente del cib –, in particolare del Mipaaf, l’Italia ha una delle normative più avanzate sul biometano e può guardare con fiducia all’obiettivo di raggiungere entro il 2022 il target del dieci per cento di consumo di biocarburanti, di cui il 2% avanzati, quelli cioè che non sottraggono terreno all’alimentare, come ad esempio il biometano”. Biometano che potrà essere utilizzato per l'autotrasporto e per l'immissione nella rete nazionale del gas, almeno quando l’Europa avrà legiferato sull’atteso aggiornamento del codice di rete.

E la politica c'era all'incontro. A cominciare dal sottosegretario Giuseppe Castiglione che ha annunciato un programma di sostegno specifico allo sviluppo della filiera del biogas e biometano per il mezzogiorno, ricordando come il governo si sia impegnato in prima linea per far diventare una risorsa quello che in realtà fino a qualche anno fa veniva considerato come un problema. L'assessore regionale al ramo, Rosaria Barresi, ha insistito inoltre sulla necessità di fare rete tra le imprese per promuovere il processo.

Un mondo tutto in fermento in fermento visto che il cib ha stretto un accordo di collaborazione scientifica con Bruce Dale, intervenuto all'incontro quale professore consulente del presidente Obama, e la Michigan University. Proprio in questi giorni, ricercatori Usa sono ospiti del dipartimento di Agricoltura, alimentazione ed ambiente dell’Università di Catania.

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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