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Quotidiano di Sicilia

Marino bye-bye. Ora via Crocetta
di Carlo Alberto Tregua

Il Pd non caccia l’inutile Presidente

Tags: Ignazio Marino, Rosario Crocetta, Pd, Matteo Renzi



Renzi finalmente si è deciso a mandar via Ignazio Marino, una persona inadatta, un chirurgo non all’altezza di amministrare la Capitale d’Italia. L’ha fatto perché aveva capito che non poteva più reggergli il moccolo. L’ha fatto perché pensa di poter vincere le prossime elezioni, che si terranno verosimilmente nella tornata di aprile 2016, insieme a Milano, Napoli e ad altre città importanti, puntando sul doppio turno.
Sembra molto probabile che il candidato più votato al primo turno sarà quello del M5S. Questo perché i romani hanno un sentimento di repulsione verso una classe partitocratica che si è mangiata la Capitale da vent’anni a questa parte, sia con amministrazioni di centro-destra che con altre di centro-sinistra.
Nella Capitale, da tempo immemorabile, comandano i burocrati, i faccendieri e tutti quei soggetti che agiscono nella melma della corruzione e che hanno infangato il buon nome di Roma.
Il disdoro e la cattiva immagine caduti sul Paese sono immensi e ci vorrà molto tempo per ricostruire un’immagine positiva.

C’è un’altra persona inutile nel suo ruolo a giudicare dai risultati che ha conseguito ed è l’attuale Presidente della Regione siciliana.
Di fatto, Crocetta è ormai circondato da commissari e non può decidere quasi nulla. Prigioniero anche dei suoi partners partitocratici, resta sul suo scranno come simbolo e non come soggetto istituzionale, capace di imprimere una svolta a questa nostra martoriata Isola.
Da tempo, Davide Faraone, proconsole di Matteo Renzi in Sicilia, critica pressoché tutto quello che fa Crocetta e critica ancor di più tutto quello che non fa. Ma allora, se due più due, magari tardi, fa quattro, la conseguenza sarebbe quella di mandarlo a casa: ora, e non domani.
Però c’è il calcolo di partito: il Presidente della Regione siciliana viene eletto al primo turno, come accaduto nel caso dell’attuale, messo a Palazzo d’Orléans da appena il 15% degli aventi diritto al voto.
Questo perverso sistema elettorale, che non prevede il doppio turno, fa accadere simili circostanze, deprecabili in democrazia, perché occorre sempre che quando un candidato non raggiunga la maggioranza dei voti validi, debba ritornare all’esame popolare in un secondo turno.
 
Ora, in Sicilia, il sentimento popolare diffuso, data la disastrata situazione economica e finanziaria, è che verrebbe eletto un candidato del M5S e non ci sarebbe la possibilità di replicare il voto come a Roma in quanto, ripetiamo, le elezioni sono a turno unico. Ecco, perché Renzi e il suo proconsole Faraone non decidono di mandare a casa Crocetta. è più la paura di perdere definitivamente la Regione, che non l’obiettiva constatazione dell’inutilità e dell’inconsistenza dell’azione di Crocetta.
Il QdS appoggerà il M5S. Riteniamo che il disastro si debba completare per voltare pagina. Non saranno certo i partiti tradizionali che possono affrontare la cancrena che c’è a Palermo, licenziando 600 dirigenti inutili, tagliando venti o trentamila cedolini inutili, intervenendo con decisioni sulla spesa corrente e su tutti i mangia-mangia che lucrano a spese del denaro pubblico. Un intervento di questo tipo potrebbe farlo solo un grande personaggio, competente, onesto e professionale.

La Sicilia può risorgere come l’Araba Fenice, ma perché ciò accada occorre che prima tutto sia ridotto in cenere e gli unici che possono completare l’opera distruttiva di questi ultimi venti anni, da Cuffaro a Crocetta, sono proprio i grilletti.
Sono tutte persone di buona volontà ma con scarsa cognizione dei meccanismi istituzionali, amministrativi, legislativi, organizzativi, cosicché sarebbero facile preda di quei volponi che sono i burocrati regionali, espressione di interessi privati che danneggiano continuamente la Regione e i siciliani.
Per voltare pagina, veramente, occorre perciò la distruzione totale. Per raggiungere questo fine, i grilletti sono adatti. Laddove hanno amministrato, da Pizzarotti a Parma a Nogarin a Livorno, a Piccitto a Ragusa, le amministrazioni sono precipitate in uno stato di inefficienza pagata a caro prezzo da tutti i cittadini.
Non ci si può improvvisare amministratori pubblici o politici di razza. Il carisma, c’è chi lo ha e chi non lo ha: non si compra al mercato. Oggi, in Sicilia, abbiamo bisogno di un Presidente della Regione carismatico.

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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