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Giustizia alternativa, boom della mediazione
di Pierangelo Bonanno

L’Isdaci ha fornito i dati delle procedure di risoluzione delle controversie “non ordinarie” per l’anno 2014. Per questa pratica, reintrodotta in Italia con L. 98/13, quasi 180.000 domande lo scorso anno

Tags: Giustizia, Mediazione



PALERMO - L’Isdaci, Istituto scientifico per l’arbitrato e la mediazione, ha diffuso nei giorni scorsi il nuovo bollettino sullo stato della giustizia alternativa in Italia con riferimento all’anno 2014.

Gli esiti dell’indagine si riferiscono all’anno 2014 ed evidenziano sia la mappatura dei centri che nell’anno di riferimento hanno offerto servizi di giustizia alternativa in materia civile e commerciale, sia numero e tipologia delle procedure da questi ultimi gestite. Il monitoraggio effettuato da Isdaci ha avuto come oggetto l’insieme delle realtà che risultano avere predisposto un ufficio, un regolamento e del personale appositamente dedicato ad offrire un servizio, e che non sono quindi solo destinati ad attività di tipo promozionale o di diffusione culturale.

Lo studio prende in considerazione i dati relativi ai procedimenti di soluzione alternativi al tribunale come la mediazione, la conciliazione presso le Cciaa e l’arbitrato.

In riferimento alla sola mediazione nel 2014 il numero di domande registrate è risultato pari a 179.587, oltre il doppio rispetto alle domande registrate nel 2013, anno in cui non vigeva l’obbligatorietà del tentativo di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

In relazione alla modalità di avvio della domanda, la mediazione obbligatoria rappresenta l’83,8% del numero complessivo di mediazioni (nel 2013 costituiva il 57,5%), mentre la mediazione volontaria il 10% (il 41,9% nel 2013), la mediazione disposta dal giudice, il 5,6% (rispetto al 2% del 2013) e la mediazione attivata in forza di clausola contrattuale, lo 0,6% (contro l’1,5% del 2013).
Per quanto riguarda la collocazione geografica, il 45% delle domande si concentra al Nord, il 20% al Centro, il 25% al Sud e il 10% nelle Isole, anche se la Sicilia risulta tra le prime regioni per numero di procedimenti avviati.

L’obbligatorietà della mediazione è stata reintrodotta in Italia con la legge n. 98 del 2013. Nella sostanza prima di ricorrere al giudizio di un tribunale occorrerà rivolgersi ad un organismo di mediazione accreditato presso il ministero della Giustizia. La mediazione torna obbligatoria, fino al 2017, in materia di: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari. In questi casi, la parte che intende agire in giudizio deve tentare la mediazione, con l’assistenza di un avvocato.

Nel dettaglio il procedimento di mediazione prevede che dopo avere presentato la domanda presso un organismo di mediazione è fissato un primo incontro di programmazione con un mediatore e le parti. Al termine dell’incontro preliminare di programmazione, le parti decidono se concludere la mediazione con un accordo, oppure proseguire la mediazione o ancora, in caso di mancato accordo, terminare la procedura di mediazione e andare in giudizio. Quando tutte le parti sono assistite da un avvocato, il verbale di accordo, sottoscritto dalle parti e dagli stessi avvocati, costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione per consegna e rilascio, l’esecuzione degli obblighi di fare e non fare, oltre che per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

Appare opportuno precisare che la riduzione del pesante arretrato giudiziario civile è una delle priorità del ministero della Giustizia, anche perché l’Italia è stata condannata, in numerose occasioni, a pagare congrui risarcimenti in sede europea a favore dei cittadini che a seguito delle lungaggini dei tribunali italiani erano stati lesi nei loro diritti.

Per tali ragioni entra ufficialmente nella fase operativa il progetto “Arretrato civile ultratriennale - Programma Strasburgo 2”, il piano strategico di interventi messo a punto dal Ministero della Giustizia per l’abbattimento del vecchio arretrato civile . In particolare, in data 2 ottobre 2015 il Capo del dipartimento dell’organizzazione giudiziaria ha trasmesso a tutti gli uffici giudiziari  un invito ai capi degli uffici a darsi 4 mesi di tempo per l’azzeramento dei 44.639 procedimenti civili iscritti a ruolo fino al 2000 e pendenti al 31/12/2014 presso corti di appello e tribunali (erano 86.283 col censimento dell’anno precedente, quasi il doppio). E 8 mesi per lo smaltimento delle 73.928 cause iscritte negli anni 2001-2005 (erano 127.146 l’anno precedente).

Articolo pubblicato il 13 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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