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Messina - Viadotto Ritiro, messa in sicurezza bloccata da un ricorso al Cga
di Bonasera Fabio

Durante la Festa dell’Unità a Palermo il ministro Delrio ha ricordato la messa in mora già avviata. Faraci, presidente Cas: “Non possiamo procedere senza l’esito della sentenza”

Tags: Messina, Viadotto Ritiro



MESSINA - Se non dovessero migliorare le condizioni di sicurezza, si procederà al ritiro della concessione. Lo ha ammesso Graziano Delrio, alla fine di settembre, a Palermo, nel corso della Festa dell’unità, ricordando come, nei confronti del Consorzio autostrade siciliane, sia già in corso un procedimento di messa in mora. Procedimento che, secondo fonti sindacali, comunque smentite da Rosario Faraci, avrebbe visto il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti rigettare le osservazioni presentate dall’ente. La situazione rimane in ogni caso delicata, soprattutto dopo l’interruzione della A18 Messina-Catania, lo scorso 5 ottobre, a causa di uno smottamento all’altezza di Letojanni.

“Abbiamo presentato le nostre giustificazioni che consistono o nella già avvenuta rimozione delle difformità contestate o nei progetti atti a rimuoverle. Siamo in attesa di risposte. Rispetto il ruolo del ministro, in ogni caso. Farà le sue scelte e, a quel punto, noi faremo le nostre riflessioni e decideremo sul da farsi. Tuttavia, non mi risulta, almeno fino a questo momento, che le nostre osservazioni siano state rigettate”. Si pronunzia in questo senso Rosario Faraci, presidente del Cas, dal 1997 incaricato della gestione delle tratte A18 Messina-Catania e Siracusa-Gela e A20 Messina-Palermo.

È la struttura di vigilanza sulle concessionarie autostradali del dipartimento delle Infrastrutture ad avere diffidato il Cas, alla fine dello scorso anno. Centoventi i giorni di tempo per rispondere ai rilievi di Mauro Coletta, capo della struttura.
Nel dettaglio, vengono evidenziate “838 non conformità relative al periodo 2007-2012, ancora da sanare”. Molte riguardano barriere autostradali, impianti, segnaletica, pavimentazioni.

Le altre contestazioni attengono “all’obbligo di comunicare al concedente l’avvenuta constatazione di opere all’interno della fascia di rispetto”; “alla rimozione della segnaletica installata in grave difformità rispetto al codice della strada”; “all’obbligo di comunicazione del verificarsi di eventi emergenziali”; all’adozione di “piani di gestione delle emergenze invernali”; a “trasmettere i consuntivi dei programmi di manutenzione ordinaria relativi agli anni dal 2009 al 2012”; alla trasmissione di “un puntuale e completo aggiornamento dello stato di attuazione del piano integrativo di manutenzione straordinaria del 2009 e del piano straordinario di messa in sicurezza della Messina-Palermo e della Messina-Catania del 2010”; alla trasmissione di “un puntuale e completo aggiornamento dello stato di realizzazione degli investimenti relativi al completamento della Messina-Palermo e alla realizzazione della Siracusa-Gela con completamento del primo tronco e del secondo fino a Ragusa”; a “far pervenire chiarimenti in merito alle motivazioni del mancato riscontro alle richieste dell’ufficio territoriale di Catania”.

Proprio al miglioramento della sicurezza mira il progetto da 43 milioni 523mila euro concernente il viadotto Ritiro, lungo la tangenziale nord di Messina. L’inizio dei lavori era stato annunciato per la metà dello scorso luglio. A far saltare i piani, l’appello della ditta classificatasi seconda, la Sicurbau, davanti al Consiglio di giustizia amministrativa, contro l’aggiudicazione dell’appalto alla Toto costruzioni generali di Chieti. Quest’ultima ha presentato il progetto esecutivo lo scorso 10 giugno, con l’obiettivo di ultimare gli interventi nel 2018. Sono 850 i giorni di lavoro preventivati.

“Siamo attendisti – confessa Faraci, in vista dell’udienza programmata per la prima metà di novembre – per noi che vinca la prima o la seconda non cambia niente. Non abbiamo potuto firmare il contratto perché, trattandosi di un appalto integrato, le ditte hanno presentato migliorie differenti. Pertanto, senza conoscere l’esito della sentenza, non possiamo procedere”.

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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