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La spending review è una balla colossale
di Carlo Alberto Tregua

Def, aumenta la spesa cattiva

Tags: Spending Review



Il Governo ha approvato l’aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def) con gli andamenti di spese, entrate, Pil e debito dei prossimi anni. l malloppo non è trascurabile e per decifrarne le linee guida occorrono pazienza, tempo e competenze.
Risalta subito all’occhio che la spending review, tanto strombazzata, è una balla colossale. Infatti la spesa corrente del 2014 pari a 692 miliardi è in continua crescita: 697 (2015), 706 (2016), 713 (2017), 723 (2018) e 735 (2019). La spesa sanitaria pari a 111 miliardi (2015) sale a 113 (2016) a 115 (2017) a 117 (2018) a 120 (2019).
Gli interessi sul debito pubblico sono previsti pressoché uguali dal 2015 al 2019, ma si tratta di una previsione senza fondamento. Infatti, affinché il Pil cresca occorre che aumentino consumi ed esportazioni, ma anche che l’inflazione salga almeno al due per cento. Quando sale l’inflazione, salgono gli intersessi sui titoli di Stato.
Allora delle due l’una: o il Def prevede la stagnazione per i prossimi cinque anni e quindi gli interessi rimangono più o meno della stessa dimensione, oppure prevede l’aumento del Pil e quindi, ovvia conseguenza, l’aumento del costo del debito pubblico.

E veniamo alle entrate. Quelle tributarie, dirette, indirette e in conto capitale, sono previste in crescita: da 496 miliardi nel 2015 a 521 (2016) a 542 (2017), a 556 (2018) a 567 (2019).
Anche i contributi previdenziali sono previsti in crescita. Dal che ne consegue che la pressione fiscale non può diminuire, come è stato strombazzato. Infatti, puntualmente il Def la indica al 43,7 nel 2015, al 44,2 nel 2016, al 44,3 nel 2017/18 e solo al 44 nel 2019. Da questo insieme di dati risulta che il debito pubblico, in valore assoluto, continua ad aumentare passando dagli attuali 2.199 miliardi (luglio 2015) a un centinaio di miliardi in più negli anni a venire.
Il Pil nominale tendenziale dovrebbe passare da 1.635 miliardi (2015) a 1.681 (2016) a 1.733 (2017) a 1.784 (2018) a 1.834 (2019).
Il Def conta sull’aumento del denominatore della frazione al cui numeratore sta il Pil per potere indicare un calo del quoziente. Ma sembrano numeri del Lotto.
 
Vi spieghiamo perché sembrano numeri del Lotto. Come vi abbiamo indicato il debito pubblico aumenta senza soste, anno dopo anno, mentre il Pil si spera che aumenti. Ma questo fatto avverrà se aumenta l’inflazione come prima vi abbiamo spiegato. Con la conseguenza indicata dell’aumento degli interessi sul debito pubblico, sia perché esso aumenta e sia perché aumenta la percentuale.
Scusateci per tutti i numeri che sono quasi indigeribili per chi non abbia la pazienza di leggerli con attenzione, ma essi sono altamente significativi e delineano una realtà incontrovertibile che nessun annuncismo può smentire.
Il fatto è che quando si fanno i talk show cui partecipa il presidente del Consiglio non vengano chiamati giornalisti abituati a leggere le carte, ma quelli che leggono le veline o le agenzie.
Forse è un modo per non disturbare il manovratore. Ma esso però non serve all’opinione pubblica per capire con trasparenza come sono veramente i fatti, quali siano le prospettive da qui al 2019 e se effettivamente questo Governo sia capace di tagliare gli innumerevoli privilegi che affossano l’economia nazionale.

Al quadro descritto si aggiunga un’anomalia tutta italiana e cioè che il totale delle spese in conto capitale, quelle che fanno crescere economia e occupazione, passano da 64 miliardi nel 2015 a 62 (2016) a 58 (2017/18) a 57 nel 2019. Mentre doveva prevedersi esattamente il contrario, vale a dire diminuire la spesa corrente (cattiva) ed aumentare quella per investimenti.
Però, è difficile tagliare la spesa corrente col fallimento della spending review. La spesa corrente costituisce una mangiatoia nella quale pascolano parassiti, gente inutile, partecipate pubbliche, pubblici dipendenti in esubero, consulenti, imprenditori corrotti e tanti altri abituati a pescare nel torbido.
Dispiace aver fatto questa fotografia perché l’avvento di Renzi a segretario del Pd e presidente del Consiglio ha creato molte aspettative positive. Ci auguriamo che nella sua frenetica attività abbia il tempo di guardare le carte e di comunicare agli italiani la verità.

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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