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La Sicilia prima in classifica per negozi chiusi
di Michele Giuliano

Secondo l’ultimo report di Confesercenti la nostra Isola è la regione con il primato negativo di “fine attività”. Ad abbassare la saracinesca sono state più di 4.000 attività nei primi tre mesi.

Tags: Confesercenti, Imprese



PALERMO - Negozi che chiudono, economia che si perde. Tutto ciò che ruota attorno ad un’attività commerciale non è certamente una bazzecola: dietro ad un esercizio che abbassa la propria saracinesca ci sono fornitori, immobiliari, marchi e franchising. Un enorme indotto, soprattutto.

Il polso di un’economia siciliana allo sfascio è dettata proprio dal dato della crisi nera del commercio: c’è il record dei negozi che hanno chiuso, e di conseguenza anche quello dei locali sfitti. Di cartelli con su scritto “affittasi” e “vendesi” la Sicilia ne è piena, non solo nelle aree che storicamente sono più depresse, quindi i piccoli centri che non sono nemmeno turistici, ma anche i salotti importanti della città, come il capoluogo siciliano, Palermo.

In un recente report di Confesercenti si evidenzia come la Sicilia sia la regione con il primato negativo del maggior numero di chiusure di negozi.

Nei primi 8 mesi del 2015 si contano ben 1.433 negozi in meno rispetto allo stesso periodo del 2014, pari al -2,3 per cento. A seguire la Basilicata, che in questo scorcio di 2015 registra 138 negozi in meno (-1,9 per cento). Effetto conseguente è la desertificazione commerciale delle città, specie dei centri storici un tempo invece attrattori economici.
 
In Sicilia sono 51.600 i locali commerciali sfitti e solo a Palermo nei pubblici esercizi si registrano 61 iscrizioni a fronte di 108 cessazioni mentre nel commercio al dettaglio sono 176 iscrizioni e 343 le cessazioni. Numeri allarmanti quelli che sempre Confesercenti ha snocciolato in questi giorni. “Si tratta di un enorme numero di unità immobiliari che si sono liberate sul mercato – afferma il vice presidente di Confesercenti, Vittorio Messina - in un periodo di tempo abbastanza ridotto, cui vanno sommati i locali lasciati vuoti dalle imprese che hanno ridotto il numero di punti vendita”.

L’alto numero di locali commerciali senza locatario, come si evince dallo studio di Confesercenti, è generalmente più evidente nei piccoli centri e nelle zone periferiche delle grandi città, dove ormai si trovano serrande calate anche nei centri commerciali. Per favorire la ripresa del mercato immobiliare, dando allo stesso tempo nuovo impulso alla rinascita del commercio urbano e delle botteghe e agevolare il ripopolamento di negozi, Confesercenti pensa a canoni concordati e cedolare secca anche per gli affitti di locali commerciali.

Un sistema già previsto per le locazioni abitative e che potrebbe essere declinato anche per il commercio attraverso un accordo tra proprietari immobiliari, rappresentanti delle imprese commerciali e amministrazioni territoriali competenti.

Più in generale sono ben 4 mila le imprese che hanno chiuso i battenti nei primi tre mesi dell'anno, con due record: nell'agricoltura ne sono saltate 1.270, nell'artigianato ne sono scomparse 1.100 e a sua volta la città che registra l'andamento peggiore in questa categoria è Palermo, con ben 230 imprese artigiane sparite nel nulla.

“Le cessazioni sono state 488 e le nuove iscrizioni solo 258” precisa Nunzio Reina, presidente di Confartigianato Palermo.
 

 
Nel 2016 attesa la ripresa dei consumi delle famiglie 
 
Purtroppo è tutta Italia che mostra per il commercio segnali davvero sconfortanti. In realtà ci sono segnali altalenanti. Secondo recenti stime di Confesercenti, infatti, i consumi delle famiglie italiane dovrebbero crescere dello 0,8 per cento a fine anno, dell’1,4 per cento nel 2016 e dell’1,5 per cento nell’anno a seguire, sostenuti, guarda caso, dal crollo dei prezzi del petrolio e dal bonus fiscale che ha interessato i redditi più bassi. Eppure a mostrare evidenti difficoltà sono ancora gli esercizi commerciali che secondo una recente analisi dell’Osservatorio Confesercenti, pur tornando le aperture a crescere (+16 per cento) nei primi otto mesi del 2015, risultano “persi” oltre 6 mila negozi (di cui 1.400 circa in Sicilia come detto) rispetto ad un anno fa, chiudendo così il periodo in negativo. Nello specifico, tra il mese di gennaio e quello di agosto, sono 6.052 le Pmi in meno rispetto al 2014 (-0,9 per cento). La contrazione interessa più il Sud Italia che il Centro-Nord (una perdita, rispettivamente, dell’1,2 per cento e dello 0,8 per cento). Tuttavia, a dimostrazione di una rinnovata vitalità del settore, risultano in aumento anche le nuove aperture (17.015, il 16 per cento in più del 2014). Diversamente il commercio ambulante, nel medesimo periodo considerato, registra una crescita del 3,6 per cento, pari a 6.682 imprese in più rispetto allo scorso anno.

Articolo pubblicato il 23 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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