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Quotidiano di Sicilia

Le manette romane a Crocetta e assessori
di Carlo Alberto Tregua

Quattro impugnative in quattro mesi

Tags: Rosario Crocetta, Matteo Renzi, Regione Siciliana



Da quando la Corte costituzionale,  a novembre 2014, ha abolito in Sicilia la figura del Commissario dello Stato, l’ultimo il prefetto Carmelo Aronica, Governo e Assemblea regionale non hanno perso il vizio di approvare leggi potenzialmente incostituzionali. Lo hanno fatto perché, probabilmente, non sono stati capaci di capire che la festa era finita, continuando ad approvare leggi di spesa clientelari, per alimentare il favore anziché potenziare la spesa per investimenti.
Cosicché il Consiglio dei ministri ha impugnato quattro leggi in quattro mesi, mettendo di fatto le manette politiche a Crocetta, ai suoi assessori e a quel numero enorme di burocrati, di cui una parte prende stipendi senza nulla rendere in termini di servizi.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio. La classe politica ha condotto la Sicilia al disastro, ma continua a comportarsi come se nulla fosse avvenuto.

Vi elenchiamo le quattro impugnazioni fino ad oggi attivate, come da inchiesta interna.
La prima riguarda la legge di stabilità 2016, che non potrà essere approvata se non si raggiunge il riequilibrio di bilancio. Ma il riequilibrio di bilancio non si può raggiungere se non si tagliano 2 miliardi di spesa corrente (cattiva). Il che significa eliminare cedolini assistenziali e clientelari a 50 mila persone che non fanno alcunché di produttivo. Il peggio della questione è che se l’Ars non approva il bilancio 2016 entro il prossimo 31 dicembre, non potrà neanche approvare la solita leggina dell’esercizio provvisorio.
La seconda impugnativa ha per oggetto la riforma regionale degli appalti pubblici in quanto in contrasto con l’articolo 117, c. 2, lettera “e” della Costituzione, che riserva esclusivamente alla competenza legislativa dello Stato la materia della tutela della concorrenza.
La terza impugnativa, quella più nota, riguarda Liberi consorzi comunali e città metropolitane. I punti più importanti impugnati riguardano il voto ponderato, cioè proporzionato al numero degli abitanti di ogni Comune, e l’elezione del presidente della città metropolitana che deve essere il sindaco del capoluogo. L’impugnativa riguarda anche il divieto di dare indennità di sorta supplementari rispetto a quelle che i rappresentanti eletti ricevono già dai propri Comuni.
 
La quarta impugnativa è stata deliberata dal Cdm del 20 ottobre in materia di risorse idriche perché la norma regionale impedisce la concorrenza, non tutela l’ambiente e con ciò supera i limiti posti alle competenze regionali. Va da sè, dice l’impugnativa, che se l’Assemblea regionale rivede completamente il testo, adeguandolo alla legge nazionale, il ricorso potrà ovviamente essere ritirato. Si tratta di ipotesi del terzo tipo.
Dalla breve rassegna delle quattro impugnative si capisce ancor di più come il Governo nazionale stia facendo terra bruciata intorno a Crocetta e all’eterogenea maggioranza, che lo sorregge più per motivi clientelari e personali che non per l’interesse della Sicilia.
In pratica, vuole costringerlo a dimettersi: la stessa azione che ha effettuato nei confronti dell’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino.

Sarà difficile che il commissario, Alessandro Baccei, possa preparare la legge di stabilità 2016, tenuto conto che l’attuale andamento finanziario della Regione presenta un buco di quasi due miliardi. Sembra anche difficile che Renzi voglia girare alla Sicilia tale enorme importo, che verrebbe a gravare sulla legge di stabilità nazionale, che non ha neanche gli occhi per piangere. Da qualunque parte si giri, la sorte di Crocetta sembra segnata, in modo che le nuove elezioni cadano nella tornata di aprile 2016.
Allora vinceranno i grilletti? Molto probabilmente sì, perché la maggioranza dei siciliani è schifata da questa classe dirigente che l’ha rovinata. Non che il presidente grilletto sia in condizioni di risolvere i problemi della Sicilia, ma almeno contribuirà al completamento della fase distruttiva, dopo la quale ci potrà essere la rinascita dalle ceneri, come l’Araba fenice.
Intanto, in questo mercato asfissiato dobbiamo tutti cercare di sopravvivere, in attesa che le vacche magre, durate questa volta oltre dieci anni, comincino ad essere sostituite dalle vacche grasse, per arrivare alla meta con le ossa rotte, ma vivi!

Articolo pubblicato il 23 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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