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Pil, al Sud un timido +0,1%
di Redazione

Queste le stime per il 2015 di Svimez che ieri ha presentato il Rapporto sull’economia del Mezzogiorno. Si tratta della prima variazione positiva da sette anni a questa parte

Tags: Pil. Economia, Sicilia, Svimez



ROMA - Nel 2015, il Pil italiano “dovrebbe crescere dello 0,8%, risultato del +1% del Centro-Nord e del timidissimo +0,1% del Sud. Se confermata, si tratta della prima variazione positiva di prodotto del Sud da sette anni a questa parte”.
Queste le stime di Svimez, che spiegano come la crescita sia trainata dall’andamento positivo dei consumi.

Nel 2015, gli investimenti fissi lordi restano divergenti: “+1,5% al Centro-Nord, mentre continuano a calare al Sud (-1%), anche per effetto della contrazione degli investimenti pubblici (-3%)”. Così il rapporto Svimez. Nel 2014 gli investimenti fissi lordi avevano segnato al Sud -4% e al Centro-Nord -3,1% ; dal 2008 al 2014 sono crollati del 38% al Sud e del 27% nel Centro-Nord.

L’andamento positivo dei consumi nel 2015 - continua Svimez - è stimato in +0,9% al Centro-Nord e +0,1% al Sud. Secondo il rapporto Svimez 2015 sull’economia del Mezzogiorno, la crescita si rafforza anche nel 2016 quando “il Pil italiano dovrebbe aumentare del +1,3% a sintesi di un +1,5% del Centro-Nord e di un +0,7% del Sud”. A concorrere positivamente, anche in questo caso, sarà l’andamento dei consumi finali, stimato “in +1,3% al Centro-Nord e +0,8% al Sud. Su anche gli investimenti fissi lordi, +2% il dato nazionale, quale risultato del +2,5% del Centro-Nord e dello 0,5% del Sud”. Se confermato - sottolinea Svimez - “anche in questo caso si interromperebbe la spirale negativa dell’andamento degli investimenti fissi lordi al Sud iniziata nel 2007. Sul fronte occupazionale, si prevede un aumento nazionale del +0,8%: +0,9% al Centro-Nord e +0,6% al Sud”.

Il rapporto Svimez ha messo in luce anche dati allarmanti sulla povertà assoluta che, per effetto della crisi, negli ultimi anni in Italia è più che raddoppiata, sia al Sud che nel Centro-Nord: dal 2005 al 2008 i poveri assoluti in Italia non raggiungevano i 2 milioni, nel 2013-2014 si sono superati i 4 milioni”.

In particolare - continua il rapporto Svimez - “la povertà assoluta sul totale della popolazione è passata dal 2008 al 2013 dal 2,7% al 5,6% nel Centro-Nord, e dal 5,2% al 10,6% al Sud”. Nel 2014, la povertà assoluta “ha smesso di crescere nel Centro-Nord ed è leggermente diminuita nel Mezzogiorno”. Il rallentamento è dovuto “verosimilmente all’erogazione del bonus di 80 euro mensili ai lavoratori dipendenti nella seconda metà dell’anno, per la parte destinata alle famiglie povere”, conclude lo studio Svimez.

A livello settoriale - si legge ancora nel documento - c’è stato “un crollo epocale al Sud degli investimenti dell’industria in senso stretto, ridottisi dal 2008 al 2014 addirittura del 59,3%, oltre tre volte in più rispetto al già pesante calo del Centro-Nord (-17,1%)”. Giù anche gli investimenti nelle costruzioni, “con un calo cumulato del -47,4% al Sud e del -55,4% al Centro-Nord e in agricoltura, (-38% al Sud, quasi quattro volte più del Centro-Nord, -10,8%)”. Quasi allineata nella crisi la dinamica dei servizi: “-33% al Sud, -31% al Centro-Nord”, continua il rapporto. Nell’industria del Sud, il crollo degli investimenti “erode la base produttiva e accresce i divari di competitività”, secondo lo studio infatti “nel 2014 a livello nazionale il valore aggiunto del manifatturiero è diminuito dello 0,4% rispetto al 2013, quale media tra il -0,1% del Centro-Nord e il -2,7% del Sud.

Un valore ben diverso dalla media della Ue a 28 (+1,6%), con la Germania a +2,1% e la Gran Bretagna a +2,8%”. Complessivamente negli anni 2008-2014 il valore aggiunto del settore manifatturiero “è crollato in Italia del 16,7% contro una flessione dell’Area Euro del -3,9%. Dal 2008 al 2014 il settore manifatturiero al Sud ha perso il 34,8% del proprio prodotto, e ha più che dimezzato gli investimenti (-59,3%). La crisi non è stata altrettanto profonda nel Centro-Nord, dove la diminuzione è stata meno della metà, -13,7% del prodotto manifatturiero e circa un terzo negli investimenti (-17%)”, conclude il rapporto Svimez.

“Sembra essersi determinata una decisa inversione di tendenza sul mercato del lavoro, che riguarda anche il Mezzogiorno”. Così il rapporto Svimez che spiega: nel II trimestre del 2015, rispetto allo stesso periodo del 2014, “gli occupati crescono al Sud di 120 mila unità (+2,1%) e di 60 mila unità nel Centro-Nord (+0,4%)”.

La ripresa - continua Svimez - “riguarda tutte le regioni tranne la Calabria, e interessa essenzialmente i settori agricolo e terziario”.
Il tasso di disoccupazione “flette leggermente scendendo a livello nazionale al 12,1%: la riduzione riguarda esclusivamente le regioni del Centro-Nord (-0,2 punti), mentre al Mezzogiorno resta al 20,2%”. Per i primi due trimestri dell’anno in corso, Svimez però avverte: “bisogna valutare con un po’ di cautela la dinamica più accentuata nel Mezzogiorno”, per il fatto che “l’andamento nei primi due trimestri del 2014 era stato ancora particolarmente negativo”. In ogni caso, “si tratta di un segnale incoraggiante, che testimonia come anche il Sud stia beneficiando dei primi segnali di ripresa produttiva e delle misure di decontribuzione fiscale sulle nuove assunzioni standard”, si legge nel rapporto.

Articolo pubblicato il 28 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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