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Basta appalti senza gare
di Carlo Alberto Tregua

Corruzione negli affidamenti diretti

Tags: Appalti, Corruzione



La Guardia di Finanza, nel corso della maxi inchiesta su Roma, ha rilevato che ben nove lavori pubblici su dieci sono stati affidati senza gare d’appalto, il che consente l’arbitrio più assoluto e la diffusione della corruzione a macchia d’olio.
È vero che il Codice degli appalti vigente consente marchingegni corruttivi, fra cui quello delle varianti in corso d’opera, che permettono all’aggiudicatario di proporre un prezzo molto basso offrendo la riserva di recuperare successivamente. Questo meccanismo perverso fa sì che quasi tutte le opere pubbliche, alla fine del percorso, costino due o tre volte, se non di più, del prezzo di aggiudicazione.
Questo fatto gravissimo è dovuto anche alla mancata pubblicazione di tutti i segmenti della filiera degli appalti, successivamente all’aggiudicazione della gare. Così non si consente ai cittadini di venire a conoscenza degli aumenti del costo di ognuno di esse, perché non c’è trasparenza.

È in corso l’approvazione del nuovo Codice degli appalti, in cui dovrebbe essere inserita non soltanto la pubblicazione dell’aggiudicazione dei bandi di gara sui quotidiani, ma anche tutti i passaggi successivi, fino alla conclusione del percorso.
Peraltro, i costi vengono sostenuti dalle imprese e sono veramente modesti rispetto al prezzo dell’opera. Quindi, a costo zero per le casse dello Stato, ma a forte vantaggio della pubblica opinione, che viene a conoscenza di fatti e circostanze inerenti, diversamente occultati.
La corruzione si lotta con la trasparenza. La trasparenza si sostiene con l’informazione sulla carta stampata, in quanto i siti web sono passivi, cioè bisogna andarci. Comunque l’accesso da parte dei cittadini è ancora estremamente modesto. Sostenere che la trasparenza si ottiene con Internet, è un modo per dire che la stessa, in realtà, non si vuole raggiungere.
Un altro modo per contrastare la corruzione negli appalti di opere e servizi è quello di affidare a Magistrati e Guardia di Finanza il controllo preventivo delle gare, che servirebbe non soltanto per una efficace azione di contrasto, ma anche come forte deterrente contro quelli che vorrebbero abolire la concorrenza facendosi assegnare gli appalti dagli amici, previo pagamento di mazzette.
 
La realizzazione delle opere pubbliche è primaria se si vuole dare una scossa all’economia, anche perché le risorse finanziarie ci sono, sia quelle europee che nazionali o locali, anche dopo lo sblocco previsto dalla Legge di Stabilità 2016 delle somme accantonate e finora non utilizzabili da parte dei Comuni virtuosi. Inoltre, la Cassa depositi e prestiti è sempre accessibile da tutti quegli Enti che volessero realizzare opere per ottenere finanziamenti a interessi zero.
Tutta la materia che andiamo scrivendo risale alla scelta politica a monte: destinare la maggior parte delle risorse alle spese in conto capitale, cioè per investimenti, piuttosto che alla spesa corrente (cattiva) che alimenta sprechi, inefficienza e corruzione.
Se l’Italia si trova in queste condizioni drammatiche, peggiori in quasi tutte le regioni del Sud, la responsabilità è del ceto politico e di quello burocratico, che hanno sempre perseguito i propri interessi piuttosto che quello generale.

Ha ragione il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, quando dice che ci sono migliaia di opere pubbliche in stand-by e che, realizzate, darebbero un forte impulso all’economia, sia in termini di produzione di ricchezza, che in termini di nuova occupazione.
In Sicilia, negli ultimi anni, gli appalti sono crollati del 75%, mentre Regione ed Enti locali hanno continuato a finanziare inutili stipendi, perniciose consulenze, consigli di amministrazione nelle partecipate,  formati quasi sempre da trombati, e altri sprechi inauditi che hanno messo in ginocchio l’economia della nostra Isola e portato i disoccupati a 388 mila, 1,5 milioni di poveri e i giovani senza lavoro a più del 50%.
Il ceto politico attuale non ha capito che la festa è finita perché non ci sono più risorse finanziarie. Non ha capito che quelle comunque disponibili devono essere utilizzate al meglio, cioè applicare il vecchio detto delle madri di famiglia di un tempo: spaccare un soldo in quattro.
Ogni dirigente deve essere capace di risparmiare sulla spesa corrente e girare i risparmi agli investimenti.

Articolo pubblicato il 28 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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