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Depurazione, "sistema inadeguato". In Sicilia è diventata emergenza
di Rosario Battiato

La conferma dell’Arpa che ha aggiornato il report 2015 dei controlli sugli scarichi idrici urbani. Personale inadatto, completato soltanto un quarto dei controlli obbligatori previsti

Tags: Arpa, Depurazione, Ambiente, Inquinamento



PALERMO – L’Arpa ha aggiornato il report 2015 dei controlli sugli scarichi idrici urbani. Cresce la percentuale di controlli effettuati dall’agenzia (l’80%, dieci punti in più dell’ultima rilevazione), ma non cambia il risultato finale. Nell’Isola, infatti, permane l’emergenza depurazione e l’assenza di personale adeguato per effettuare i controlli minimi previsti dalla normativa in vigore.

In ambito regionale sono stati mappati 439 impianti di trattamento delle acque reflue urbane. Il controllo è stato effettuato sull’80% degli impianti presenti sul territorio regionale, tra attivi e inattivi che sono poco meno di ottanta. Caltanissetta, con 19 impianti controllati, è stata l’unica provincia completamente coperta in termini statistici, la minore, invece, è stata Messina con 24 impianti su 55 per una percentuale pari al 44%. Dall’Arpa scrivono che in totale “sono stati effettuati il 25% circa dei controlli obbligatori previsti sugli impianti presenti sul territorio regionale”. A complicare tutto sono “le forti carenze in pianta organica, anche molto differenziate nelle singole Strutture Territoriali provinciali, rispetto alle funzioni tecniche preposte ai controlli, oltre che il differente numero degli impianti presenti sui rispettivi territori di competenza e la differente possibilità di raggiungerli fisicamente”.

A pregiudicare l’attività di controllo dell’Agenzia non ci sono soltanto le difficoltà legate al numero di personale, ma anche all’assenza della disponibilità di almeno un “Ufficiale di Polizia Giudiziaria in ogni Struttura Territoriale per ogni controllo né personale di laboratorio in numero adeguato per l’effettuazione delle attività analitiche, come invece previsto dalla pianta organica”.

Non sono mancate le sanzioni, che hanno coinvolto anche quelle criticità gestionali che potrebbero determinare o influenzare la non conformità dello scarico, e pertanto sono stati considerati tutti quei fattori che hanno prodotto superamenti causati da eventi straordinari come lavori di adeguamento o manutenzione e anche condizioni meteorologiche avverse, guasti o anomalie. Il quadro finale dell’attività di indagine ha consegnato 670 controllati per 294 sanzioni proposte, pari al 44% del totale. In altri termini quasi una sanzione per ogni due controlli.

Le conclusioni del report non variano rispetto all’edizione prodotta l’estate scorsa. Il sistema di depurazione isolano è “sottodimensionato” e non adeguatamente gestito “rispetto alle reali esigenze di trattamento delle acque reflue”. Inoltre “in molti casi” i depuratori esistenti non sono adeguati alla normativa vigente” e infatti molte proposte di sanzione “derivano anche dal non rispetto delle prescrizioni previste nei decreti di autorizzazione”. Ancora più complicata la situazione che riguarda gli impianti inattivi che possono “diventare luogo di abbandono incontrollato di rifiuti”.

Restano confermate le due condanne della Corte di giustizia europea in materia relative alla procedura 2004-2034 e la 2008-2034, mentre si prevede l’apertura di una nuova infrazione  (2014-2059). La Sicilia, ovviamente, è pienamente coinvolta e soltanto per quest’ultima in fase di avvio, il governo ha stimato una sanzione esclusivamente isolana da 185 milioni di euro.

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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