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Buoni lavoro: dal 2012 al 2014 una crescita del 70 per cento
di Adriano Agatino Zuccaro

Aumenta la vendita di voucher nel nostro Paese: 200 mln di lavoratori retribuiti negli ultimi sei anni. La Sicilia al tredicesimo posto tra le regioni italiane per tagliandi venduti

Tags: Lavoro, Buoni Lavoro, Voucher



ROMA - La vendita dei buoni lavoro per la retribuzione delle prestazioni di lavoro accessorio, o voucher, nel nostro Paese aumenta in maniera esponenziale: il tasso medio di crescita registrato dall’Inps è del 70 per cento dal 2012 al 2014, e del 75 per cento nel primo semestre del 2015 rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Oltre un milione di lavoratori sono stati retribuiti con i buoni lavoro nel 2014; quelli venduti, da quando sono stati introdotti nell’agosto del 2008 al 30 giugno 2015, sono 212,1 milioni.
 
“Dalla sperimentazione per le vendemmie del 2008, il sistema dei buoni lavoro è andato progressivamente ampliandosi sotto diversi profili, tra cui la modalità di distribuzione dei voucher, inizialmente acquistabili presso le sedi Inps ovvero tramite la procedura telematica, e successivamente ampliatasi grazie alle convenzioni stipulate con l’associazione dei tabaccai prima e con le Banche Popolari poi, e da ultimo con la possibilità di acquistare voucher direttamente presso tutti gli uffici postali”-  si legge nelle statistiche in breve del sito Inps. Attualmente, l’acquisto dei voucher presso i tabaccai è di gran lunga prevalente. La tipologia di attività per la quale è stato complessivamente acquistato il maggior numero di voucher è il Commercio (18,0 per cento) seguito dai Servizi (13,7 per cento) e dal Turismo (13 per cento).
 
La consistenza della voce “altre attività” (31,5 per cento; include “altri settori produttivi”, “attività specifiche d’impresa”, “maneggi e scuderie”, “consegna porta a porta”, altre attività residuali o non codificate) è il riflesso della storia del lavoro accessorio, all’origine destinato ad ambiti oggettivi di impiego circoscritti (quindi codificabili), negli anni progressivamente ampliati, fino alla riforma contenuta nella legge n. 92 del 2012 che permette di fatto l’utilizzo di lavoro accessorio per qualsiasi tipologia di attività. 

Il ricorso ai voucher è concentrato nel Nord del paese, ed in particolare nel Nord-est, che con 82,0 milioni di voucher venduti tra il 2008 e il primo semestre del 2015, incide per il 38,7 per cento. La regione nella quale si è avuto il maggiore ricorso ai voucher (nel medesimo periodo) è la Lombardia, con 35,7 milioni di buoni lavoro venduti. Seguono il Veneto (29,8 milioni), e l’Emilia Romagna (26,3 milioni). Chiude la classifica la Valle d’Aosta con appena 760.076 venduti, appena sopra il Molise (865.011) e la Basilicata (1,44 milioni). La nostra isola si posiziona al tredicesimo posto tra le regioni italiane con 4,5 milioni di voucher venduti  tra il 2008 e il primo semestre del 2015.

Il numero medio di voucher riscossi dal singolo lavoratore è rimasto sostanzialmente invariato nel tempo: circa sessanta voucher l’anno dal 2010 in avanti. Poiché l’importo netto che il lavoratore riscuote per ogni voucher è di 7,50 euro, si ricava che il compenso annuale medio dal 2012 in poi non è mai arrivato a 500 euro. Non ci sono differenze significative tra i sessi in termini di compenso. L’età media è andata sempre decrescendo, così come il differenziale di età tra i sessi. La percentuale femminile è progressivamente aumentata, e nell’ultimo anno ha superato il 50 per cento.
 


Buoni lavoro: cosa sono e come funzionano
 
I buoni lavoro (o voucher) rappresentano un sistema di pagamento che i datori di lavoro (committenti) possono utilizzare per remunerare prestazioni di lavoro accessorio, cioè quelle prestazioni di lavoro svolte al di fuori di un normale contratto di lavoro in modo discontinuo e saltuario. L’importo nominale di 10 euro di ogni singolo voucher comprende la contribuzione a favore della Gestione separata Inps (1,30 euro), quella in favore dell’Inail (0,70 euro) e una quota per la gestione del servizio (0,50 euro). Il compenso netto per il lavoratore è di 7,50 euro. Le norme sull’utilizzo dei buoni lavoro per retribuire le prestazioni di lavoro di tipo accessorio, di cui agli articoli 70-73 del decreto legislativo n. 276 del 2003, sono state novellate dalla legge n. 92 del 2012 di riforma del mercato del lavoro (e successive modificazioni). Per il prestatore il compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato. É, inoltre, cumulabile con i trattamenti pensionistici, secondo la normativa vigente ed è riconosciuto ai fini pensionistici. Il committente può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa INAIL in caso di eventuali incidenti sul lavoro, e senza dover stipulare alcun tipo di contratto.

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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